• Farsi conoscere

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        Non appena avrete preparato un repertorio adeguato, potrete iniziare a organizzare qualche concerto dopo aver preventivamente pensato al tipo di locale in cui vorreste esibirvi e agli indispensabili aspetti economici; non rimane ora di affinare alcuni dettagli, come quello di promuovere adeguatamente la vostra musica.

     

     

    La scelta dei brani 

     

       Durante le prove capita spesso di discutere, e a volte di litigare, circa i pezzi da includere e quelli da evitare. Se siete una cover band la scelta è relativamente semplice: vi basterà selezionare i brani migliori del genere musicale o del gruppo che preferite, considerando, però, anche i gusti del pubblico che vi ascolterà. Anche l’ambiente in cui si suona è importante e, tra i brani del vostro repertorio, cercate di individuare quelli più indicati alla sede della vostra esibizione, che sia un auditorium, una sala da ballo o uno spazio all’aperto. Un buon consiglio potrebbe essere quello di osservare con attenzione come si sono organizzati i gruppi o i disc jockey che si sono precedentemente esibiti in quel locale e in tal modo potremmo  apportare le opportune modifiche alla nostra scalette scegliendo i brani più idonei e anche come posizionarli all’interno della scaletta, aspetto,  quest’ultimo, molto importante in considerazione del tipo di concerti in cui suoneremo: se per esempio ci esibiremo in un locale in cui a un certo punto  il pubblico è solito scatenarsi in balli e danze è chiaro che dovremmo “tarare” la scaletta per facilitare questo scopo. A tal proposito un suggerimento pratico su come organizzare la scaletta  potrebbe  essere questo: ipotizzando una serata in un locale dove si suoni solitamente musica pop-rock, iniziare con brani dal ritmo tranquillo, fare una piccola pausa tra la fine di un brano e l’inizio del successivo e gradualmente aumentare l’intensità del ritmo dei brani. Quando saremo arrivati a metà serata, potremmo allentare totalmente la tensione via via creatasi dalla nostra selezione, suonando uno, o due brani lenti, per poi avviarsi per il rush finale dove oltre ad aumentare l’intensità e il ritmo dei brani è opportuno eseguirli con medley, cioè uno attaccato all’altro senza pause tra essi scegliendoli quindi affini per tonalità e ritmo, quindi, in poche parole, una scaletta in grado di coinvolgere il pubblico in un crescendo di attenzione.  

     

    I brani originali

     

       Se invece, oltre che come semplici interpreti, avete intenzione di proporvi anche come autori di composizioni originali, le cose cambiano: sarà necessario concentrarsi su brani che vi distinguano dagli altri gruppi ai quali vi siete ispirati e che inevitabilmente si tenderà ad emulare; l’organizzazione dello spettacolo deve ispirarsi al modo di lavorare dei professionisti occupandosi cioè di ogni singolo dettaglio, dalla musica all’immagine, assicurarsi che gli arrangiamenti siano equilibrati e che per es. i testi non siano sommersi da un torrente di suoni.

     

    L’immagine 

     

       Si può fare molto per costruire la propria immagine, anche prima di salire su un palco la prima volta: non dimenticate che molte star hanno pubblicato uno o due album prima di organizzare il loro tour di esordio. Un’accurata promozione può stimolare le aspettative del pubblico, anche se nessuno vi ha ancora sentito suonare dal vivo.

     

     

    Come promuoversi

     

       Qualche anno fa era consuetudine registrare i brani durante le prove in modo da presentare ai gestori di locali, agenti e promotori delle demo corredate di foto, biografie e cd. Nell’epoca attuale con il dominio del mondo digitale, si ha a disposizione un numero di risorse pressoché illimitato con cui potersi promuovere: aprire una pagina sui principali social network come Facebook, Instagram etc., caricare video su YouTube, avere un proprio sito, partecipare ai blog più seguiti dai fan del vostro genere musicale e, ultimo, ma non meno importante, caricare la propria musica sui vari distributori digitali per inserirla su Spotify, Apple Music e via discorrendo, se da un lato richiede grandi competenze e ingenti risorse di tempo per poterle svolgere in modo efficace, offre occasioni ed opportunità che in passato erano una chimera: se il lavoro è svolto in maniera professionale e alla base c’è un valido contenuto musicale, avremo la possibilità di poter fare ascoltare la nostra musica  in qualsiasi parte del mondo e soprattutto poterci costruire un nostro seguito fidelizzato, fattore ,questo, che ritengo fondamentale per poterci garantire di riuscire a vivere della nostra passione.

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  • Suonare in gruppo

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        Esercitandovi da soli potete diventare ottimi musicisti, soprattutto se siete in grado di concentrarvi sui vostri compiti, ma quando inizierete a suonare insieme ad altri la vostra educazione musicale si avvantaggerà enormemente oltre a garantirvi un divertimento assicurato…

     

    I ruoli

     

       Suonare insieme ad altri musicisti non vuol dire necessariamente spaccarsi reciprocamente i timpani con i volumi degli amplificatori al massimo (almeno non subito): si può iniziare a fare un pò di musica d’insieme con un altro chitarrista, per esempio, e vedere cosa succede.

    Vi accorgerete ben presto che suonando due strumenti nello stesso modo (con o senza due voci che cantano il medesimo testo o melodia) ci si annoia piuttosto rapidamente. Due chitarristi che provano insieme iniziano quasi istintivamente ad assumere ruoli diversi, suonando parti complementari ed eventualmente armonizzando quelle vocali: quando vi succederà, state iniziando a creare un arrangiamento.

     

    A ciascuno il suo

     

        L’elenco dei classici acustici con interessanti parti per chitarra, dai semplici duetti come Wilde Horses degli Stones e Patience dei Guns N’Roses, alle più complesse introduzioni a due chitarre come quella di I’ve Just Seen a Face, é praticamente infinito. Ciò che li accomuna è il fatto che i musicisti collaborano allo scopo di costruire sonorità che funzionano, sia grazie a parti ben scritte e corrispondenti tra loro, sia perché in qualche modo la composizione crea un’atmosfera che trasmette all’ascoltatore emozioni uniche.

    Gli strumenti più utili per realizzare qualcosa di valido suonando con altri musicisti sono le orecchie (capacità di ascolto) e la comunicativa; per esempio quando lavorate a una vostra composizione, lasciate  libero sfogo alla creatività personale, senza però criticare troppo le idee degli altri. Quando incontrerete i musicisti ideali per formare il nucleo di una band, lo capirete subito.

     

    Formare un gruppo

     

         Quanti gruppi famosi conoscete il cui organico non è mai cambiato dagli esordi fino al declino? A qualcuno è successo, ma in genere una band è costretta a numerosi avvicendamenti prima di trovare la formazione giusta. Inoltre, se le vostre capacità tecniche sono già avanzate al punto da rendere necessario un livello tecnico elevato anche da parte del resto del gruppo, potreste essere costretti a reclutare altri musicisti al di fuori della ristretta cerchia di amici.

     

    Trovare i partner giusti

     

         Molte band si formano tra amici di quartiere o compagni di scuola che condividono gli stessi interessi musicali. Un principiante però farà bene ad ampliare le proprie possibilità cercando anche in scuole diverse e altrove. Partecipare attivamente alle iniziative musicali anche fuori dalla vostra città potrebbe rivelarsi una scelta vincente come anche chiedere ai musicisti che si conoscono e apprezziamo maggiormente se sono disponibili a suonare con voi oppure provare a partecipare a qualche session con altri gruppi. Presentarsi sempre come musicisti seriamente motivati e intenzionati a dare vita a una band con altre persone altrettanto determinate. Se avete doti organizzative e senso degli affari , lasciate trasparire queste qualità, che molti musicisti di livello professionale apprezzano. E, logicamente, bisogna cercare di suonare bene, altrimenti tutti i buoni propositi non reggeranno alla prova dei fatti.

     

    Fare sul serio

     

         I musicisti più esperti possono consultare gli annunci sulle riviste di settore e su Internet, per partecipare a provini o per cercare altri colleghi. Se già avete una band la situazione si semplifica in quanto saranno gli altri musicisti a contattarvi. Esaminate scrupolosamente gli eventuali pretendenti, ma trattateli sempre con rispetto, anche se non dovessero fare al caso vostro. Alla fine riuscirete a formare un gruppo promettente dal punto di vista musicale, in grado quantomeno di darvi un’occasione di divertimento e di fare un pezzo di strada insieme. A quel punto sarete pronti per iniziare a provare.

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  • Super pentatonica

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  • I 5 box della scala pentatonica di MI

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  • Come leggere il tabulato

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    Il tabulato e gli schemi degli accordi

     

        Per rappresentare gli accompagnamenti possiamo servirci del tabulato, contrassegnato dalla sigla TAB, che lo distingue dagli schemi della tastiera e degli accordi.

     

         Negli SCHEMI DEGLI ACCORDI le corde sono poste verticalmente, e i numeri indicano le dita da usare per premerle. Le linee orizzontali rappresentano i tasti, e X indica le corde da non suonare.

     

        Nel TABULATO le corde sono rappresentate orizzontalmente, e i numeri indicano i tasti su cui bisogna premerle. Le linee verticali rappresentano le battute; lo zero indica le corde da suonare a vuoto, senza premerle. Le corde che non recano nessun numero non vanno suonate.

    Gli Accompagnamenti

     

        Gli accompagnamenti non arpeggiati si descrivono con delle frecce, indicando gli accordi, per brevità, soltanto con le loro sigle, senza mettere numeri sul tabulato:

      Le corde non attraversate dalla freccia non si devono suonare. I movimenti in GIÙ si indicano con frecce dirette dalle corde più basse verso quelle più acute ( e cioè verso l’alto); viceversa per i movimenti in SU.

    Segni Convenzionali

     

       

        Questo è il tabulato, che serve a coloro che non sanno leggere la musica; le linee orizzontali raffigurano le corde. Le corde da pizzicare sono contrassegnate con un pallino: in questo caso sono rappresentate le note prodotte dalle corde a vuoto, riportate anche sul pentagramma. Gli esercizi per chitarra  presentati in questo sito saranno sempre riprodotti nelle due versioni: sul pentagramma e sul tabulato.

    Per consultare gli esercizi : “Tocco non appoggiato o libero

     

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  • Accordare la chitarra 🎸

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    Accordare la chitarra

     

     

     

    Accordare la chitarra significa fare in modo che ad ogni corda corrisponde il suono giusto. Ciò si ottiene con un’esatta tensione delle corde. 

    Anche una semplice variazione di temperatura può alterare questa tensione, perciò lo strumento deve essere costantemente accordato. 

    La tensione delle corde è regolata per mezzo delle chiavette (o meccaniche) che si trovano inserite nella paletta, posta all’estremità del manico.

    Se il suono prodotto dalla corda è più basso di quello voluto, bisogna girare la relativa chiavetta in avanti: così facendo la tensione aumenterà e il suono diventerà più acuto. Si procederà all’inverso per abbassarlo. Questa operazione, apparentemente difficile, diverrà col tempo naturale e di facile esecuzione. 

    Per accordare la chitarra è necessario un suono di riferimento: è la nota la. Possiamo ottenerla mediante uno strumento acustico: il diapason, in commercio nei due tipi “a percussione ” o “a fiato”. Il diapason è anch’esso, in un certo senso, uno strumento musicale creato per produrre una sola nota. Il suono che emette è infatti la nota LA. Il diapason è “ a fiato” e in pratica si tratta di un fischietto la cui intonazione può essere leggermente imprecisa. L’altro modello di diapason è quello “a percussione ” e si tratta di una forcella metallica (per intenderci a forma di U) che, fatta vibrare, emetterà l’esatta frequenza di produzione della nota LA. Questo tipo di diapason è quello più professionale, perché l’emissione del suono non è mai influenzata da fattori esterni.

    Per potere udire il suono del diapason a percussione avremo bisogno di una cassa acustica. Quindi percuotiamolo su una mano, oppure sul ginocchio, e in seguito appoggiamolo sulla cassa della nostra chitarra. Qualsiasi punto va bene, anche se la posizione migliore è in corrispondenza della buca, al centro del corpo dello strumento.

    Come accordare la chitarra classica e acustica 

    Le componenti fondamentali della chitarra, che vanno conosciute prima di poter pensare di cimentarsi nell’accordarla, sono le corde ed i cosiddetti tasti. Le corde sono sei, numerate dalla prima alla sesta. La prima corda è quella più sottile, la riconoscerete anche perché è quella che ha toni più acuti, la sesta invece è quella più spessa, in grado di produrre suoni più gravi.

    Le difficoltà iniziano quando non si dispone di un accordatore elettronico, dovendo quindi procedere con l’accordatura ad orecchio. Avremo in questo caso bisogno di un diapason, o di un altro strumento (come un pianoforte) che possa darci una nota precisa ed intonata. Con il diapason potremo riprodurre solo la nota La, che corrisponde alla quinta corda della chitarra, dovendo quindi partire da questa per intonare le restanti. Ascoltando il suono ottenuto, andremo a girare in senso orario o antiorario la meccanica della quinta corda finché la nota non risulta perfettamente identica a quella del diapason.

    1.

     

    Iniziamo ad accordare la chitarra: il diapason ci da la nota la e su questo suono intoniamo la quinta corda a vuoto (a vuoto significa che le dita della mano sinistra non devono pigiare sulle corde né sulla tastiera). Girando la chiavetta corrispondente a questa corda (in avanti per tendere ulteriormente la corda e quindi, alzare il suono; indietro per abbassarlo), cerchiamo di uguagliare i due suoni, cioè quello emesso dal diapason e quello ottenuto pizzicando la corda.

    2.

    Premere con l’indice la quinta corda al quinto tasto. Al suono ottenuto intonare la quarta corda a vuoto. Premendo la quinta corda in corrispondenza del quinto tasto otterremo la nota Re, che dovrà corrispondere a quella riprodotta dalla quarta corda suonata libera.

    3.

     

     

     

    Premere la quarta corda sempre al quinto tasto e intonare la terza corda a vuoto. Eseguiamo la stessa operazione, come prima, con la quarta corda (Re), premendo il quinto tasto per ottenere un Sol ed accordare così la terza corda

     

    4.

     

     

     

    Attenzione. Si passa al quarto tasto. Premere la terza corda al quarto tasto e intonare la seconda corda a vuoto.

    5.

     

     

     

    Si torna al quinto tasto. Premere la seconda corda al quinto tasto e intonare la prima corda (il cantino) a vuoto.

    6.

     

    Spostarsi al settimo tasto. Premere la quinta corda e intonare la sesta corda a vuoto. Oppure basta pizzicare la prima corda che è uguale alla sesta, solo che quest’ultima è due ottave sotto.  Per quest’ultimo passaggio occorre un orecchio ben sviluppato, si consiglia di provare a suonare contemporaneamente la prima corda e l’ultima finché i due suoni non risultano perfettamente in armonia. In alternativa, se disponiamo di un altro strumento già accordato, è possibile partire ad accordare la chitarra dalla sesta corda, proseguendo poi ad aggiustare la tensione delle successive come spiegato in precedenza

     

    L’accordatura relativa

     

    Con il termine di accordatura relativa ci riferiamo a una metodologia d’accordatura che non utilizza dei suoni di riferimento esterno per potare a termine il processo. Questa metodologia può essere utilizzata nel caso in cui si utilizzi la chitarra per suonare in solitudine. Vi basterà semplicemente far intercorrere tra le varie corde delle determinate distanze tra i toni. Invece, questa tecnica è fortemente sconsigliata nel caso in cui abbiate un ruolo all’interno di un gruppo musicale. Sebbene con questo metodo le corde produrranno suoni dall’adeguata distanza tonale, non si riuscirà a produrre la nota esatta che invece è richiesta. Per utilizzare questo metodo, inoltre, bisogna possedere un buon “orecchio relativo”, bisogna cioè essere in grado di riconoscere il numero di toni e semitoni che intercorrono tra un suono e un altro.

    Accordare la chitarra utilizzando gli armonici naturali

     

    Chi suona la chitarra da qualche tempo è a conoscenza del fatto che le sei corde di questo strumento, partendo dalla più bassa, sono rispettivamente le note MI, LA, RE, SOL, SI, MI. Inoltre, è probabile che sia nota la tecnica più utilizzata per accodare, cioè suonare il quinto tasto di una corda e far sì, girando le chiavi, che la prima corda libera successiva produca lo stesso suono. Questa tecnica non diversa molto da quella che sarà spiegata di seguito, che utilizza gli armonicial quinto ed al settimo tasto.

    Come prima cosa procuratevi un LA da una fonte esteriore. Per farlo potete benissimo utilizzare un diapason. Ottenuto quindi il LA, è necessario suonare l’armonico al quinto tasto della corda LA, che riproduce questa particolare nota. Questo suono deve quindi essere identico al suono emesso da qualunque altra fonte esterna utilizzata per ottenere il LA. Fatto ciò sarà quindi stata accordata la prima corda. A questo punto potete certamente pensare alle altre.

    Ricordate sempre che l’armonico al quinto tasto di una corda ha lo stesso suono dell’armonico al settimo tasto della successiva. Quindi, dopo aver accordato il LA, suonate l’armonico al settimo tasto del LA ed accordate la corda MI facendo si che il suono dell’armonico al quinto tasto sia uguale a questo. Lo stesso procedimento vale per le altre corde: il quinto tasto del LA deve corrispondere al settimo della corda RE ed il quinto del RE al settimo del SOL. Il quarto tasto della corda RE deve corrispondere al settimo della corda SI. Infine, il quinto tasto del SI deve essere uguale al settimo del MI.

    Ulteriori informazioni consulta: Armonici

     

    Usare un accordatore elettronico

     

    Il metodo, il più semplice ed immediato, è quello di utilizzare un accordatore elettronico: sarà sufficiente porre l’apparecchio sulla paletta della chitarra, fissandolo per mezzo dell’apposita molletta. Suonando le corde una per volta, vedremo comparire sullo schermo la nota a cui corrisponde il suono prodotto. Andremo quindi a tendere o ad allentare ogni corda fino a che l’accordatore non indicherà esattamente la nota che desideriamo.

    Come accordare la chitarra elettrica

     

    La chitarra elettrica, a differenza di quella acustica o classica, necessita di un’accordatura più scrupolosa. Essa infatti dipende anche da altri elementi. Ad esempio, dal tiraggio delle viti che regolano la distanza delle corde. Oppure dalla tastiera e dai pick-up. Ed anche dall’avanzamento di ognuno dei ponticelli che formano il ponte. Per accordare la chitarra elettrica, si possono scegliere diverse tecniche. Esistono difatti quelle tradizionali o quelle tecnologiche. Qui di seguito ne vedremo alcune delle più significative.

     

    Accordare la chitarra elettrica con il diapason

     

    Per accordare la chitarra elettrica, il diapason è il metodo più lungo e complesso. Ciò nonostante, è bene conoscerlo per qualsiasi evenienza. Sarà senz’altro utile in caso di qualche guasto o disguido di un accordatore di “ultima generazione”.  Il metodo tradizionale del diapason si effettua con l’utilizzo dell’omonimo strumento. Si tratta di un oggetto di metallo a forma di “Y” che emette la nota LA, una volta percosso. Per accordare la chitarra elettrica, bisognerà pizzicare la quinta corda (LA). Il tutto finché questa non emetterà la stessa nota emessa dal diapason (un’ottava più sotto). A questo punto, si premerà la quinta corda al quinto tasto, ottenendo un RE. Grazie a questa nota, si potrà accordare la quarta corda. La si suonerà prima a vuoto, modificando la tiratura della corda per il risultato della nota corrispondente. Adesso si premerà la quarta corda al quinto tasto, con l’esito di un SOL tramite il quale si può accordare la terza corda. Proseguendo, si premerà la terza corda al quarto tasto. Ed ecco la nota SI per accordare la seconda corda. La pressione poi andrà sulla seconda corda al quinto tasto, con il risultato del MI per la prima corda (MI cantino). Rimane infine la sesta corda, che dovrà emettere la stessa nota della prima (MI). Ma di due ottave più sotto.

     

    Accordare la chitarra elettrica con l’accordatore

     

    Per accordare una chitarra elettrica, l’utilizzo di un accordatore è il sistema più rapido. Basterà l’inserimento del cavo jack della chitarra elettrica nell’accordatore. Sia con l’uscita dell’amplificatore o della stessa chitarra. Il sistema analizzerà il suono emesso, mostrando con dei led, degli aghi o altro la perfetta accordatura di ogni corda. La sua velocità e comodità lo rende pratico anche per accordature particolari. Inoltre l’accordatore consente un rapido controllo prima di ogni esibizione.

     

    Accordare con i video e gli audio files del web

     

    Se non si è in possesso di diapason ne di accordatore, si può ugualmente accordare una chitarra elettrica. Con delle semplici ricerche sul web, si troveranno parecchi video ed audio files con le note di accordatura. Per poterle così ricreare sulle corde della chitarra elettrica. Con la disponibilità di una scheda audio, si possono anche sfruttare dei programmi in grado di trasformare il PC in un accordatore digitale.

     

    Non dimenticare mai:

     

    • Girate le meccaniche senza sforzare troppo per non rischiare di rompere le corde.
    • Badare  ad accordare lo strumento molto spesso, soprattutto quando le corde sono nuove e da poco montate.
    • Se una corda oppone troppa resistenza mentre giri la chiave per alzare il tono, fermati o rischi di spezzarla! (in questo caso allenta la sesta corda – Mi basso – e ricomincia da capo).
    • Se non possiedi un buon orecchio relativo, non provare ad accordare la chitarra senza un suono di riferimento, perderesti solo tempo!

    Per suonare con altri, è necessario che tutti gli strumenti siano accordati secondo lo stesso suono di riferimento, di conseguenza per accordare la chitarra avrete bisogno di un altro strumento che produca un suono chiaro a cui fare riferimento, come un pianoforte, un diapason o un accordatore. Se avete a disposizione un pianoforte vi basterà regolare le note delle corde a vuoto con i tasti corrispondenti del pianoforte. Utilizzando un accordatore elettronico si ottengono i risultati migliori in tempi rapidi: questo strumento è in grado di riconoscere il suono che state producendo e di indicarvi se c’è bisogno di allentare la corda o stringerla. 

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  • Come sostituire le corde della chitarra

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           Da un po’ di tempo a questa parte, la chitarra sembra aver perso la voce: i suoni acuti sono opachi, spenti; i bassi si smorzano subito, le note degli accordi non si fondono bene… Si ha come l’impressione di essere diventati meno bravi a suonare. Cos’è successo? Semplicemente, è ora di cambiare le corde. È un errore molto comune trascurare questo tipo di manutenzione: non è difficile incontrare chitarristi che suonano su corde ossidate, dal rivestimento consunto, stonate… Le corde vanno cambiate molto prima di arrivare a questo punto, e cioè ogni pochi mesi, a seconda di quanto si ha l’abitudine di suonare, non appena le prestazioni delle corde cominciano a diminuire. Questo vale anche per i principianti, perché le corde vecchie perdono l’intonazione, ostacolando l’acquisizione di un buon orecchio musicale. Se avete acquistato una chitarra usata, o se l’avete ereditato da un amico che non la suona più da tempo, dovete senz’altro fornirla di corde nuove; questo può essere necessario anche per le chitarre fresche di fabbrica che spesso montano per ragioni economiche corde scadenti. Le corde nuove, una volta montate, richiedono un paio di  giorni per assestarsi: se avete in programma una festa, un concerto o un’altra occasione importante, provvedete alla sostituzione con qualche giorno di anticipo. Infine, un piccolo trucco per prolungare la durata delle corde dopo aver suonato, passatele con un panno morbido per togliere ogni traccia di sporco.

         Chitarra classica: corde di nylon

    Se avete una chitarra di tipo classico, dovete sempre utilizzare corde di nylon, perché quelle di metallo rovinerebbero irrimediabilmente lo strumento. Le corde si cambiano una alla volta, accordando bene quella nuova prima di smontare la corda vecchia successiva. Ricordatevi di maneggiare le corde nuove con la massima delicatezza per non rovinarne il fragile rivestimento, e quindi il suono.

    Incominciamo con la sesta corda, la più spessa. Le corde basse presentano un’estremità rigida e una più morbida: infilate quella rigida nel foro del ponticello, dall’esterno verso l’interno, e tirate piano la corda finche l’estremità morbida non si avvicina al ponticello.

    Ora prendete l’estremità morbida, passatela, sopra il ponticello e poi sotto la corda, al di qua del ponticello.

    Passate l’estremità morbida sotto se stessa, formando un anello, e tiratela delicatamente. Poi tirate piano anche la corda, al di qua del ponticello, assicurandovi che sia ben fissata, stendetela sulla tastiera fino a raggiungere la paletta.

    Girate la chiavetta in modo da avere il foro davanti, e infilatevi l’estremità rigida della corda, facendola uscire dietro la paletta.

    Portate l’estremità davanti e fatela passare sotto la corda; poi girate la chiavetta nel senso indicato dalla freccia, avvolgendo la corda per 3 o 4 giri intorno al perno e tenendola ben tesa con la mano destra. Tagliate l’eccesso, lasciando almeno 3 cm di estremità. Procedete allo stesso modo per la quinta e la quarta corda.

    Le altre corde hanno le due estremità rigide. Perché non scivolino sul ponticello, fate un nodo da una parte e procedete come sopra.

    Chitarra acustica : corde di metallo 

    Se avete una chitarra acustica, di tipo folk, utilizzate tranquillamente le corde di metallo, che danno a questo strumento la caratteristica voce brillante. Anche in questo caso le corde vanno cambiate una alla volta, e maneggiate con cura. Nelle chitarre folk le corde sono fissate , presso il ponticello, con chiodini (piroli) di legno, avorio o plastica, che a volte si incastrano così saldamente nei loro fori da rendere difficile la rimozione della corda vecchia. In questo caso,potete far leva con una moneta sotto la capocchia del chiodino, agendo con molta delicatezza e attenzione. Oppure, potete introdurre una mano nella buca e spingere adagio il chiodino dall’interno. Ricordatevi sempre di allentare la corda vecchia prima di rimovere il chiodino!

    Le corde metalliche terminano ad estremità con un anellino; introducete questa estremità nel foro, per circa tre centimetri, e poi tappatelo con il chiodino: così la corda è fissata. La corda deve uscire dal foro nel punto più vicino al ponticello; di solito, in questo punto il bordo del foro presenta una tacca. Se il chiodino è scanalato, il solco deve trovarsi di fronte alla tacca.

    Infilate l’altra estremità della corda nel foro del perno, dall’interno verso l’esterno della paletta, e fatela passare sotto la corda. Ripiegate l’estremità sopra la corda, e girate la chiavetta, avvolgendo la corda verso la base del perno. Tagliate l’eccesso lasciando come minimo tre centimetri di estremità libera. Fate in modo che la corda, una volta accordata, faccia almeno tre o quattro giri attorno al perno.

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  • Perché alcune chitarre sono agevoli da suonare ed altre risultano piuttosto dure?

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    È una domanda che mi è stata posta molto di frequente:

     

    I motivi sono molti, ma tre ne vorrei evidenziare:

    1) o la chitarra è stata costruita male
    2) o è stata assettata male
    3) oppure le mani di chi suona sono un po’ debolucce.

    Comincio dal terzo punto.

    Per suonare bene le mani devono essere forti, robuste, bene impostate.

    Django Reinhardt suonava con corde altissime, un tempo era normale.

    E i virtuosi cubani non passano certo il tempo dal liutaio cercando l’assetto ottimale.

    Qui da noi si cerca la comodità a tutti i costi e a tutti i prezzi.

    Questo può comportare degli svantaggi, come un suono un po’ debole, scialbo e senza quella vitalità che ci si aspetta da un musicista.

    Spesso ho sentito suonatori di chitarra che lamentavano di non riuscire a trovare uno strumento abbastanza comodo.

    Beh, come scusa per risolvere i problemi di autostima è un po’ scarsa, no?

    Ma sicuramente le tue mani sono sicure nella presa ed agili nei legati, così come nei passaggi un po’ più complicati.

    Quindi il problema è un altro.

    Se senti che una chitarra è dura, e nei passaggi veloci è come spostare un peso da dieci chili con le dita, e quando la mano si sposta nelle posizioni della tastiera più vicine al corpo un dolore bruciante e raccapricciante sconvolge irreparabilmente tendini, muscoli e cartilagini, allora è meglio dare un’occhiata alla chitarra.

    Quindi controllerai, in ordine di importanza:

    • l’altezza delle corde.
      Misurando lo spazio fra la sommità del tasto e la base inferiore della corda al 12° tasto, questi sono gli standard: chitarra classica 3,5 mm al MI basso e 2,5 mm al MI cantino, chitarra acustica 2,5 mm al MI basso e 1,5 al cantino, chitarra elettrica 2 mm al MI basso e 1 mm al MI cantino.
      Valori maggiori di 1 mm rispetto a quelli sopraelencati sono indice di corde insolitamente alte.
      In tal caso è meglio dare un’occhiata alla
    • curvatura della tastiera.
      Se la tastiera è troppo curva sotto la tensione delle corde lo sforzo per suonare è notevole.
      Per raddrizzare una tastiera è necessario regolare il truss rod nella maggior parte delle chitarre, preparare il portafoglio per le chitarre classiche.
      In ogni caso è consigliabile una visita ad un buon liutaio.
      Se la tastiera ha solamente una leggerissima curvatura, è forse opportuno controllare
    • i margini dell’ossicino al ponticello.
      Se è molto alto rispetto al ponte si può ridurne l’altezza.

    Se tutto è in ordine, e la chitarra continua ad essere ancora dura da suonare, è opportuno considerare l’ultimo punto.

     

    Errori di costruzione dello strumento.

     

    Sempre che il compensato possa essere considerato un errore di costruzione, difficilmente si trovano chitarre in compensato che suonino morbide.

    Questo per un motivo molto semplice.

    Come sottolineato dal compianto maestro T. Humphrey, quando tendiamo una corda, tendiamo anche il materiale che la tiene legata.

    E se il materiale non è sufficientemente rigido, oltre allo sforzo di tendere una corda qualche decimo di millimetro, dovremo sopportare anche quello di flettere qualche decimo di millimetro di legno.

    In molte costruzioni incerte di origine asiatica o certamente non di alta liuteria, il compensato della tavola armonica non ha la sufficiente rigidità per resistere uniformemente alle varie trazioni della corda.

    Le tavole in legno, al contrario, hanno molta rigidità longitudinale, e quindi resistono meglio a questo sforzo.

    Teniamo conto che poi la tavola armonica deve essere ben incatenata, altrimenti il problema si ripresenta.

    E l’area sotto la buca deve essere ben rinforzata, perché è uno dei punti più sottoposti a tensione dell’intero strumento.

    E, ovviamente, via dicendo.

    Spero di essere stato utile, buona musica. (articolo scritto da Luca Milani)

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