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Metodo di studio

      Il metodo di studio dipende in prima battuta da quanto è vasta l’esperienza di lettura pianistica di chi suona.     Intendo dire che se leggo pagine di musica che appartengono ad uno stile che conosco bene, potrò procedere abbastanza speditamente; se invece non ho esperienza di quel certo stile, dovrò andare molto più cauto. La nostra memoria, una volta che abbiamo letto al pianoforte un brano, tende a farci riprodurre ciò che abbiamo fatto nostro, indipendentemente dalla possibilità di accorgerci, in un secondo momento, di errori di lettura, siano essi ritmici, di note, di fraseggio. Dunque questo tipo di errori va evitato il più possibile, nel caso intendiamo studiare seriamente quel brano. A questo punto io consiglio

  • di esercitarsi quotidianamente nella lettura a prima vista, anche aprendo gli spartiti a caso. E nel contempo procedere con molta attenzione nello studio approfondito dei pezzi prescelti, prima a mani separate, poi unite, avvalendosi abitualmente del metronomo, anche facendogli battere le suddivisioni (ad es. ottavi nel caso il tempo sia in quarti) .
  • Provare varie diteggiature, per capire quali si adattano meglio non solo alle note e al ritmo, ma anche alla velocità finale, alle dinamiche e al fraseggio richiesti. Non fidarsi ciecamente di quelle stampate, nemmeno se si tratta di edizioni recenti con testo originale (Urtext).
  • Studiare regolarmente nella fase iniziale, fino a quando il pezzo è assimilato nella sua parte oggettiva. Poi magari lasciarlo da parte per pochi giorni, per farlo maturare nel profondo della nostra coscienza. Questo è solo l’inizio, ovviamente. Diffido per esperienza personali di approcci troppo “voraci”. Da ragazzo imparai in tempi rapidissimi pezzi anche monumentali, per poi rendermi conto di quali e quante gravi sviste avevo commesso. 

Altri consigli utili quando  ci si appresta a studiare un determinato brano o esercizio:

non iniziare lo studio partendo sempre dall’inizio. In giorni successivi riprendere lo studio partendo da un altro punto, ad esempio da quello piu’ difficile. Un’altra volta continuare da quello dove inizia una parte diversa, un’altra volta dal finale, e cosi’ via…. E’ molto utile per vari motivi . Con questo non intendo dire di studiare  al contrario, dalla fine all’inizio.

 Iniziare a studiare da punti differenti e non sempre dall’inizio del brano o esercizio è utile e opportuno per vari motivi:

         Primo,  partendo sempre dall’inizio si finisce per destinare sempre e solo alla prima parte del brano/esercizio ogni giorno la nostra fase migliore, quella più ‘fresca’ e attenta, quindi una maggiore concentrazione e le migliori risorse anche dal punto di vista puramente meccanico non accusando ancora stanchezza. Per questo, meglio cambiare punto di inizio in modo da trovarsi a dedicare le nostre migliori risorse e la migliore e piu’ fresca concentrazione alternativamente ad ognuna delle parti/sezioni etc. della composizione che studiamo.

        Secondo: non partire sempre dall’inizio significa rendersi più autonomi, o meglio diventare capaci di prendere il brano da qualsiasi punto della composizione (non deve nemmeno essere necessariamente l’inizio di una nuova parte, puo’ anche essere un punto “in mezzo”). Hai idea di quante persone che sanno suonare un brano, se chiedi loro di cominciare da un qualsiasi altro punto della composizione non sanno farlo?

       Infine Terzo: studiare cosi’ favorisce anche una migliore comprensione del brano, non intendo solo della sua struttura, parti e sezioni, ma anche delle sue componenti: voci, passaggi tecnici, modulazioni.

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