• Prontuario degli accordi

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       Gli accordi sono gli elementi armonici fondamentali, che danno la possibilità a un chitarrista di suonare anche da solo, senza accompagnamento di altri strumenti. Con gli accordi più semplici si può iniziare a fare musica quasi fin da subito, mentre quelli più complessi vi apriranno le porte del stravagante mondo del jazz e blues e della musica d’avanguardia. Tranne a conoscere gli accordi, un chitarrista coordinato deve pure sapere quando e come suonarli nell’ambito di una qualsiasi formazione con altri musicisti.

    Ulteriori informazioni consulta articoli ➡️ Gli accordi (parte 1), Gli accordi (parte 2), Armonizzazione della scala maggiore  e pagine: Accordo, Enarmonico (Enarmonia)

    Le pagine consecutive accolgono tutti gli accordi di cui avete bisogno per costruire un dizionario chitarristico adeguato a ogni occasione o stile musicale

     

    English text

     

    Chords are the fundamental harmonic elements, which give a guitarist the possibility of playing alone, without the accompaniment of other instruments. With the simplest chords you can start making music almost immediately, while the more complex ones will open the doos to the extravagant world of jazz and blues and avant-garde music. Aside from knowing the chords, a coordinated guitarist must also know when and how to play them as part of any formation with other musicians.

    The consecutive pages contain all the chords you need to build a guitar dictionary suitable for every occasion or musical styler

     

    Come usare il prontuario degli accordi

     

    Gli schemi di questo articolo vi aiuteranno a imparare le forme di centinaia di accordi e saranno una pratica guida di riferimento per eseguire o per scrivere musica. 

    Anche se lo studio delle diteggiature possa parere noioso e inutilizzabile, ricordatevi che più ampio è il vostro dizionario di accordi, più versatile sarà il vostro stile esecutivo e competitivo. Avere una buona conoscenza degli accordi diventa ancora più importante se suonate con altri musicisti. Non vorrete certo mostrare insicurezza con la diteggiatura quando il leader della band vi chiede un sol minore!

    Gli accordi sono divisi per tonalità, da La a Sol ♯ (A to G ♯).

    A ogni tonalità è dedicata una doppia immagine:

    1. la prima rappresenta i principali accordi che dovete imparare, ognuno raffigurato con tre diteggiature o posizioni differenti. Conoscere diverse posizioni per ogni accordo può essere utile, soprattutto quando li si esegue in una progressione. Quando per esempio ci si trova a suonare sulla parte più alta della tastiera, è meglio evitare di dover tornare sui primi tasti per formare altri accordi.
    2. la seconda immagine contiene alcune delle forme più avanzate, che possono essere utili nelle progressioni, nei passaggi o nelle improvvisazioni. Per queste forme vengono indicate solo due posizioni, per poter accogliere una maggiore varietà di accordi.

     

    How to use the chords handbook

     

    The diagrams in this article will help you learn the shapes of hundreds of chords and will be a handy reference guide for performing or writing music.

    Even if studying fingerings may seem boring and unusable, remember that the broader your chord dictionary, the more versatile your playing and competitive style will be. Having a good understanding of chords becomes even more important if you play with other musicians. You don’t want to show insecurity with your fingering when the band leader asks you for a G minor!

    The chords are divided by key, from A to G♯.

    A double image is dedicated to each shade:

    • the first represents the main chords you need to learn, each depicted with three different fingerings or positions. Knowing different positions for each chord can be helpful, especially when playing them in a progression. For example, when you find yourself playing on the highest part of the keyboard, it is better to avoid having to return to the first keys to form other chords.
    • the second image contains some of the more advanced shapes, which can be useful in progressions, passages or improvisations. For these shapes only two positions are indicated, to accommodate a greater variety of chords.

     

    Spiegazione degli schemi

     

       Tutti gli schemi raffigurano la tastiera in posizione verticale con il Mi cantino a destra. Una doppia linea in cima allo schema rappresenta il capotasto. Per le diteggiature in posizioni più avanzate sulla tastiera, un numero in alto a sinistra indica il tasto dal quale inizia l’accordo.

    Le note da suonare sono rappresentate da numeri inseriti in cerchietti, ognuno dei quali corrisponde a un dito (➊= indice; ➋= medio; ➌= anulare; ➍= mignolo).

    Una X sopra una corda indica che quella corda non deve essere suonata del tutto e dovrebbe preferibilmente essere smorzata, per evitare che risuoni accidentalmente. Una O sopra una corda indica invece che quella corda deve essere suonata a vuoto.

    Quando la stessa nota può essere rappresentata in due modi diversi, per esempio Do♯ o Re♭ (C♯ o D♭), è stata scelta la versione in cui è più probabile trovare nella pratica comune.

     

    Explanation of the schemes

     

    All diagrams depict the keyboard in an upright position with the treble E to the right. A double line at the top of the diagram represents the nut. For fingerings in more advanced positions on the keyboard, a number at the top left indicates the fret from which the chord begins.

    The notes to be played are represented by numbers inserted in circles, each of which corresponds to a finger (➊= index; ➋= middle; ➌= ring finger; ➍= little finger).

    An X above a string indicates that that string should not be played at all and should preferably be muted, to prevent it from ringing accidentally. An O above a string indicates that that string must be played open.

    When the same note can be represented in two different ways, for example C♯ or D♭, the version that is most likely to be found in common practice has been chosen.

     

     

    Quando un accordo contiene un intervallo alterato da un diesis () o da un bemolle (), per esempio ♯5ª, potete trovare la nota corrispondente suonando un tasto più indietro ( per un bemolle) o più avanti ( per un diesis) rispetto alla nota dell’intervallo giusto. Nelle tonalità che contengono un alto numero di diesis o bemolle in chiave, a volte negli accordi diminuiti o aumentati sono presenti doppi bemolle (♭♭)e doppi diesis (x). Un doppio bemolle è la nota due tasti più indietro rispetto all’intervallo giusto, un doppio diesis è quella due tasti più avanti.

     

    English text

     

    When a chord contains an interval altered by a sharp (♯) or a flat (♭), for example ♯5th, you can find the corresponding note by playing one key further back (for a flat) or further forward (for a sharp) than to the note of the right interval. In keys that contain a high number of sharps or flats in the key, double flats (♭♭) and double sharps (x) are sometimes present in diminished or augmented chords. A double flat is the note two frets further back than the right interval, a double sharp is the note two frets further forward.

     

     

     

    Pagine degli Accordi (Chords Pages)

     

    1.  Accordi base A (La)

     

    2. Accordi avanzati A (La)

     

    3. Accordi base B♭/ A♯(Si♭/ La♯)

     

    4. Accordi avanzati B♭/ A♯(Si♭/ La♯)

     

    5. Accordi base B (Si)

     

    6. Accordi avanzati B (Si)

     

    7. Accordi base C (Do)

     

    8. Accordi avanzati C (Do)

     

    9. Accordi base C♯/D♭ (Do♯/Re♭)

     

    10. Accordi avanzati C♯/D♭ (Do♯/Re♭)

     

    11. Accordi base D (Re)

     

    12. Accordi avanzati D (Re)

     

    13. Accordi base E♭/D♯(Mi♭/Re♯)

     

    14. Accordi avanzati E♭/D♯(Mi♭/Re♯)

     

    15. Accordi base E (Mi)

     

    16. Accordi avanzati E (Mi)

     

    17. Accordi base F (Fa)

     

    18. Accordi avanzati F (Fa)

     

    19. Accordi base F♯/G♭ ( Fa♯/Sol♭)

     

    20. Accordi avanzati F♯/G♭ ( Fa♯/Sol♭)

     

    21. Accordi base G (Sol)

     

    22. Accordi avanzati G (Sol)

     

    23. Accordi base A♭/G♯ (La♭/Sol♯)

     

    24. Accordi avanzati A♭/G♯ (La♭/Sol♯)

     

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  • Semiografia – notazione musicale (parte 4)

    26 Min Read

    Nei articoli precedenti abbiamo detto che semiografia musicale è un insieme di segni e simboli usati per tradurre la musica in una partitura, e quindi registrare il suono sulla carta. In questo articolo proseguiamo parlare di altri termini della semiografia musicale.

     

    I termini della semiografia musicale

     

    Gruppi irregolari e cellule ritmiche

     

    All’interno di battiti regolari accade spesso che vi siano aggruppamenti irregolari di note. Si dice di un gruppo di note che per la loro formazione sono in contrasto rispetto all’indicazione di misura stabilita. I gruppi irregolari non rispetanno la suddivisione regolare dei valori musicali presenti nella battuta.

     Un gruppo di note è considerato irregolare quando in un tempo semplice o composto contrasta con la normale divisione della battuta.

    I nomi dei gruppi più frequentemente usati sono:

    • duina,
    • terzina,
    • quartina,
    • quintina,
    • sestina,
    • settimina,
    • eptina.

    Essi sono sempre indicati da un numero scritto sopra o sotto il gruppo di note. Spesso, per maggior chiarezza, è aggiunto un archetto – una legatura che unisce le note che ne fanno parte (che non è da considerare né una legatura di valore né una legatura di espressione).

    I gruppi irregolari, inoltre possono essere definiti nei seguenti modi:

    1. semplici – quando le note che li compongono hanno tutte lo stesso valore,
    2. composti – quando le note hanno valori diversi,
    3. complessi – quando nel gruppo di note è presente un altro gruppo irregolare.

    Distinguiamo due categorie di gruppi irregolari: quelli irregolari 

    • in relazione alla battuta in cui sono posti (i gruppi irregolari rispetto al tempo);
    • per la loro formazione.

    I gruppi irregolari possono contenere pause, punti di valore e possono scomporsi ritmicamente.

    Le duine e le quartine sono regolari nei tempi semplici ed irregolari nei tempi composti, mentre le terzine e le sestine sono regolari nei tempi composti ed irregolari nei tempi semplici. Tutti gli altri gruppi sono irregolari in entrambi i casi.

     

    La duina e la quartina

     

       Questi due gruppi irregolari si utilizzano quando si vuole portare momentaneamente il ritmo di uno o più movimenti o di una battuta da ternario a binario.  

     

    Duina

     

        La duina  è un gruppo irregolare che rappresenta due note suonate in un’unità di tempo, di solito quando il ritmo è ternario. Un gruppo di due note che al momento ne sostituisce tre e deve essere eseguito con un movimento binario, con accento principale e uno secondario.

                                     tempo semplice                        tempo composto

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    È  anche possibile trovare la duina su un gruppo di tre tempi consecutivi. Se per esempio l’unità del tempo è la semiminima è possibile sostituire a tre normali semiminime due inserite in una duina, cosicché la somma sia uguale a quella di tre tempi, cioè in questo caso al valore di una minima puntata. Ovviamente le possiamo trovare solo nei tempi composti dove tutto e diviso per 3 visto che la figura musicale di riferimento è una figura con il punto (una semiminima col punto equivale a 3 crome, per esempio). Si riconosce sul pentagramma perché  in questo caso invece che un 3 troveremo un 2 ad identificare le note della duina. 

     

     

        Anche qui si potrà notare che in un tempo di 12/8 dovremmo trovare 12 crome  ma ne troviamo 11 perchè una è scomparsa nella duina allungando le altre 2 note di un po’. Nell’esecuzione la prima nota parte all’inizio del tempo (come accadrebbe se fossero 3) e la seconda cade subito dopo il momento in cui doveva cadere la seconda se fossero state 3

       Una duina può anche non essere composta da note eguali, infatti basta che la somma delle durate sia equivalente a quella delle due note uguali. La duina, per esempio, può contenere delle pause. Gli esempi qui sotto sono tutti equivalenti ad una duina formata da due crome.

            La duina è rappresentata da una legatura che unisce le due note (che non è da considerare né una legatura di valore né una legatura di espressione) e un 2 (due) scritto sopra.

     

    Quartina

     

      La quartina è un gruppo di quattro note che deriva per eccesso da un gruppo di tre note oppure per difetto da un gruppo di sei (che al momento ne sostituisce sei note). La quartina viene eseguita con un movimento binario, con due accentuazioni, una ogni due note.

     

     

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         Un gruppo (quartina) costituito da quattro note che, se posta in un tempo semplice, risulta un gruppo regolare, ma, se si presenta in un tempo composto, diventa un gruppo irregolare (si eseguono 4 note anziché 3).

     

    La terzina, la sestina e la nonina

     

      Questi tre gruppi irregolari servono per portare temporaneamente il ritmo di un movimento di un’intera battuta o di un solo frammento di un movimento da binario o ternario.

     

    Terzina

     

     

       La terzina è un gruppo caratteristico dei tempi semplici. In solito è in eccesso, in quanto deriva da un gruppo di due note, ma può trovarsi indicata anche per difetto come derivante da un gruppo di quattro. La terzina riceve laccento sulla prima delle tre note.

       La terzina è composta da tre note e, anche in questo caso, può comportarsi come un grupporegolare in alcuni casi, nello specifico se posto in tempi composti. Quando, invece è postato in tempi semplici, la terzina, è un gruppo irregolare per eccesso.

     

    Una terzina, quando posta in tempi semplici, è un gruppo irregolare che, nell’esecuzione, ha la stessa durata di una duina. Così, come per il solfeggio di una successione di due note della stessa specie, lo stesso tempo viene utilizzato per il solfeggio di una terzina (ponendo per ipotesi lo stesso tempo e suddivisione metrica).

    Vediamo alcuni esempi di terzine:

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       Analizziamo, per prima, una terzina che varia il ritmo di un tempo da binario a ternario. Essa può essere eseguita con un movimento ternario, evidenziato da un accento principale, che dipende dalla posizione in cui la nota si trova rispetto alla battuta, seguito da due secondari.

     

     

       Esistono anche terzine che occupano solo una parte del tempo, oppure due o quattro tempi. 

       Nell’esempio seguente, che fa vedere due battute da 4/4, sono presenti terzine del valore di 1/8, 2/4 e 4/4. Nel solfeggio, andranno eseguite in un mezzo movimento, in due e in quattro movimenti. Per una precisa esecuzione è bene eseguire come nella scrittura del secondo pentagramma.

     

     

    In alcuni casi la terzina si può scomporre come segue:

     

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    Sestina

     

       Un gruppo di sei note che momentaneamente ne sostituisce quattro è chiamato sestina e si esegue con un movimento ternario, con tre accentuazioni, una ogni due note.

     

     

      Un gruppo irregolare, che deriva per eccesso da un gruppo di quattro e raramente da uno di otto. La sestina riceve l’accento su ogni due note, perché teoricamente viene considerata come suddivisione di una terzina, altrimenti si rappresenta come una doppia terzina e gli accenticadono sulla prima nota e sulla quarta nota. In questo caso, la sestina, potrebbe essere pensata come derivazione di una duina.

    Vediamo alcuni esempi:

     

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        Qui sotto vengono confrontate la derivazione dalla terzina (a sinistra) e la derivazione dalla duina (a destra).

     

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       Ricordando che, nel caso a sinistra, gli accenti sono tre mentre, nel caso a destra, sono solo due.

     

        La sestina può avere un’esecuzione tale a quella di un gruppo regolare, ad esempio, quando posta in tempi composti. Se compare in presenza di tempi semplici, invece, non può altro che essere trattata come un gruppo irregolare.

     

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       Una sestina può sostituire anche due o quattro movimenti. Va eseguita tenendo sempre conto della caratteristica ritmica di questa figurazione, che sempre gli accenti sulla prima, sulla terza e sulla quinta nota.

     

     

    Nonina

     

    La nonina è un gruppo composto da nove note. Può anch’esso considerarsi derivato dalla terzina, in quanto, praticamente, è costruito da tre gruppi di note ciascuno.

     

     

     

    Le formazioni miste

     

    I gruppi irregolari possono contenere al loro interno delle formazioni irregolari:

     

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    Gruppi irregolari per la loro formazione

     

     

       Appartengono a questo genere di gruppi irregolari i gruppi di cinque, sette, undici note, ecc. perché la loro formazione non può essere data da alcuna divisione, né binaria, né ternaria. In qualunque misura si scrivono questi gruppi rappresentano sempre una irregolarità di divisione.

      Si eseguono in modo molto uniforme, accentuando solo la nota iniziale, e lasciando scorrere tutte le altre note alla stessa distanza l’una dall’altra.

     

     

     

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    Cellule ritmiche

    Figurazione ritmica 1 – Cellula scatante

     

     

    Una figurazione ritmica particolare, dal carattere scattante ed energico, è quella composta da una croma con il punto e da una semicroma.

    Confrontandola con la quartina di semicrome, possiamo considerarla come formata da tre sedicesimi legati (la croma con il punto) e un ultimo sedicesimo separato.

    Questa figurazione si chiama cellula scatante, è spesso utilizzata in musiche di tipo militare o patriottico, come marce o inni, ma si può trovare anche in brani popolari o in danze come l’habanera (un ballo cubano di origine spagnola).

     

     

    Figurazione ritmica 2 – Cellula polacca

     

     

    Una figurazione ritmica chiamata cellula polacca è formata da una croma e due semicrome.

    In particolare questa figurazione ripetuta più volte, imita del cavallo al galoppo; per questo motivo chiamata anche cellula del galoppo. Queste figure, cosi disposte, conferiscono alla musica un senso di accelerazione.

    Questa figurazione detta polacca, perché è caratteristica di una dana danza originaria della Polonia. La danza polacca viene soprattutto ricordata grazie alle celebri composizioni per pianoforte di F. Chopin. Costruita in tempo ternario, la danza è caratterizzata da questa sequenza ritmica:

     

    Cellula raddoppiata

     

    Una figurazione ritmica che indica l’esecuzione di due suoni di uguale durata, nel tempo di un battito si chiama cellula raddoppiata.

    La figura formata da due crome (ottavi), ognuna durerà mezzo battito. Quando in un motivo musicale si trovano già suoni consecutivi da mezzo battito ciascuno – più crome consecutive – questi si raggruppano in questo modo:

     

     

    Cellula polacca rovesciata

     

    Una figurazione ritmica chiamata cellula polacca rovesciata è formata da due semicrome e una croma.

    La cellula polacca per la sua caratteristica presenta nell’omonima danza, essa è formata dall’unione di una croma e due semicrome. Queste figure, così disposte, conferiscono alla musica un senso di accelerazione. Se invertiamo l’ordine di tali figure, formeremo quest’altra cellula- cellula polacca rovesciata– che invece susciterà nell’ascoltatore un senso di rallentamento.

     

    Figurazione ritmica 5 – Sincope

     

    Alcune combinazioni di semiminime e crome producono ritmi piuttosto complessi, ma assai comuni nei nostri ascolti quotidiani. Una figurazione ritmica molto frequente nella musica jazz e rock è quella ottenuta dal costante spostamento dell’accento musicale rispetto al battito di base, come si può osservare nell’esempio seguente:

     

    Questa tipica accentazione è definita sincope e il ritmo che ne deriva è detto sincopato.

    Sincope è una combinazione ritmica nella quale avviene uno spostamento dell’accento ritmico dal tempo forte o semiforte al tempo debole precedente. Ne consegue che il tempo debole diventa forte ed il tempo forte successivo viene annullato e assimilato al precedente.

     

     

     

    Figurazione ritmica 6 – Contrattempo

     

    Contrattempo è una figurazione ritmica nella quale al posto degli accenti forti vi sono le pauseed al posto degli accenti deboli vi sono i suoni.

     

     

    Può essere:

    • regolare, quando il valore dei suoni e delle pause è di uguale durata:

    • irregolare, quando il valore della pausa è superiore al valore del suono:

    Ulteriori informazioni consulta: Metro ritmico, Tempo, Accenti…, Battiti…

    Consulta anche – Nota , Durata – Valore, Suono

     

    Accordo nella semiografia musicale

     

    Accordo è la riunione simultanea di più suoni di differente altezza disposti secondo un certo rapporto determinato dalla risonanza naturale dei strumenti; rapporto che, nella pratica musicale, viene rappresentato dalla sovrapposizione di due o più intervalli di terza.

          Si usa il termine accordo per esporre più note – almeno tre – che risuonano contemporaneamente, e che vengono  suonate da più strumenti insieme o da più dita, nel caso di uno strumento a tastiera.  Più importante il suono del accordo è il suono più grave, ciò è scritto sul basso . Esso prende il nome di fondamentale (nota fondamentale o basso fondamentale).

     

     

         Esistono molte combinazioni di accordi: triade, settima, nona, undicesima e tredicesima. Essi prendono il loro nome in base alla distanza che vi è fra la nota a basso ( fondamentale) e quella più acuta dell’accordo. Sono numerati adoperando la tecnica del basso numerato ( basso cifrato o basso continuo).

    Per ulteriori informazioni consulta articolo: Armonizzazione della scala maggiore: il procedimento anche: Enarmonico (Enarmonia), Gli accordi (parte 1),  Gli accordi (parte 2)  Accordo

     

    Abbellimenti nella semiografia musicale

     

       In musica, come nelle arti della figura, un ornamento è qualcosa che viene aggiunto a scopo decorativo al corpo principale dell’opera. Nella musica d’arte le varie note ornamentali sono composte coscientemente e chiaramente indicate nella notazione. Gli ornamenti musicali di impiego più comune sono: l’appoggiatura, l’acciaccatura, il mordente (superiore e inferiore), il gruppetto, e il trillo. Le altre tipologie ornamentali che troviamo nei brani sono: il tremolo, l’arpeggio, il glissando, la cadenza, e  la fioritura. Sono simboli che si pongono sopra le note per abbellire il discorso musicale creando passaggi musicali caratteristici. Gli abbellimenti (detti anche ornamenti, fioriture) sono costituiti dall’inserimento nella linea melodica di una o più note la cui funzione non sia strutturale bensì ornamentale e/o espressiva.Sono per lo più indicati mediante note più piccole rispetto a quelle facenti parte di un brano o ponendo dei simboli sopra la nota reale alla quale si appoggiano. L’interpretazione degli abbellimenti presenta difficoltà di comprensione dei simboli, il cui significato può variare in relazione alle varie epoche e ai diversi autori, nonché di ordine estetico, in quanto lasciano sempre all’esecutore un certo margine di discrezionalità.

     

    Appoggiatura

     

    L’appoggiatura appartiene alla famiglia degli abbellimenti musicali. Essa viene rappresentata come una nota di piccole dimensioni unita alla nota reale con una legatura di frase.  Può essere di qualsiasi valore a condizione che minore della nota reale. Se l’appoggiatura è superiore può trovarsi a distanza di un semitono o un tono. Se è inferiore, solo a distanza di un semitono. Il valore di durata dell’appoggiatura è esattamente corrispondente alla figura con la quale è segnata.

     

     

         L’appoggiatura può essere:

    • superiore: quando si trova al di sopra della nota reale; in genere sta ad un intervallo di seconda minore o maggiore;
    • inferiore: quando si trova ad un intervallo di seconda minore o maggiore al di sotto della nota   reale.

     

     

     

           La durata dell’appoggiatura viene calcolata sottraendo alla nota reale il valore indicato dell’appoggiatura stessa. Quindi:

    • Un’appoggiatura da 1/4 su di una nota da 2/4, varrà 1/4.
    • Un’appoggiatura da 1/4 su di una nota da 3/4 varrà 3/4-1/4 = 2/4

          L’appoggiatura può anche essere doppia. In questo senso, la nota reale avrà un valore accorciato del valore delle due appoggiature. Nel caso, però, in cui un’appoggiatura si trovi davanti ad una nota puntata, che rappresenti unità di tempo o di misura, quest’ultima viene sottratta generalmente di 2/3 del proprio valore. L’appoggiatura viene praticamente sempre eseguita in battere (legando con la nota successiva); in tal modo, alla sua evidente funzione ornamentale melodica, si aggiunge una funzione di arricchimento armonico, poiché essa costituisce in genere un elemento estraneo all’armonia della nota successiva. 

     

     

     

     

     

     

    Acciaccatura

     

       Acciaccatura è abbellimento consistente nella rapida esecuzione di una o più note accessorie che precedono immediatamente la nota principale o un accordo. L’acciaccatura (o appoggiatura breve in quanto definibile anche come un’appoggiatura dalla durata brevissima) è disegnata con una o più note di valore breve. Quando è una sola nota, essa è tagliata, per distinguerla dall’appoggiatura, da una linea in diagonale.

     

       

    L’acciaccatura può essere :

    • Singola : rappresentata da una sola piccola nota tagliata  che precede la nota reale ed unita ad essa con una legatura di frase.
    • Doppia o tripla : rappresentata da un gruppo di due o tre piccole note che precedono la nota reale ed unite ad essa con una legatura di frase (nell’acciaccatura doppia e tripla le note dell’abbellimento non vengono tagliate).

     

     

     

    Si esegue molto rapidamente in due modi:

    • in battere ( sul tempo forte della battuta) nella  musica classica e barocca, togliendo il suo valore alla nota reale,;
    • in levare (sul tempo debole della battuta) nella musica romantica. Così l’acciaccatura non toglie il suo valore alla nota reale, anche se si esegue rapidissimamente.

        Acciaccature in battere con risoluzioni

    Esempi di acciaccature:

     

    Acciaccatura su un accordo:

     

     

    Mordente

     

      Il mordente è un abbellimento musicale costruito dalla alternanza del suono reale e del suo ausiliario superiore o inferiore. È un abbellimento il cui effetto è la veloce successione di tre, quattro o cinque note, per grado congiunto. L’esecuzione del mordente deve essere rapida e proporzionata allandamento della melodia. Occorre a dire che, a seconda del tempo di esecuzione, il suono reale cede la quarta parte, la terza parte o anche la metà del suo valore alle note ausiliarie. Deve essere eseguito sempre in battere.

     

    Questo abbellimento è rappresentato da una linea a pieghe nette posta sopra alla nota abbellita

     

    Il mordente può essere:

     

    • semplice: il mordente è semplice quando le note ad alternarsi sono tre. Può essere superiore o inferiore:
      • superiore: la prima è la nota reale, sulla quale è posto il simbolo del mordente; essa muove per grado congiunto alla nota successiva (secondo il ordine diatonico) e poi di nuovo alla nota reale. 
      • inferiore: la prima è la nota reale, sulla quale è posto il simbolo del mordente; essa muove per grado congiunto alla nota precedente (secondo la disposizionediatonica) e poi nuovamente alla nota reale.
    • doppio: il mordente è doppio quando è formato dall’unione di due mordenti, autonomamente dal fatto che siano inferiori, superiori o di tipo diverso. Il risultato sarà una quartina o cinquina di note eseguite con la suddivisione di terzo grado sulla prima suddivisione della figura sulla quale è posto. Se la figura stessa è una suddivisione, il mordente la occuperà per intero (creando un trillo)

     

     

     

     

        Sopra o sotto i mordenti è possibile trovare delle alterazioni (bemolle , diesis o bequadro ) che si riferiscono alla seconda nota ausiliaria del mordente (e anche alla quarta nel caso di mordente doppio). In tal caso bisogna indicarlo nei seguenti modi :

     

     

       Appena prima del mordente ci può essere un’ulteriore nota ausiliaria superiore o inferiore che serve in genere per non interrompere l’andamento della melodia. Considerando la durata di questa nota iniziale e della espressione con cui è suonata esistono due variazioni:

    • una piccola linea verticale posta davanti al mordente significa che l’esecutore dovrà mettere un piccolo accento o almeno trattenersi sulla nota ausiliaria. A seconda se la linea è posta al di sopra o al di sotto del mordente la nota ausiliaria sarà superiore o inferiore;
    • una piccola linea verticale e ricurva verso l’esterno posta davanti al mordente voler dire che l’esecutore dovrà eseguire la nota ausiliaria senza trattenersi molto facendo, se vuole, un leggero rallentando. A seconda se la linea ricurva è posta al di sopra o al di sotto del mordente la nota ausiliaria sarà superiore o inferiore.

     

                                                                 Risoluzioni con nota anteposta.

     

       Dobbiamo aggiungere che nell’ambito della musica antica l’esecuzione del mordente segue la forma sopraesposta. Nella musica moderna e romantica il mordente semplice può essere eseguito come se fosse una terzina.

     

     

    Trillo

     

                                                                           Segni grafici del trillo

          Trillo è rappresentato con la scritta: “tr.” o “trill.” seguita da una lineetta che percorre tutta la durata della nota e può anche protrarsi per più battute.

     Il trillo consiste in un veloce e continuo scambio fra la nota abbellita (detta nota reale) e la sua ausiliaria superiore. La velocità dei soprannominati scambi non è quantificabile e ogni esemplificazione con equivalenze di durata ha una validità solamente illustrativa, questo perché la velocità degli scambi può variare in base all’agogica del testo e alla natura dello strumento utilizzato.

     

     

    Diverse tipologie di trilli:

     

      Il trillo può cominciare con il suono reale e si chiama trillo diretto, oppure può cominciare coll’ausiliare superiore e in tal caso si chiama trillo rovesciato. Il trillo rovesciato indicato con una piccola nota (acciaccatura) che precede il suono reale.

     

                                                                     Trillo diretto e rovesciato

     

     

     

    Il trillo può essere preceduto e seguito da una o più piccole note che servono come preparazione e risoluzione. Queste piccole note entrano a far parte della successione di note formanti il trillo, senza alternarne la velocità e la durata.

       Trillo preparato consiste in un trillo preceduto da un’acciaccatura di più note.

     

                                                                         Trillo Preparato

     

     

     

    Trillo preparato con risoluzione (con chiusura) è in un trillo, preceduto e seguito da un’acciaccatura di più note. L’acciaccatura che precede il trillo ha una funzione preparatoria (volendo anche per rovesciare il trillo). Mentre l’acciaccatura posta dopo il trillo ha una funzione di risoluzione, in modo da concludere il trillo in perfetta coincidenza con la nota a seguire.

     

                                                       Trillo Preparato con risoluzione (con chiusura)

     

     

     

         Trillo su una nota puntata –  quando la nota abbellita possiede il punto di valore, l’ultima nota del trillo deve avere una durata pari al valore del punto.

     

                                                                     Trillo su una nota puntata

     

     

     

    Trillo con alterazione –I trilli possono anche possedere delle alterazioni, Esse vengono segnalate sopra la scritta “tr.”dell’abbellimento.

     

                                                                       Trillo con alterazione

     

        

     

    Trillo su una nota legata

     

                                                                  Trillo su una nota legata

     

     

    Trillo di fine periodo è un trillo posto su la parte conclusiva di una battuta e risolve sulla nota della battuta a seguire. Può anche capitare che la risoluzione (o conclusione) del trillo sia obbligatoria anche se non è segnalata.

     

                                                              Trillo di fine periodo

     

     

    Gruppetto

     

         Il gruppetto è un abbellimento formato dall’alternarsi del suono reale con i suoni ausiliari superiori o inferiori. Se viene eseguita prima la nota superiore il gruppetto è detto dritto o diretto,viceversa se viene eseguita prima la nota inferiore il gruppetto è detto rovesciato. Il gruppetto può partire dalla nota reale o dalle note contigue, consistendo nei due casi rispettivamente di cinque o quattro note.

    Può essere considerato nella sua configurazione come l’unione di un mordente superiore e di uno inferiore.

     

                              Gruppetto diretto                                           Gruppetto rovesciato

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    Il gruppetto può essere:

    • su una singola nota
    • tra due note di differente altezza: si esegue come parte del valore della prima nota, e lo si può sviluppare come quartina o come quintina;
    • tra due note di stessa altezza: si generalmente esegue come una terzina o, fondendo la nota fondamentale e quelle dell’abbellimento, in una quartina;

     

     

    • su una nota puntata;

     

     

         Se la nota che precede il gruppetto è prolungata da un punto di valore, è d’uso che la nota finale del gruppetto coincida, nella durata, con il punto.

    Quando il punto è parte dell’unità di misura o di tempo, il gruppetto utilizza l’ultima suddivisione del valore:

    In base al ritmo, il gruppetto può avere le seguenti caratterizzazioni:

    • su una nota puntata: si esegue come una quartina se è sulla nota reale;
    • con ritmo binario su una nota puntata : si esegue in genere come una terzina e sul punto cade la nota reale;
    • su una nota puntata o legata che indica l’unità di un tempo nelle misure ternarie o di tempo composto: si esegue al posto del punto o della nota legata;
    • in un ritmo sincopato: si esegue sul tempo forte;
    • su una nota il cui abbellimento inizia con una nota della stessa altezza della nota reale: si esegue con la nota reale al fine di non interrompere l’andamento della melodia, l’abbellimento è quindi di cinque note;
    • nei tempi veloci: è in genere una quartina o una quintina che occupa tutto il valore della nota ornata;
    • in un accordo: si esegue insieme all’accordo.

     

    Tremolo

     

     Tipico degli strumenti ad arco e consiste nella rapida e continua ripetizione della stessa nota. l nome tremolo è usato per abbellimenti diversi a seconda degli strumenti che ne fanno uso. Generalmente consiste nella ripetizione molto rapida di una nota per la durata della nota stessa (a differenza del trillo, in cui si alterna la nota reale con quella superiore).

    Questo abbellimento si usa anche nel pianoforte, dove si comporta come un trillo; l’unica differenza sta nel fatto che il tremolo viene usato per salti di terza o più (Do – Mi) mentre il trillo usa solo salti di seconda ascendente.

     

     

    Il segno grafico del tremolo è dato da tre strisce spesse e oblique. Se si tratta di un tremolo eseguito sulle stessa nota allora il segno sta sul gambo della nota stessa, se il tremolo è eseguito con due note allora il segno si mette tra le due. La notazione antica riguardo al tremolo eseguito con due note prevedeva anche che si mettessero le due note sotto forma di bicordo e poi che si applicasse il segno del tremolo sopra di esso.

            Tremoli su note singole

           Tremoli su coppie di note

     

    Arpeggio

     

     

    Esso è rappresentato per mezzo di una linea ondulata posta verticalmente prima dell’accordo abbellito e Indica che le note sono da eseguirsi una dopo l’altra in rapida successione a partire dalla nota a basso; le note arpeggiate devono essere tenute per tutta la durata dell’accordo.

     

     

                                                                    Notazione di accordo

              Arpeggio con note mantenute

    Il termine arpeggio deriva dalla parola arpa, poiché è un abbellimento derivante dalla tecnica di questo strumento; è utilizzato negli strumenti a tastiera.

    L‘arpeggio, anche noto come arpeggiato è un abbellimento che si applica a un accordo, detto quindi arpeggiato o spezzato, in cui le note vengono eseguite in successione più o meno rapida anziché simultaneamente. L’arpeggio si suona generalmente dalla nota più bassa a quella più alta; nel caso occorra suonarlo alla rovescia (viene allora detto rovesciato), ciò può essere indicato da una lineetta trasversale sull’accordo. Nel caso in cui la lineetta sia dal basso verso l’alto, l’andamento dell’arpeggio va dalla nota più grave alla più acuta; viceversa nel caso in cui la lineetta sia dall’alto verso il basso l’andamento dell’arpeggio va dalla nota più acuta alla più grave. Nel caso in cui non sia posto questo segno l’arpeggio può essere eseguito a libera interpretazione di chi lo suona, seguendo generalmente l’andamento della melodia.

    Nelle partiture pianistiche se il segno dell’arpeggio si trova su tutti e due i pentagrammi (in chiave di basso e di violino) alla stessa posizione di una certa battuta ci possono essere due tipi di esecuzioni:

    • le note dell‘arpeggio devono essere eseguite una dopo l’altra partendo dalla chiave di bassofino a quella di violino (o viceversa) nel caso in cui il segno di arpeggio abbracci tutti e due i pentagrammi senza interrompersi;
    • le note dell’arpeggio devono essere eseguite contemporaneamente sia sulla chiave di bassoche su quella di violino (in modo ascendente o discendente) nel caso in cui il segno di arpeggio si interrompa tra i due pentagrammi.

    Tra le varianti di esecuzione di un accordo, ce ne sono anche alcune riguardanti la durata delle singole note facenti parte dell’accordo. Le note dell’accordo infatti, oltre ad essere eseguite in successione, possono essere anche pizzicate, legate (e quindi non mantenute), o mantenute una dopo l’altra per tutta la durata dell’accordo. In genere se quest’ultima risoluzione ha una certa importanza l’autore lo specifica realizzando le note dell’accordo con legature di valore che si trascinano fino all’ultima nota

     

    Glissando

     

    Questo effetto viene rappresentato con una linea ondulata posta diagonalmente fra due note di altezze diverse; è tipico degli strumenti senza tasti (archi e tromboni) e consiste nell’esecuzione di una rapidissima scala (sia essa cromatica o diatonica).                                                              

                                                                 Notazione di glissando

     Il glissando o glissato  consiste nell’innalzamento o nell’abbassamento costante e progressivo dell’altezza di un suono, ottenuto a seconda dei vari strumenti in diversa maniera.

     Il glissando viene segnato facendo seguire alla nota iniziale una linea nella direzione voluta e corredata spesso dall’abbreviazione gliss.; a volte è utilizzata una linea a serpentina. Nella notazione per voce, inizialmente fu utilizzata una legatura non dissimile dalle legature di frase, ma limitata a due note adiacenti di altezze diverse.

    Ecco a seguire alcuni esempi illustrati dei glissando, si ricorda che i valori dati all’abbellimento sono puramente indicativi, questo perché l’esatta durata non è quantificabile e varia in base all’agogica del brano e allo strumento adoperato.

     

     
     
     

    Fioritura

     

    La fioritura è una successione di note veloci, che non di rado contengono passaggi cromatici, inserita in qualsiasi punto del brano. Le note della fioritura sono più piccole e sono eseguite quasi improvvisando, senza rigide regole ritmiche. Essa  è rappresentata da un gruppo di note che viene inserito come “ornamento” all’interno di un brano con il fine di arricchirne l’esecuzione.

     

                             Fioritura dal concerto in Fa minore di Fryderyk Chopin

     

    Ulteriori informazioni consulta gli articoli: Semiografia – notazione musicale (parte 1), Semiografia -notazione musicale (parte 2), Semiografia – notazione musicale (parte 3).

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  • Circle of fifths

    4 Min Read

    Circle of fifths: it is a circular graph that takes its name from the arrangement of the tones and the distance between the tones. It also allows us to see which scales are relative to each other and which alterations they have. Each diatonic scale is a subsystem made up of seven of the twelve notes of the chromatic scale. The circle of fifths is a graph used to show the relationships between the twelve notes that make up the chromatic scale. Every time you pass from fifth to fifth, a # is added to the seventh of the fifth found. The circle of fifths is defined in this way because the fundamental note of each scale is the fifth note of the scale to its left.

    To illustrate all these relationships between twelve notes we refer to the following illustration, where the notes starting from C are inserted clockwise in a succession of perfect fifths in a clock face. In this way all twelve notes are represented. In a clockwise direction each note is adjacent to its dominant, while in an anti-clockwise direction each note is close to its subdominant (in the case of C: F is subdominant and G is dominant).

    To determine the number of sharps or flats that are inserted in the key for a given key, move clockwise for sharps and counterclockwise for flats.

    For example, starting from C major, which has no alterations in the key, we move to G which has a sharp in the key (F♯), then we move to D major which has two sharps (F♯ and C♯) and so on.

    In the other direction, moving to F major we have a flat key (B♭), B♭ major has two (B♭ and E♭) and so on.

     

     

     

    Building basic chords with Circle of Fifths

     

     

    The circle of fifths is not only useful for finding flats and sharps in every key. It provides an easy way to build even basic chords. If, however, we consider the names of the notes as chords, they can help to visualize the harmonic movements of a typical progression such as the so-called second-fifth-first (often represented as II-V-I, i.e.: minor second – dominant major fifth – tonic). For example, starting from G, the typical G-7 / C7 / F progression appears counterclockwise.

     

    Major chords

     

    The main chords are built on the root note the major third and the perfect fifth. Since we’re looking at the circle of fifths, the perfect fifth will be adjacent to its root note clockwise from your root. Let’s build a C major chord. The circle of fifths says that the perfect fifth of C is G. So we have two notes in the C major chord: C and G. Simply move diagonally down from your perfect fifth to find the third note in your major triad to find the major third, an E. Your C major chord is: C – E – G.

     

    Minor chords

     

    Building minor chords is simple. The construction scheme is a little different. For this example let’s construct a C minor chord. Minor chords begin with the root note and its perfect fifth, clockwise. The note adjacent to the C note is a G. We found 2 notes in the C minor chord: C and G. The third note in the minor chords is a minor third. To find the minor third on the circle, simply draw a line diagonally and down from the perfect fifth. So in the case of C minor, it’s M♭. There it is, your C minor chord is: C – E♭ – G

    Circle of fifths is very important because it clearly represents the enharmonic bridge.

    The enharmonic bridge is a phenomenon generated by the succession of a series of scales (or tones) different in name but equal in the succession of sounds, therefore they are scales of equal pitches but with different names. These shades are:

    C# Major which is equal to D♭Major
    F# Major which is equal to G♭Major
    B Major which is equal to C♭Major
    A# Minor (relative of C# Major) which is equal to B♭Minor (relative of D♭Major)
    D# Minor (relative of F# Major) which is equal to E♭Minor (relative of G♭Major)
    G# Minor (relative of B Major) which is equal to A♭Minor (relative of C♭Major)

     

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  • Semiografia – notazione musicale (parte 3)

    13 Min Read

     

    Semiografia musicale:, come abbiamo detto nei articoli precedenti, è un insieme di segni e simboli usati per tradurre la musica in una partitura, e quindi registrare il suono sulla carta. In questo articolo proseguiamo parlare di altri termini della semiografia musicale.

     

    I termini della semiografia musicale:

     

    Indicazione metronomica

     

         Indicazione metronomica è indicazione della velocità delle note e delle pause. In base a ciò che abbiamo scritto nell’articolo Semiografia – notazione musicale (parte 2), possiamo riconoscere nella scrittura musicale note del valore di durata di 2/4, 3/4, 4/4, ecc. La velocità di un brano musicale è un aspetto fondamentale nell’interpretazione di un qualsiasi brano musicale. Il tempo indica quanto velocemente o lentamente un brano deve essere eseguito e può avere un grande impatto sull’atmosfera e sull’emozione trasmessa dalla musica.

    Esiste un modo per dimostrare la velocità di esecuzione e di conseguenza la durata di un brano.

    Nel esempio che segue è indicato che il brano musicale ha una durata di sedici secondi:

     

     

       Sul rigo appare un nuovo segno detto indicazione metronomica. Tale indicazione è formata da una figura musicale (in questo caso una semiminima) seguita dal segno di uguale e da un numero. Nell’esempio riportato il numero indica quanto figure di quel tipo dovremo eseguire in un minuto. Si dovranno eseguire per questo sessanta note da 1/4 al minuto – ogni semiminima avrà quindi la durata  di un secondo.

    Su uno spartito generalmente abbiamo le cosiddette indicazioni metronomiche, le quali danno all’esecutore un’indicazione di massima sulla velocità con quale il brano deve essere eseguito.

    Esse sono le seguenti:

                                       

    Largo          da          40            a          60
    Larghetto          da          60           a          66
    Adagio          da          66           a          76
    Andante          da          76           a         108
    Moderato          da         108           a         130
    Allegro          da         130           a         168
    Presto          da         168           a         200
    Prestissimo          da         200           a         208

     

    Sarà compito dell’esecutore scegliere tra le velocità suggerite dall’Autore, quella che ritiene più opportuna.

     

    Accenti

     

        Nella terminologia musicale e nella semiografia musicale, l’accento è l’evidenziazione di un suono tramite la modifica di uno dei suoi parametriI tempi che compongono una battuta (e che sono uguali per tutte le altre battute salvo cambiamenti di tempo in corso) hanno per convenzione naturale un certo tipo di accento e questo accento può essere o forte,mezzoforte oppure debole.

    • L’accento metrico è il primo accento della battuta ed è più forte.
    • L’accento ritmico è dato dalla frazione di tempo (3/4 = tre accenti ritmici; 4/4 = quattro accenti ritmici).

    Gli accenti ritmici si distinguono in forti, mezzofortii e deboli, in relazione al posto che occupano nella battuta.

    Nel tempo 2/4 abbiamo un accento forte ed un accento debole.

    Nel 3/4 un accento forte e due deboli.

    Invece nel 4/4 un accento forte, uno debole uno mezzoforte ed uno debole.

     

    Accento:

     

    L’accento è graficamente rappresentato da una “V” coricata lateralmente e la sua funzione è indicare che la nota è da eseguire più forte del normale, cioè (come indica anche il nome) ne va accentata l’esecuzione

     


    Marcato:


    Graficamente viene rappresentato con una piccola “V” in grassetto posta sopra o sotto la nota e indica che essa è da eseguirsi con una notevole intensità, più che accentata.

     

     

    Staccato:


    Graficamente é rappresentato come un punto posto sopra o sotto la nota e indica che essa è da  eseguirsi velocemente lasciando un piccolo stacco dalla nota successiva.

     

     

    Staccatissimo: 

     

    Viene rappresentato come un piccolo accento acuto  verticale  sopra o sotto la nota con la punta rivolta verso di essa; Lo staccatissimo indica che la nota è da eseguirsi con notevole velocità, più che staccata.

     

     

    Portato:

     

    Il portato (detto anche Appoggiato) viene rappresentato con un piccolo tratto orizzontale posto sopra o sotto alla nota, indica che la nota va eseguita con uno stacco lieve, meno che staccato.

     

     

      È possibile combinare differenti variazioni dinamiche insieme ottenendo delle effettistiche più articolate come lo “Staccato e accentato”, lo “Staccato ma portato”, lo “Staccato e marcato” ed il “Portato e accentato”.

     

    Accento agogico

     

     L’accento agogico può cadere su una nota qualsiasi della misura. Esso dà maggiore importanza al discorso musicale e all’esecuzione di una frase musicale. Molto usato nel periodo romantico e negli adagi in genere. È segnato con un trattino sopra o sotto la nota e sta ad indicare che il suono deve essere un po’ tenuto appoggiato, non sforzato. Inoltre indica variazioni dell’andamento ritmico. Cioè del numero di unità di tempo considerate in un minuto che appunto aumentate servono ad accelerare il ritmo e diminuite a rallentarlo. Da cui le indicazioni che si trovano negli spartiti come: rallentando, accelerando, affrettando stringendo, precipitando, a tempo (cioè ritorno al tempo iniziale).


    Accento melodico


    Questo accento rappresenta l’espressione artistica e musicale in genere. Esso può considerarsi come l’unione dell’accento dinamico con l’accento agogico, perciò il suono deve essere rafforzato e tenuto. Graficamente viene posto sotto la nota con i seguenti segni: >, sf, sfz, sfp. Questo accento può essere posto su qualsiasi nota della composizione.

          Gli accenti dinamico, agogico, melodico sono accenti di carattere musicale espressivo e servono ad avere una buona interpretazione di un brano e a rappresentare il pensiero musicale dell’autore, di conseguenza non hanno un posto stabilito nella battuta.

          Sia l’accento metrico, sia l’accento ritmico, sono accenti di carattere ritmico e servono appunto per dare un senso ritmico al brano e hanno un posto fissato nella battuta.

    Ulteriori informazioni consulta: Dinamiche , Gruppi irregolari ,Figurazione ritmica

     

    Segni dinamici

     

         Un suono può avere diverse gradazioni di intensità. Per indicare queste caratteristiche di intensità si utilizzano dei segni dinamici. Essi vanno da un massimo che è il più che fortissimo, che si indica  ƒƒƒ al più che pianissimo, che si indica ppp.

     I segni dinamici (dal greco: dynamis = forza) hanno la funzione di definire lintensità d’esecuzione del brano. L’Intensità è uno degli elementi usati dal compositori per ottenere particolari effetti espressivi. Per esprimere le diverse intensità dei suoniall’interno di un brano musicale si utilizzano questi simboli, che vengono posti sotto o sopra le note.

     

     

         Sforzando: indicazione dinamica che prescrive, nell’esecuzione di un passo musicale o anche singole note e accordi, una particolare intensità sonora; passo musicale che va eseguito in questo modo

     

     

     

     

    Cambio di dinamiche

     

     

    Il cambiamento di dinamica può essere improvviso oppure progressivo. In questo caso si usano espressioni testuali come cresc.(crescendo, aumentando il volume) e dim. (diminuendo), talvolta accompagnate da poco a poco. Spesso si preferisce notare delle “forcelle”, ovvero coppie di linee orizzontali che si allontanano (dipartendosi da un punto indicano un crescendo) o si avvicinano (chiudendosi in un punto indicano il diminuendo). Un cambiamento dinamico improvviso lo si ottiene scrivendo il segno sopra le note proprio quando si vuole avere il cambiamento. Allo scopo, alcuni segni dinamici possono essere combinati assieme, ad esempio fp. Il fortepiano(fpindica una dinamica forte che improvvisamente  si smorza in un piano. Viene pure usato il termine subito (sub.) e, sempre per indicare un cambio di intensità sonora, si ricorre a più e meno: ad esempio più forte, meno piano.

      Esistono altre espressioni di uso più raro come ad esempio il morendo al niente (riduzione del volume a zero o smorzando) indicato anche da due linee che si chiudono in direzione di un piccolo cerchietto. Lo smorzando è un’indicazione dinamica che si realizza attraverso una diminuzione progressiva dell’intensità del suono. Si differenzia dal diminuendo in quanto comporta l’estinzione completa della sonorità.

    E’ inoltre possibile accompagnare le dinamiche in un progressivo cambio di stato, grazie all’utilizzo di apposite forcelle che hanno la funzione di accrescere  o diminuire l’intensità di esecuzione del brano.

     

     

    Diminuendo (Decrescendo)

     

    Il diminuendo è un’indicazione dinamica che prescrive una diminuzione gradualmente dellintensità di uno o più suoni nell’esecuzione di un passo di musica. È il contrario del crescendo. Lo smorzando è un diminuendo che comporta il spegnimento totale del suono.

     

     

     

    Crescendo

     

    Il crescendo è un’indicazione dinamica musicale che prevede l’aumento graduale dell’intensità del suono. Nella terminologia musicale il termine più appropriato è quello di “dinamica”. La “dinamica” è la gestione delle intensità sonore da adottare nella sua esecuzione. Il cambiamento di dinamica può essere improvviso oppure progressivo. In questo caso si usano espressioni testuali come cresc. (crescendo, aumentando il volume) e dim. (diminuendo), talvolta accompagnate da poco a poco.

          Il crescendo è contrario del diminuendo e può essere usato in concomitanza con esso per creare determinati effetti. Viene indicato col segno “<“, una forcella che aprendosi rappresenta l’aumentare dell’intensità sonora.

      La forcella ha un aspetto di freccia dove la parte “chiusa” riguarda l’inizio – il “piano” – e gradatamente si allarga per ottenere il “forte”. Se questa forcella non presenta indicazioni di lettere è l’esecutore – o il direttore d’orchestra – che decide l’intensità di partenza e anche la “progressione” fino ad arrivare ad un determinato “forte”. Se invece è il compositore a volere dei limiti allora inserirà – magari all’inizio o alla fine – qualche lettera, ad esempio una “p” o “pp” per dire piano o pianissimo come punto di partenza o una “f”, “ff”, “fff” ecc.  per il forte o il fortissimo come punto di arrivo. Altro fattore legato proprio all’aspetto visivo di questa “forcella” può essere la “lunghezza” che può variare a seconda della durata della frase musicale. Se vedo una forcella breve e aperta “immediatamente” il mio occhio, istintivamente, mi suggerisce di partire piano e velocemente andare sul forte; se invece è lunga e si protrae inevitabilmente la progressione dovrà essere più lenta ma costante.

    E questo è l’aspetto grafico

     

     

     

     

     

    Agogica a semiografia musicale

     

     

    Nella tabella seguente vediamo i principali andamenti

     

     

    Legatura di frase e di portamento

     

    I suoni possono verificarsi senza distacco e risultano essere suoni legati. In caso contrario risultano staccati. Il carattere del legato è flessibile, morbido, dolce, invece al contrario il carattere dello staccato è scintillante, pungente e certe volte anche brusco.

    Il legato è indicato con una linea curva chiamata legatura.

     

    Legatura di frase (espressione)

     

    Questa legatura unisce due o più note di posizione diversa e ha un valore espressivo. Indica in particolare che le note sotto la legatura devono venire suonate legate. Produce l’effetto di non disunire i suoni  di loro. Le note sotto legatura devono essere suonate con una particolare dinamica, seguendo il naturale stile interpretativo del brano.

       Nella semiografia musicale, la legatura di frase è una linea curva posta sopra o sotto due note di differente altezza. Le unisce indicando che l’accento del suono è postato sulla prima nota e prolungato su tutte le altre senza sospensione fra esse.

     

                                                    Esempio di legature su una frase musicale.

     

       È frequente anche il caso in cui una legatura di ampie dimensioni abbracci altre legature di più piccole dimensioni. La più ampia, che è una legatura di frase, segna la divisione dei periodi, delle frasi o delle mezze frasi, mentre le altre, che sono chiamate sotto-legature indicano le parti più piccole, come i frammenti di frase e gli incisi.

     

                                                   L. V. Beethoven, Klaviersonate op.31 n.3

     

       S’intende che le sotto-legature in confronto alle altre legature hanno minore importanza e quindi devono avere una accentazione meno rivelante

     

    Legatura di portamento

     

    La legatura di portamento è utilizzata come sinonimo di legatura di frase, anche se di solito quella di portamento riunisce un gruppo ridotto di note invece quella di frase raggruppa molte più note che rappresentano un’intera frase musicale.

     

                                                        Esempio di legature di portamento

     

    Ulteriori informazioni consulta:  Il discorso musicale

     

    Alterazioni a semiografia musicale

     

     

     

    Inoltre queste alterazioni possono essere di due tipi :

    • Cromatiche : Quando il nome della nota non cambia (Do – Do#)

     

     

     

    • Diatoniche : Quando il nome della nota cambia (Do – Re♭)

     

     

    Alterazioni costanti e transitorie

     

    Le alterazioni sono divisibili in altre due categorie, a seconda della durata del loro effetto:

     

     

        L’ alterazione vale anche per le note legate con legatura di valore oltre la battuta. In questo caso scrivere nuovamente l’alterazione metterebbe in difficoltà l’interprete. E’ certo che essendo di fronte ad una legatura di valore l’altezza di entrambe le note sarà uguale.

     

     Alterazioni di cortesia

     

       Le alterazioni di precauzione o di cortesia sono scritte generalmente tra parentesi. Non hanno effetto reale, ma servono a ricordare all’esecutore la giusta altezza della nota nei casi ambigui o difficili. Sono utili in caso di:

     

    Alterare una nota ma con intervallo di ottava

     

     

        Dobbiamo considerare che se alteriamo un si l’alterazione è posta accanto a quel si e non al si dell’ottava sopra. Ne deduciamo facilmente che l’alterazione vale solo per la nota alla quale è affiancata. Se invece la nota dell’ottava sopra la vogliamo alterata è necessario scriverlo chiaramente così come è necessario scriverlo nella stessa nota che però ha il simbolo di 8va…… sopra, perché la nota non è la stessa, essendoci il simbolo l’altezza è un’altra e l’alterazione deve essere riscritta. Per riassumere: le alterazioni valgono solo per la nota che esse precedono.

     

    Armatura di chiave

     

       Nella semiografia musicale, l’armatura di chiave è l’insieme delle alterazioni poste subito dopo la chiave. Queste alterazioni durano per tutto il brano e nella musica tonale vengono segnate in un ordine convenzionale prestabilito e derivante dal circolo delle quinte:

    • Fa, Do, Sol, Re, La, Mi, Si per i diesis, e nell’ordine inverso
    • Si, Mi, La, Re, Sol, Do, Fa per i bemolli.

    L’armatura di chiave ha per il musicista un doppio significato, pratico e teorico:

     

     

     

    Ulteriori informazioni consulta gli articoli: Semiografia – notazione musicale (parte 1), Semiografia -notazione musicale (parte 2), Semiografia – notazione musicale (parte 4).

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  • Semiografia – notazione musicale (parte 2)

    19 Min Read

    Semiografia musicale: è un insieme di segni e simboli usati per tradurre la musica in una partitura, e quindi registrare il suono sulla carta.

    È il risultato di secoli di ricerca ed evoluzione musicale, di conseguenza è un sistema complesso e articolato che comprende tutti i modi indispensabili per descrivere qualsiasi suono o voce che sia effetto di una tecnica musicale.

     

    I termini della semiografia musicale:

     

    Note musicali

     

    Una nota, nella notazione musicale, è un simbolo grafico usato per descrivere un suono. Nella musica moderna occidentale, le note sono scritte sul pentagramma in maniera da mostrare contemporaneamente laltezza e la durata del suono. Entrambe possono essere rappresentate da un unico segno o possono richiedere segni supplementari: le alterazioni, che cambiano l’altezza, i punti e le legature di valore, che incidono invece sulla durata.

    Le note musicali della scala diatonica sono sette. Nell’altezza dei suoni le note prendono i seguenti nomi in ordine crescente :

    do · re · mi · fa · sol · la · si

    Le note equivalenti a suoni che hanno frequenza uguale a una potenza intera (positiva o negativa) di due riguardo alle altre sono simili: l’intervallo indicato da queste note è detto ottava. Per questo motivo sono in genere chiamate con lo stesso nome. Tuttavia, per identificare una nota in maniera univoca si deve specificare anche l’ottava di appartenenza. Dopo la successione Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si, troviamo un altro suono simile al primo, ma in una posizione più acuta. Esso è sempre un Do. Anche per tutte le altre note della scala corrisponde la stessa regola. La differenza tra due Re posti l’uno sopra l’altro sta nel fatto che il secondo Re nasce dal doppio delle vibrazioni del primo, ecc.

     

     

    Osservando l’intera tastiera del pianoforte, noteremo che essa contiene sette ottave, che comprendono l’estensione da La-1 a Do 7(8)

     

    scala generale dei suoni

     

    Se teniamo presente la scala cromatica, ci sono altri suoni che si ottengono abbassando o alzando di un semitono le sette note diatoniche tramite bemolle (♭) e diesis (♯).

     

    La notazione letterale

     

    Una volta si usava una notazione di origine greca che usava le lettere dell’alfabeto. Tale notazione è ancora in uso nei paesi di lingua inglese.

    La notazione alfabetica medievale è rimasta in uso nei paesi anglosassoni e per questo oggi è molto diffusa a livello internazionale. Il sistema è semplice da ricordare. Basta pensare che il nome delle note è costituito dalle lettere dell’alfabeto e che si inizia a contare dalla nota La invece che dal Do. Il La è la nota sulla quale è basato il sistema temperato. La sua frequenza è infatti fissata a 440 hertz e gli altri suoni sono intonati di conseguenza. C’è dunque una buona ragione per partire dalla nota La, sebbene sia altrettanto ragionevole iniziare a contare e chiamare le note partendo dalla nota Do, in quanto Do è la prima nota della scala naturale maggiore.

     

     

                                              Scala di Do maggiore ascendente in notazione letterale

     

    La notazione letterale è ancora adesso in uso anche nei paesi di lingua germanica e di Europa Centrale (p. es. in Repubblica Ceca); nei paesi di lingua tedesca la lettera B indica solo il si bemolle, mentre H viene usata per il si naturale: in origine si usava solo la lettera B (minuscola: b)

     

    Le note sul pentagramma

     

    Le note scritte sul pentagramma sono dette anche figure musicali e possono distinguersi in figure di suono (le cosiddette note) e in figure di silenzio (le pause).

    Le figure musicali sono segni che indicano il valore (la durata) di ogni nota. Questi segni vengono posti sul pentagramma per indicare l’altezza esatta del suono (la nota musicale) da eseguire.

    Le figure musicali sono formate da tre elementi:

    • La testa della nota. Le parti di una nota: 1. La coda 2. Il corpo 3. La testa.
    • Il gambo.
    • Le code, o cediglie.

     

     

     

     

    La testa della nota è costituita da un cerchietto vuoto o pieno (bianco o nero) che, posizionato sul pentagramma indica l’altezza del suono (nota musicale). A volte al cerchietto si aggiunge una linea chiamata gambo. Al gambo possono essere aggiunte una o più code, dette cediglie. La posizione della testa delle note sul pentagramma determina la loro altezza e il loro nome.

    La durata delle note viene invece rappresentata:

    • Dal diverso colore della testa (bianco o nero)
    • Dalla presenza o meno del gambo
    • Dal numero delle cediglie

    Le figure musicali si misurano con multipli o sottomultipli di un valore di riferimento, cioè raddoppiati, quadruplicati, o dimezzati più volte rispetto all’unità di misura. Questo valore di riferimento, che comunemente corrisponde ad una pulsazione, viene chiamato quarto (semiminima)Le note possono avere valori superiori o inferiori al quarto (semiminima). 

    I multipli del quarto saranno:

    2/4 o 1/2 (2/4 = 1/2/): contiene due volte il quarto (1/4×2);

    4/4 o “intero” (4/4 = 1/1) o 2/2 (4/4 = 2/2): contiene quattro volte il quarto (1/4×4)

    I sottomultipli saranno:

    1/8 è contenuto due volte nel quarto (1/4:2);

    1/16 è compreso quattro volte nel quarto (1/4:4);

    1/32 è contenuto otto volte nel quarto (1/4:8);

    1/64 è compreso sedici volte nel quarto (1/4:16).

    Nella scrittura musicale le note con valori di durata da 1 a 4/4 si scrivono in modo diverso e hanno anche nomi diversi.

     

     

    Note con valori inferiori al quarto, cioè sottomultipli, si rappresentano:

     


     

    La biscroma o trentaduesimo è una nota musicale eseguita con la durata pari a un trentaduesimo del valore dell’intero (con la pausa corrispondente). È rappresentata da un cerchio (o ovale) pieno con un gambo verticale sul lato destro se rivolta in alto, sul lato sinistro se rivolta in basso e tre virgole (una linea ondulata).

     

     

    La semibiscroma o sessantaquattresimo è una nota musicale eseguita con la durata pari a un sessantaquattresimo del valore dell’intero. È rappresentata da un cerchio (o ovale) pieno con un gambo verticale sul lato destro (se rivolta in alto) o sul lato sinistro (se rivolta in basso) e quattro codette. Un simbolo simile è utilizzato per la pausa di croma della durata di 1/64 di semibreve.

     

    Una ulteriore suddivisione, in teoria, è possibile, ma l’uso musicale della frazione 1/128 è così eccezionale che si tratta solo di una curiosità. La fusa (o fusilla, quintina o centoventottesimo) è una nota musicale eseguita con la durata pari a un centoventottesimo del valore dell’intero. Essa è rappresentata da un cerchio pieno, con un gambo verticale sul lato destro se è rivolta in alto, e sul lato sinistro invece se è rivolta in basso. Attaccate al gambo sono presenti cinque cedette.

     

    Quando la nota possiede un gambo, questo può essere posizionato a destra e salire dalla testa della nota, oppure essere posizionato a sinistra e scendere dalla testa della nota, eccetto il caso della lunga e della massima. Nella maggioranza dei casi, per una questione di compattezza e facilità di lettura, il gambo si pone a destra se la nota si trova più in basso del rigo centrale, oppure a sinistra se si trova più in alto. Il loro valore, comunque, non cambia.

          Quando due o più note che posseggono delle code si trovano in successione, vengono collegate tra loro da tante linee  diritte quante sono le code.

    Ad esempio, due crome, quattro semicrome, oppure una croma e una biscroma, e una successione di croma, semicroma, biscroma e semibiscroma:

     

    Figure musicali delle note – Suddivisioni – Durata

     

     

    Per illustrare meglio il contesto ecco una tabella con i valori e nomi delle note e le loro rispettive pause (le pause sono i simboli che ci danno la  durata del silenzio nella musica svolgendo la stessa funzione delle note per il suono, ma senza altezza).  Il valore di una nota non è il valore di una durata assoluta, ma è relativa alla durata delle altre note. Nella seguente tabella, ogni simbolo è esattamente il doppio della durata del simbolo sottostante:

     

    In alcune terminologie (in uso specialmente in Germania e negli Stati Uniti), per indicare il valore di una nota si usa semplicemente la frazione:nota intera anziché semibreve, metà anziché minima, poi quarto, ottavo, sedicesimo, ecc.

    Esistono anche delle note che raramente si trovano all’interno della scrittura musicale, questo a causa del loro elevato tempo brevissimo o dell’eccessiva durata:

     

     

    Pentagramma

     

    Il pentagramma (dal greco pente = cinque – gramma = linea) è  formato da cinque linee orizzontali parallele e da quattro spazi fra esse compresi, (numerati a partire dal basso) su cui si scrivono le note e le pause musicali. 

     

    All’interno del pentagramma le note possono essere scritte sulle righe e negli spazi (quindi in nove posizioni diverse).

    Note sulle righe (partendo dal basso): MI – SOL – SI – RE – FA

     

     

    Note sugli spazi (partendo dal basso): FA – LA – DO – MI

     

    In relazione alla posizione che assumono nel pentagramma si determina il loro nome e la diversa altezza. All’inizio del pentagramma i musicisti pongono un segno, detto chiave, che serve per stabilire il nome e l’altezza delle note.

     

     

    Chiavi Musicali : sono uno degli elementi della semiografia musicale.

     

    La chiave musicale è il riferimento assoluto grazie al quale siamo in grado di stabilire l’altezza dei suoni e le posizioni delle note sul rigo. La chiave è collocata sempre all’inizio di un pentagramma. Può anche essere usata in un punto qualsiasi del pentagramma, ad esempio a metà di una battuta  per identificare il passaggio da una tessitura a un’altra.

    Esistono sette chiavi differenti (1 di Sol, 4 di Do , 2 di Fa) e sono :

    • Chiave di Violino (o di Sol) : Primo taglio addizionale sotto il rigo corrispondente a Do3
    • Chiave di Soprano (o di Do) : prima riga in taglio corrisponde al Do3
    • Chiave di Mezzosoprano (o di Do) : Seconda riga in taglio corrisponde al Do3
    • Chiave di Contralto (o di Do) : Terza riga in taglio corrisponde al Do3
    • Chiave di Tenore (o di Do) : Quarta riga in taglio corrisponde al Do3
    • Chiave di Baritono (o di Fa) : Quinta riga in taglio corrispondente a Do3
    • Chiave di Basso (o di Fa) : Primo taglio addizionale sopra il rigo corrispondente a Do3

    Queste chiavi sono messe in cosiddetto- Setticlavio

     

     

    : la chiave di SOL è solitamente posta sul secondo rigo ed è chiamata chiave di violino. È la più usata.

    : la chiave di DO posta sulla prima linea è chiamata chiave di soprano

    : la chiave di DO posta sulla seconda linea è chiamata chiave di mezzosoprano

    : la chiave di DO posta sulla terza linea è chiamata chiave di contralto

    : la chiave di DO posta sulla quarta linea è chiamata chiave di tenore

    : la chiave di FA posta sulla terza linea è chiamata chiave di baritono

    : la chiave di FA posta sulla quarta linea è chiamata chiave di basso

    Per ulteriori informazioni consulta pagina- Chiavi musicali,…

    Endecalineo – Endecagramma

     

    I due righi musicali più la linea centrale della chiave di do formano un endecagramma o endecalineo, cioè l’insieme di undici linee e dieci spazi.

     

    Se dividiamo in due parti la tastiera del pianoforte, avremo una parte grave, da Do3 La-1, ed una parte acuta: da Do3 Do7.

     

       Le note

    • più acute (da Mi3 verso l’alto) sono raffigurate da un pentagramma con la chiave di violino;
    • più gravi (da La 2 verso il basso) sono rappresentate con la chiave di basso.
    • scritte in un pentagramma con la chiave di violino comprendono l‘estensione che va da Mi3 a Fa4 e quelle in chiave di basso da La2 a Sol 1.

     

         Se vogliamo raffigurare le due parti della tastiera del pianoforte possiamo sovrapporre i due pentagrammi in chiave di violino e in chiave di basso lascando uno spazio tra essi. In questo spazio poniamo una linea. Avremo quindi due pentagrammi (ognuno con cinque linee e quattro spazi) più una linea mediana e due spazi. sulla nova linea e nei spazi scriviamo le note Re3, Do3 e Si2 che servono per unire i due pentagrammi, creando un solo insieme di linee e spazi. Questo nuovo insieme di linee è chiamato endecagramma o endecalineo (endeca = undici). Per distinguere con facilità il pentagramma in chiave di violino con quello in chiave di basso, invece della linea continua tra i due pentagrammi, verrà posto solo un piccolo frammento di linea quando esso sia necessario a scrivere la nota Do3, lasciando uno spazio vuoto tra i pentagrammi quando questa nota non occorra.

     

     

    La chiave di violino e di basso, possono anche essere “sostituite da una chiave di Do”, posta in corrispondenza della nota Do3, comune ad entrambe le chiavi.

    Con l’endecagramma possiamo comprendere l’estensione delle note da Sol1 a Fa4.

     

    Questa estensione tuttavia non è sufficiente a rappresentare tutte le note di una tastiera. I musicisti quindi hanno creato altri modi per coprire, con solo due chiavi, tutto l’insieme dei suoni musicali

     

                                                             Rigo per organo, pianoforte, arpa

     

    Tagli addizionali – aggiuntivi

     

     Sul pentagramma si possono scrivere solo undici note. Ma il discorso musicale sorpassa spesso questo limite. In questo caso le note vengono scritte sopra o sotto il pentagramma (a seconda se si sale verso l’acuto o si scende verso il basso) aggiungendo delle brevi lineette, che si chiamano tagli addizionali e simboleggiano altre linee ideali del pentagramma. In tal modo potremo completare la scrittura dell’estensione dei suoni.

     

     

    Tutte le note del pianoforte sono presentate nel pentagramma:

     

     

    Analizzando tutte le note raffigurate, osserviamo immediatamente che è difficile leggere suoni estremamente gravi ( da Mi6 a Do7, o da Do1 a La-1 ), in quanto troppe righe sono difficili da contare con immediatezza. Poi non esiste una regola precisa che stabilisce il numero di tagli che si possono aggiungere sopra e sotto il rigo, ma è buona norma limitarne l’uso a un massimo di quattro.

     

    I musicisti in tal caso utilizzano, per facilitare la lettura di queste note un altro sistema. Si usa un segno – una linea tratteggiata con un “8” o un “15” – con la quale indicano che i suoni posti sopra o sotto la linea devono essere alzati o abbassati di otto note (un’ottava) o di quindici note (due ottave).

     

    Esempio:

    La lettura del primo endecagramma potrà essere facilitata con l’utilizzo dei segni presenti nel secondo endecagramma.

     

     

    Segni di prolungamento del suono

     

    Sono segni che accrescono la durata dei valori musicali. Essi ci consentono di aumentare il valore della nota oltre la sua normale durata permettendo la creazione di suoni che normalmente non sarebbe possibile definire con un convenzionale segno grafico. Per ottenere tutti i valori possibili, la semiografia musicale utilizza la legatura  e il punto di valore e la corona.

     

    Legatura di valore

     

    Nella semiografia musicale, la legatura di valore è utilizzata per sommare la durata di due o più note che hanno la stessa altezza. È una linea curva che unisce due o più note della identica altezza. Per esempio, due minime legate hanno lo stesso valore di una semibreve.

     

     

     

                                                                          Un esempio

     Essa può essere usata come alternativa al punto di valore, a condizione che sia posta su due o più note della stessa altezza, e permette di unire tra loro anche valori molto diversi tra loro, come un Do3 semibreve con un Do3 semibiscroma. A differenza del punto di valore, la legatura di valore non è obbligata a procedere di metà in metà (1/4 puntato = 1/4+1/8) ma permette la creazione di valori del tutto nuovi e al servizio dell’espressione e della creazione compositiva.

     

     

     

     

    Punto di valore

     

    Punto di valore è posto alla destra della nota o pausa e la sua funzione è prolungarne la durata di metà del suo valore. Si possono mettere due ed anche tre punti dopo una nota o una pausa. in questi casi: il secondo punto aumenta il valore della nota della metà del primo, e il terzo della metà del secondo.

     

    • punto doppio – aumenta della metà il valore del primo punto
    • punto triplo – aumenta della metà il valore del secondo punto

     

     

    Punto coronato – Corona

     

      La corona collocata sia sopra una nota, sia sopra una pausa, indica che quella nota o quella pausa possono essere prolungate per una durata a discrezione dell’esecutore. Suono e silenzio, con il punto coronato, possono essere prolungati liberamente.

    Il prolungamento dovuto ad un arresto del moto musicale e non ad un aumento del valore della nota. Questo segno si  utilizza per tutte quelle note che non possiedono un esatta durata musicale. Nonostante la libertà di questa permesso  musicale si è soliti mettere questo segno sopra la nota di durata più vicina al valore che si desidera ottenere in modo da fornire un valido riferimento all’esecutore.

    La corona (detta anche punto coronato) consiste in un punto sormontato da una breve linea ad arco, il quale , messo sopra (o sotto)    a una nota o una pausa.

     

    Spesso la corona è accompagnata con qualche aggettivo atto a meglio precisarne la durata.

     

     

    Battuta o misura musicale

     

    La battuta (o misura) è quel frammento di pentagramma che viene racchiuso fra due righe verticali chiamate stanghette. Le stanghette  sul pentagramma  indicano l’inizio e la fine della battuta stessa (tale fine coincide con l’inizio della successiva). Ciascuna battuta raggruppa lo stesso valore di note: la somma dei valori delle note dentro una battuta è la stessa per tutte le battute del pentagramma. Questo valore totale non è casuale e può variare da uno spartito all’altro. Viene indicato da una frazione posta all’inizio dello spartito stesso e subito dopo la chiave musicale, che prende il nome di tempo.

     

    Nell’esempio in figura qui sopra ciascuna battuta dovrà contenere un valore totale di 4/4. Tale valore può essere ottenuto in un’infinità di modi, ricordando i valori musicali di ciascuna nota (ma anche quelli delle pause):

    • Due minime
    • Quattro semiminime
    • Due semiminime + quattro crome
    • Eccetera. 

     

     

    Battute semplici

     

       Si intendono misure semplici quelle in cui ogni tempo è rappresentato da un valore semplice. In questo tipo di misure, al numeratore si trovano i numeri 2, 3 e 4.

    Binaria

       La misura semplice binaria è formata da due tempi, il primo forte e il secondo debole. Esempi: 2/2, 2/4, 2/8. Un ritmo binario, come il 2/4 caratterizza il tempo di marcia

    Ternaria

       La misura semplice ternaria è formata da tre tempi: il primo è forte, il secondo e il terzo deboli. Esempi: 3/2, 3/4, 3/8. Un brano scritto con battute di 3/4 può essere un valzer, o uno scherzo, oppure un minuetto o uno dei tanti altri ritmi ternari. 

    Quaternaria

       La misura semplice quaternaria è formata da quattro tempi: il primo tempo è forte, il secondo è debole, il terzo è mezzo forte e il quarto è debolissimo ( mezzoforte ). Esempi: 4/2, 4/4, 4/8. Un ritmo quaternario come 4/4 caratterizza il tempo di tango.

    Un ritmo di 4/4 può anche essere indicato con simbolo:  
    Il tempo di 2/2 può essere abbreviato con il simbolo C tagliato verticalmente.

          Questi ultimi due tempi si equivalgono come durata, tuttavia ritmicamente sono differenti; ciò che li differenzia fondamentalmente è che: il tempo 2/2 è un tempo che ha due movimenti , il primo in battere ed il secondo in levare; è talvolta chiamato tempo di marcia proprio per questa sua caratteristica.
    Il 4/4 è un tempo in cui il dimezzamento fra una parte ‘forte’ ed una parte ‘debole’ è molto meno accentuato; è suddiviso in 4 movimenti: forte, in battere ( il primo movimento ), debole, in levare ( il secondo movimento ), mezzoforte, in battere ( il terzo movimento ) ed infine debole, in levare ( il quarto movimento ). 

       Battute composte

     Si intende misura composta quella in cui i tempi si possono dividere per tre. Se si vuole ottenere la rispettiva misura composta di una semplice si deve moltiplicare per tre il numeratore e per due il denominatore. Esempio: 2/4 → 6/8; 3/4 → 9/8; 4/4 → 12/8. Per gli accenti metrici e ritmici valgono le stesse regole.

        Battute miste – Si dicono misure miste quelle composte dall’unione di misure semplici e composte oppure di un tempo di misura semplice ed uno di misura composta. Le più diffuse sono la misura quinaria e la settenaria che hanno un solo accento forte sul primo tempo. Esempio: La misura 5/4 è formata dall’accoppiamento di una 3/4 + 2/4 e viceversa, gli accenti ritmici sugli altri tempi sono tutti deboli; il senso di 3/4 + 2/4 o 2/4 + 3/4 lo dà il compositore con l’accento dinamico sulle note. Stessa cosa vale per la misura settenaria formata da una di 3/4 e una di 4/4. Le misure miste possono essere di due tipi: semplici e composte. Esempio: 5/4 = 15/8, 7/2 = 21/4.

     

    Stanghette

     

    Stanghette : Esse hanno la funzione di agevolare la lettura dello spartito raggruppando le note in frazioni di uguale durata temporale, ma anche se le stanghette verticali indicano l’inizio e la fine di una battuta non ne determinano la durata, per quello si fa sempre riferimento al tempo.

    Esistono più tipi di stanghe ed ogni una di loro svolge un ruolo specifico :

     

    Le stanghette verticali determinano l’inizio e la fine di una battuta, la stanghetta di chiusura di una battuta coincide sempre con la stanghetta di apertura della battuta successiva (tranne che nel caso della battuta finale).

    La stanghetta doppia segnala una variazione importante all’interno del brano, le variazioni  più frequenti sono il tempo e l’agogica.

    La stanghetta di chiusura indica la conclusione del brano.

     

    Ulteriori informazioni consulta articoli : Semiografia – notazione musicale (parte 1), Semiografia – notazione musicale (parte 3), Semiografia – notazione musicale (parte 4)