Enarmonico Endecagramma Estensione vocale

Enarmonico (Enarmonia)

 

     Si chiamano suoni enarmonici omofoni due suoni i quali pur avendo nome diverso hanno una identica altezza. Come per un suono isolato tale interpretazione può essere estesa a un intero accordoDo con un diesis è Do diesis, Re con un bemolle è Re bemolle: sul pianoforte queste due note sono rappresentate dallo stesso tasto nero, e per ciò diciamo che esse sono enarmonicamente equivalenti. Una nota enarmonica è proprio come una parola con due pronunce ma un solo significato. Il diagramma del circolo delle quinte mostra che Si  e Re♭♭ sono entrambi enarmonicamente equivalenti a Do. L’uso di una o dell’altra dipende dal loro significato grammaticale, è chiaro per esempio, che il settimo grado della scala di sol maggiore è fa non solSpesso si trovano anche tonalità enarmonichecome ad esempio re♭ maggiore e do♯ maggiore

 

 

 

  Esempio delle note enarmoniche:  

                                                  Sol= La♭                       Mi = Fa

 

Intervalli enarmonici

 

    Per effetto del sistema temperato avviene spesso, che suonando al pianoforte due intervalli, diversi sulla carta, essi risultino uguali. Ciò è particolarmente evidente quando gli intervalli vengono eseguiti isolati, fuori da un contesto musicale che ne chiarirebbe il significato. Un buon esempio è la seconda eccedente, il cui effetto sonoro non può essere distinto da quello della terza minore. Si dice in questi casi che un intervallo è l‘equivalente enarmonico dell’altro. Quando però sentiamo questi intervalli in un contesto armonico la differenza diventa chiaramente avvertibile.

 

 

 

Accordi enarmonici

 

     Quella parte dellarmonia che tratta tale argomento prende il nome di enarmonia, la quale può essere definita come la possibilità di trascrivere un accordo che sia omofono ma non omologo. La varia interpretazione di un accordo, dovuta alla diversa scrittura, può provocare risoluzioni impreviste che portano talvolta a tonalità anche lontane da quella di partenza. Per cui l’enarmonia, come le risoluzioni eccezionali degli accordi dissonanti, costituisce un fattore importante nella modulazione.

Gli accordi nei quali si applica l’enarmonia sono di:

  • 7ª diminuita
  • 5ª diminuita
  • 5ª aumentata
  • e quasi tutti gli accordi contenenti alterazioni.

 La trasformazione enarmonica dei primi tre accordi si basa sui seguenti principi:

  • negli accordi di 7ª diminuita e di 5ª diminuita ogni nota dell’accordo può essere considerata come sensibile di altra tonalità.
  • nell’accordo di 5ª aumentata ogni nota dell’accordo può essere considerata come fondamentale di un altro accordo di 5ª aumentata.

 

 

Settime diminuite e triadi aumentate in enarmonia

 

 

      Ogni singolo suono componente di una settima diminuita o di un triade eccedente può divenire fondamentale di un’altra settima diminuita, i cui suoni componenti saranno tutti gli stessi del precedente accordo, alcuni però trascritti in relazione enarmonica.

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 Qui gli accordi in progressiva trasformazione enarmonica sono scritti sempre allo stato generatore (in stato fondamentale e per terze) solo per farne risaltare la rispettiva autonomia. Nella prassi compositiva invece è la singola trasformazione enarmonica, e dunque la relativa modulazione posta simultaneamente in essere, ad essere messa in rilievo di volta in volta.
 

 

Trasformazione enarmonica degli accordi contenenti alterazioni

 

 

     Ciascuno dei 12 suoni della scala cromatica contenuti nell’ottava giusta può essere valutato, nell’effetto, come sensibile di altrettante scale maggiori minori, ma non sempre nel modo in cui è scritto. La trasformazione enarmonica per cui come è indicato sotto:

  • tutte le note col  diventano note col  senza: il Doche diventa Si e senza Il Fa che diventa Mi;
  • tutte le note col  restano col ;
  • qualsiasi le note  col♮ restano col  meno: il Do♮ che diventa Si♯, il Fa che diventa Mi♯, il Re può essere trasformato in Do× , il Sol può essere trasformato in Fa×, il La può essere trasformato in Sol×
     

Esempio dell’enarmonia

 

 

     Secondo il Fétis, W. A. Mozart sarebbe stato il primo a introdurre l’enarmonia nel nostro sistema musicale, ma dice il  De Santis (Op. cit.) che « l’affermazione dell ‘illustre storico è infondata vien distrutta dalla semplice lettura delle opere di Rameau ». Per avvalorare la sua asserzione riporta il terzetto delle Parche dell’opera Ippolito e Aricia del Rameau rappresentata a Parigi il 1º ottobre 1733:

Ulteriori informazioni consulta: Armonia, Accordo, Alterazioni, Circolo delle quinte, Grado di scala Scale, Sistema temperato, Modulazione.

 

 

Endecagramma (Endecalineo)

 

    I due righi musicali più la linea centrale della chiave di do formano un endecagramma o endecalineo, cioè l’insieme di undici linee e dieci spazi.

 

 

   Se dividiamo in due parti la tastiera del pianoforte, avremo una parte grave, da Do3 La-1, ed una parte acuta: da Do3 Do7.

 

   Le note

  • più acute (da Mi3 verso l’alto) sono rappresentate da un pentagramma con la chiave di violino;
  • più gravi (da La 2 verso il basso) sono rappresentate con la chiave di basso.
  • scritte in un pentagramma con la chiave di violino comprendono lestensione che va da Mi3 a Fa4 e quelle in chiave di basso da La2 a Sol 1.

 

     Se vogliamo rappresentare le due parti della tastiera del pianoforte possiamo sovrapporre i due pentagrammi in chiave di violino e in chiave di basso lascando uno spazio tra essi. In questo spazio poniamo una linea. Avremo quindi due pentagrammi (ognuno con cinque linee e quattro spazi) più una linea mediana e due spazi. sulla nova linea e nei spazi scriviamo le note Re3, Do3 e Si2 che servono per unire i due pentagrammi, creando un solo insieme di linee e spazi. Questo nuovo insieme di linee è chiamato endecagramma o endecalineo (endeca = undici). Per distinguere con facilità il pentagramma in chiave di violino con quello in chiave di basso, invece della linea continua tra i due pentagrammi, verrà posto solo un piccolo frammento di linea quando esso sia necessario a scrivere la nota Do3, lasciando uno spazio vuoto tra i pentagrammi quando questa nota non occorra.

 

 

 

     La chiave di violino e di basso, possono anche essere “sostituite da una chiave di Do”, posta in corrispondenza della nota Do3, comune ad entrambe le chiavi.

 

  Con l’endecagramma possiamo coprire l’estensione delle note da Sol1 a Fa4.

 

 

   Questa estensione tuttavia non è sufficiente a rappresentare tutte le note di una tastiera. I musicisti quindi hanno creato altri modi per coprire, con solo due chiavi, tutto l’insieme dei suoni musicali

 

Ulteriori informazioni consulta: Chiavi musicali, Pentagramma, Semiografia musicale

 

Estensione vocale 

 

      Lestensione vocale è l’ambito dei suoni, dal più grave al più acuto, che la voce umana può produrre, generalmente variabile tra 80 Hz e 1500 Hz circa. A differenza degli strumenti musicali, che hanno un’estensione di solito ben definita, la voce umana è molto flessibile. Un cantante professionista possiede almeno due ottave di estensione. Esistono però cantanti di entrambi i sessi che raggiungono e superano anche le tre ottave. La fonte sonora più antica e spontanea che possa coscientemente dar origine alla musica, è la voce umana. Il fattore essenziale nella produzione del suono è il moto che nasce da un corpo in vibrazione, generante onde di compressione – rarefazione nell’aria. La voce umana si comporta secondo lo stesso principio: il suono è prodotto dalla vibrazione delle due piccole corde vocali tese attraverso la laringe della nostra gola. Queste corde sono poste in vibrazione dall’aria emessa dai polmoni. L’altezza del suono prodotto dipende dalla tensione delle corde vocali. Più le corde sono tese, più il suono prodotto è alto e viceversa. Il suono è rinforzato dalle cavità della bocca, naso e testa, che fungono da casse di risonanza. Il timbro della voce dipende dalla qualità e flessibilità delle corde.  Le quattro categorie basilari della voce umana, che sono usate indicare tanto l’estensione quanto il colore del suono sono: basso, tenore, contralto e sopranoTutte assieme, questi voci coprono il seguente ambito approssimativo: 

 

 

Ancora oggi si sono utilizzate per classificare i registri:

  • femminili – soprano, mezzosoprano, contralto;
  • maschili  –  tenore, baritono, basso.

 

La voce dei bambini, per il suo colore indeterminato, non ancora formato, viene definita voce bianca. 

 

 

 

Formazione del rigo per le voci

 

    Per facilitare la lettura delle note di ciascuna voce o strumento, i musicisti hanno creato delle chiavi adatte alla loro estensione, al fine di poter mantenere le note, per quanto possibile, all’interno del rigo musicale. Poiché ciascuna voce ha unestensione media di 13 o 14 suoni, per poter scrivere tutta l’estensione di una voce potrebbero bastare le note poste all’intero di un solo pentagramma (9 note), con l’aggiunta di pochi altri suoni scritti sopra o sotto il rigo.

 

Le voci femminili

 

CONTRALTO

 

     La voce di contralto è la più grave delle voci femminili. La sua estensione gravata intorno al Do centrale (Do3). Il Do3 è il punto di riferimento nelle chiavi di Do ed è posto al centro della chiave, in corrispondenza di una piccola cuspide, oppure, specialmente nella musica manoscritta, tra due puntini.

 

 

 

      Per scrivere le note della voce di contralto si è scelto di utilizzare una chiave di Do, in cui il Do3 è posto sulla terza linea del pentagramma. Le linee del pentagramma si contano dal basso verso l’alto. Una volta posta la chiave , la linea sulla quale è posto il Do (o il Fa o il Sol) prende il nome di linea della chiave. L’estensione del contralto è delimitata da Fa2, situato sulla seconda linea inferiore, e Fa4, posto sulla quinta linea superiore (le linee si contano rispetto alla linea della chiave).

 

MEZZOSOPRANO

 

      La voce di mezzosoprano, che copre l’estensione media La2 – Sol4, pone la nota Do3 sulla seconda linea. In questo modo l’intera estensione media è compresa tra la prima linea inferiore e poco oltre la quinta linea superiore.

 

 

 

SOPRANO

 

    Estensione della voce di sopranoche si estende da Do3, a Do5, pone Do3 sulla prima linea.

 

 

 

La voce dei bambini -la voce bianca

 

     La voce bianca è particolarmente estesa nel registro acuto. Per le esigenze di lettura non si utilizza la chiave di Do, in quanto si dovrebbe porre la nota Do3 sotto il pentagramma.

 

 

    Per risolvere questo inconveniente, si stabilito un nuovo punto di riferimento, che è il Sol3. Questa chiave è chiamata chiave di violino chiave di Sol o anche di canto di sopranino.

 

 

L’estensione media delle voci bianche è La2 – Mi4.

 

Le voci maschili

 

TENORE

 

Rispetto alla voce di contralto, il tenore si estende verso i suoni gravi di due o tre suoni ulteriori. Il rigo per la voce di tenore ha come punto di riferimento la nota Do3, posta sulla quarta linea del pentagramma. Lestensione media del tenore è Do2 – Do4.

 

 

BARITONO

 

Il baritono, cosi come voce bianca, utilizza per esigenze di lettura una chiave differente da quella di Do. In questo caso il punto di riferimento della nuova chiave è il Fa2, che è collocata sulla terza linea del pentagramma. Questa chiave , analogamente a quella di basso. La nota di riferimento Fa2 è posta tra due punti, anziché essere nella cuspide al centro della chiave.

 

 

 

BASSO

 

Anche la voce di bassoche per la sua estensione è denominata voce grave, ha come punto di riferimento della chiave la nota Fa2, posta sulla quarta linea del pentagramma.

 

 

Tavola dimostrativa  della formazione del rigo per le voci

 

 

 

Ulteriori informazioni consulta : Chiavi musicali

 

 

Esempi di estensione vocale

 

     I limiti dell’ambito di estensione vocale possono essere ampliati in entrambe le direzioni da cantanti solisti. Presentiamo ora per ciascuno voce un esempio scelto fra più noti:

                                        Mozart, Alleluja dal mottetto Exultate, jubilate (soprano)

                                       Bach, Aria dalla Passione secondo san Matteo (contralto)

 

                                                          Verdi, Messa da Requiem (tenore)

    Si noti che la parte di tenore, quando è scritta in chiave di violino, in realtà si esegue un’ottava più bassa. Solo per ragioni di comodità la si scrive così, in modo da adoperare un numero minore di linee supplementari.

 

 

                                            Mozart, Aria di Sarastro dal Flauto magico (basso)

 

Ulteriori informazioni consulta : Chiavi musicali

 

 

Estensioni degli strumenti

 

 

      Gli strumenti si differenziano anche per la loro estensionecioè per la gamma di suoni che sono in grado di emettere, dal suono più acuto a quello più grave. Alcuni strumenti ( come il pianoforte, l’organo e gli strumenti elettronici ) hanno un’estensione molto ampia. Possono coprire tutta l’estensione dei suoni riservati alla musica, da circa 27,5 a 4800 Hz (7902 Hz, nota Si7, nell’organo da concerto).

Nell’immagine che segue sono rappresentate le estensioni dei più importanti strumenti dell’orchestra, con quella del pianoforte.

 

Registri (estensioni) degli strumenti ad arco, a percussione, a fiato riferiti alla tastiera del pianoforte.

 

 

      Vengono definiti traspositori quegli strumenti che, per costruzione, generano naturalmente dei suoni che non appartengono alla scala di Do maggiore. Sono, in generale, strumenti a fiato (come la tromba, il clarinetto, il corno inglese, il corno), il cui canneggio è stato tagliato in modo da eseguire naturalmente melodie in tonalità diverse da Do. Questi strumenti, per comodità, leggono le note nella tonalità semplice, cioè in quella di Do maggiore, ma in realtà eseguono i suoni nella propria tonalità di appartenenza.

 

     Alcuni strumenti non appartengono ad alcuna famiglia orchestrale. Essi sono: il pianoforte, il clavicembalo, l’arpa, l’organo, la chitarra, il mandolino, gli strumenti elettronici in generale, ecc. Generalmente essi non fanno parte stabilmente dell’orchestra (a eccezione dell’arpa). Per le loro peculiari caratteristiche, (che li rendono in grado di eseguire melodie e armonie), tali strumenti hanno spesso il ruolo di solisti.

 

Formazione del rigo per gli strumenti

 

     Così come per le voci, anche gli strumenti musicali leggono nelle chiavi musicali che meglio si adattano al proprio registro.

 

      Gli strumenti di registro acuto come il flauto, il violino, l’ottavino, l’oboe, si servono della chiave di Sol. Gli strumenti di estensione media, come la viola o il trombone contralto, si servono della chiave di contralto. Il fagotto, il violoncello nella parte più acuta della loro estensione useranno la chiave di tenore. Invece il fagotto e il violoncello nella sezione grave dello loro registro, il trombone basso, il controfagotto, il contrabbasso, che sono strumenti di estensione grave, utilizzano la chiave basso. La stessa chiave è utilizza anche timpano, l’unico tra gli strumenti a percussione a leggere in questa chiave.       Il pianoforte, l’organo e l’arpa, che hanno un’estensione molto ampia usano contemporaneamente due chiavi, quella di violino (di Sol) e quella di basso (di Fa)collocando al di sopra e di sotto della linea della chiave due pentagrammi. Il rigo così formato si chiama endecagramma o endecalineo.

 

Ulteriori informazioni consulta: Pentagramma, Chiavi musicali, Altezza, Semiografia musicale

 

 

 

 

 

 

 

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