Corona (punto coronato) Crescendo Cromatico

Corona (punto coronato)

 

      La corona (detta anche punto coronato) consiste in un punto sormontato da una breve linea ad arco, il quale , messo sopra (o sotto)    a una nota o una pausa ne indica prolungamento di durata a piacere dell’esecutore. Il prolungamento dovuto ad un arresto del moto musicale e non ad un aumento del valore della nota. Questo segno si  utilizza per tutte quelle note che non possiedono un esatta durata musicale. Nonostante la libertà di questa permesso  musicale si è soliti mettere questo segno sopra la nota di durata più vicina al valore che si desidera ottenere in modo da fornire un valido riferimento all’esecutore.

                                                                                            Corona – Punto coronato

   

 

      Spesso la corona è accompagnata con qualche aggettivo atto a meglio precisarne la durata.

                                                                                        Beethoven 5-ta Sinfonia 

     La corona può trovarsi anche su un qualunque segno convenzionale di interruzione o respiro e su una stanghetta spazzabattuta, per indicare una interruzione quasi incidentale fra la battuta precedente e quella seguente.

 

 

 

Crescendo 

 

 

       Il crescendo è un’indicazione dinamica musicale che prevede l’aumento graduale dell’intensità del suono. Nella terminologia musicale il termine più appropriato è quello di “dinamica”. La “dinamica” è la gestione delle intensità sonore da adottare nella sua esecuzione. Il cambiamento di dinamica può essere improvviso oppure progressivo. In questo caso si usano espressioni testuali come cresc. (crescendo, aumentando il volume) e dim. (diminuendo), talvolta accompagnate da poco a poco.

      Il crescendo è contrario del diminuendo e può essere usato in concomitanza con esso per creare determinati effetti. Viene indicato col segno “<“, una forcella che aprendosi rappresenta l’aumentare dell’intensità sonora.

  La forcella ha un aspetto di freccia dove la parte “chiusa” riguarda l’inizio – il “piano” – e gradatamente si allarga per ottenere il “forte”. Se questa forcella non presenta indicazioni di lettere è l’esecutore – o il direttore d’orchestra – che decide l’intensità di partenza e anche la “progressione” fino ad arrivare ad un determinato “forte”. Se invece è il compositore a volere dei limiti allora inserirà – magari all’inizio o alla fine – qualche lettera, ad esempio una “p” o “pp” per dire piano o pianissimo come punto di partenza o una “f”, “ff”, “fff” ecc.  per il forte o il fortissimo come punto di arrivo. Altro fattore legato proprio all’aspetto visivo di questa “forcella” può essere la “lunghezza” che può variare a seconda della durata della frase musicale. Se vedo una forcella breve e aperta “immediatamente” il mio occhio, istintivamente, mi suggerisce di partire piano e velocemente andare sul forte; se invece è lunga e si protrae inevitabilmente la progressione dovrà essere più lenta ma costante. E questo è l’aspetto grafico

 

 

Crescendo rossiniano

 

    Il crescendo rossiniano è una particolare applicazione del crescendo utilizzata specialmente dal compositore Gioachino Rossini, da cui prende il nome. Episodio musicale che risulta nella ripetizione continua e prolungata di formule melodiche ritmate con passaggio graduale dal pianissimo al fortissimo. La tecnica consiste nella ripetizione di alcune battute da parte dell’orchestra, nella quale le sezioni di strumenti entrano gradualmente, e nel contempo eseguono un crescendo dinamico, accompagnato spesso, a seconda della direzione, da un accelerando agogico.

Alcuni esempi:

  • da Il barbiere di Siviglia:
  • finale della Sinfonia;
    • aria La calunnia è un venticello;
  • finale del 1° atto;   
  • da L’Italiana in Algeri’:
  • finale della Sinfonia;
  • da Guglielmo Tell, la fanfara finale della sinfonia.

Gioacchino Rossini – Il barbiere di Siviglia

Gioacchino Rossini – Guglielmo Tell – Overture

Cromatico

    Cromatico: due suoni vengono definiti cromatici quando mantengono lo stesso nome nonostante il variare della loro altezza.

Come si vede nell’immagine il suono varia di mezzo tono alla volta, pertanto il suono varia mantenendo sempre la denominazione “Do”

Ulteriori informazioni consulta –Appunti di teoria ed armonia musicale, Diatonico, Scale, Tono, Suono,

close

Iscriviti alla mia mailing list se sei interessato alla mia attività di composizione e al mio blog o ti interessa la didattica per ottenere contenuti esclusivi direttamente nella tua mail

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: