• Interpretazione musicale

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    L’interpretazione è la linfa vitale della musica, senza di essa avremmo esecuzioni che farebbero a gara ad essere il più monotone e identiche possibili – una museificazione dell’opera d’arte che le renderebbe solo molto noiose. Da ascoltatore posso dire che l’inestimabile ricchezza della musica consiste proprio nella diversità di interpretazioni: non c’è ne una uguale a un’altra. 

    Ma come si fa a riconoscere se un’interpretazione di un brano è completamente illogica, insensata e inattendibile? Quali sono i limiti da non oltrepassare affinché un’opera non sconfini dal plausibile all’inaccettabile? Un autore può fare ciò che vuole della propria opera, rimane sempre il suo autore; un interprete, invece,  non è nella stessa condizione di libertà.

     

    Riguardo al tema delle interpretazioni, trovo illuminante, eloquente e concisa la riflessione di Busoni in questo passo straordinario:

     

    “L’esecuzione della musica proviene da quelle libere altezze dalle quali la musica stessa è discesa. Quando essa corre il rischio di divenire terrena, all’esecuzione spetta di risollevarla , aiutandola a ritrovare il suo originario «librarsi». La notazione , la scrittura di pezzi musicali, é in primo luogo un ingegnoso espediente per fissare un’improvvisazione, sì da poterla far rivivere in un secondo tempo. Ma tra questa e quella corre lo stesso rapporto che tra il ritratto e il modello vivo. L’esecuzione deve sciogliere la rigidità dei segni e rimetterli in movimento. Invece i legislatori pretendono che l’esecutore riproduca la rigidità dei segni e considerano la riproduzione tanto più perfetta quanto più si attiene ai segni. Quello che il compositore necessariamente perde della sua ispirazione attraverso i segni, l’esecutore deve ricrearlo attraverso la sua propria intuizione. Per i legislatori, appunto, i segni sono ciò che più importa e sempre più importanza acquistano: la musica nuova viene dedotta dai segni antichi, essi significano la musica stessa. Se dipendesse dai legislatori, lo stesso pezzo dovrebbe essere suonato  sempre nell stesso movimento ad ogni esecuzione, poco importa per opera di chi ed in quali circostanze. Ma questo non è possibile; la natura alata ed espansiva del divino fanciullo vi si oppone; essa esige il contrario. Ogni giorno comincia in modo diverso dal precedente e pur sempre con un’aurora. Grandi artisti suonano le loro proprie opere in modo sempre differente, le riplasmano secondo l’ispirazione del momento e affrettano e trattengono i tempi – in un modo che non è possibile fissare sulla carta – e sempre secondo rapporti suggeriti da quella «eterna armonia».

    Allora il legislatore si irrita e rimanda il creatore al suo stesso testo. E allo stato attuale della cose si dà ragione al legislatore.

    DA “Abbozzo di una nuova estetica della musica”

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