Frequenza Fuga

Frequenza

    Il suono è prodotto dalle vibrazioni di un corpo elastico (la corda di un pianoforte o di una chitarra, la membrana di un tamburo, le corde vocali, ecc.). L’altezza di un suono dipende dalla quantità di vibrazioni prodotte in un secondo. Queste vibrazioni, diffondersi, determinano in successione delle compressioni e delle rarefazioni che si divulgano nell’aria sotto forma di onde di pressione o onde acustiche.

    Maggiore è il numero di vibrazioni, ossia la loro frequenza, più il suono è acuto; minore è il numero di vibrazioni, più il suono è grave.

   L’unità di misura della frequenza è l’Hertz (indicato con il simbolo Hz). Un suono con la frequenza di 1000 Hz è prodotto da un corpo che vibra 1000 volte in un secondo. 

La figura che segue rappresenta un ‘onda sonora

    La distanza tra due creste, sull’asse delle X, si chiama lunghezza d’onda. La lunghezza dell’onda è in relazione con laltezza del suono. La distanza tra l’asse e la cresta dell’onda, invece, costituisce l’ampiezza dell’onda stessa che rappresenta l’intensità del suono.

    Il suono viaggi nell’aria alla velocità di circa 340 metri al secondo, ma le onde sonore possono propagarsi anche nei liquidi e nei solidi, raggiungendo velocità superiori.

    In acustica, la scienza specifica che studia i fenomeni sonori, si stabilisce una differenza precisa tra suono e rumore. Si basa sulla diversa qualità delle vibrazioni da cui i fenomeni stessi sono prodotti:

  • se le vibrazioni sono regolari è un suono determinato, preciso, sempre identificato da un nome: Do, Re, Mi…;
  • se le vibrazioni sono irregolari è un rumore, cioè un suono indeterminato e impreciso.

In campo musicale questa differenza è ormai per molti aspetti superata. Anche il rumore, infatti, se organizzato e inserito in un progetto che lo rende significativo, può diventare musica.

     L’orecchio umano è in grado di percepire suoni o rumori compresi all’incirca tra 16 e 20000 vibrazioni al secondo. Questo intervallo costituisce il campo uditivo umano, varia da individuo a individuo e può subire delle alterazioni con l’età. Al di sopra e di sotto di questo campo uditivo esistono gli ultrasuoni, con oltre 20000 vibrazioni al secondo, percepibili da alcune specie animali, e gli infrasuoni, con meno di 16 vibrazioni al secondo.

     Nella pratica musicale si utilizzano i suoni prodotti da una frequenza minima di 27,5 Hz ad una massima di 4186 Hz (estensione del pianoforte), in quanto i suoni oltre questi due limiti risultano poco piacevoli a udirsi.

Ulteriori informazioni consulta: Suono, altezzaintensità, vibrazioni,

 

Fuga

     Composizione polifonica, per voci o strumenti, basata sull’imitazione, e precisamente sul rincorrersi di due temi fondamentali (uno principale, detto soggetto, e uno di accompagnamento, detto controsoggetto) che passano di voce in voce a distanze prestabilite e secondo determinate regole tonali. Ogni ciclo di entrate è diviso dall’altro da un piccolo sviluppo tematico (che varia di volta in volta) detto divertimento. Termina con lo stretto (o gli stretti) in cui le distanze che separano le entrate delle voci nell’esecuzione dei suddetti temi circolanti, vengono sempre più ravvicinate, modificando talvolta anche la figurazione dei temi stessi (soggetto e controsoggetto) per aggravamento o per diminuzione. 

Struttura

    La fuga è convenzionalmente divisa secondo tre sezioni:

  • esposizione,
  • sezione centrale – sviluppo,
  • sezione finale – coda.

     L’esposizione è la prima parte della fuga, nella quale il soggetto viene presentato una o più volte in ciascuna parte (o voce) e, di seguito, il controsoggetto.

     All’esposizione tien dietro la sezione centrale, nella quale spesso si introduce un divertimento (libere elaborazioni dei temi dell’esposizione) o riesposizioni (riprese del soggetto solitamente accompagnato dal controsoggetto). La sezione centrale in generale è arricchita dall’impiego di varie modulazioni, quali ad esempio alla tonalità relativa, alla sottodominante, o alla dominante. In questa sezione è abbastanza comune far tacere a lungo una o più voci. Questi silenzi servono a far risaltare maggiormente la nuova entrata del soggetto.

     Si considera spesso il momento in cui il soggetto ricompare in tonica (sulla tonalità base) come l’inizio della sezione finale, quella che porta al culmine l’intera fuga.

  • Il coronamento finale della fuga ( di qualunque altra composizione musicale) avviene di solito aggiungendo alla struttura principale, qualche battuta in più con lo scopo di concludere l’intero pezzo in modo più convincente; tale è la funzione della coda. Comunemente nella coda possiamo avere: 
  • il pedale (la nota pedale) è una lunga nota tenuta dalla voce più grave, su cui si riascolta per l’ultima volta il soggetto, accompagnato dal contrasoggetto o da parti libere. La nota pedale si trova generalmente proprio alla fine di una fuga con funzione di sezione cadenzante;
  • gli stretti sono una serie di ripetizioni ravvicinate del soggetto eseguite dalle varie voci. Lo stretto si ha quando l’entrata della risposta avviene prima che il soggetto ancora non è stato esposto completamente. La tensione può essere aumentata facendo entrare, ad esempio in una fuga a quattro voci in stretto. Lo stretto con il suo afflusso di voci, è spesso usato per raggiungere il culmine dell’intensità espressiva.

La coda può presentare anche strutture diverse.

    La fuga è la forma polifonica la più rigorosa, complessa e impegnativa. Le regole per comporre una fuga sono molte, rigide e precise. La fuga è forse il frutto tecnicamente e artisticamente più completo ( vale sopratutto per J.S.Bach) di tutto il concetto contrappuntistico. Sarebbe vano cercare di comprendere in un unico modello tutte le fughe mai scritte. Ognuna di esse varierà in questo o quel particolare dalla struttura che stata presentata.

Esempio di una Fuga:

Fuga in Do minore dal primo volume del Clavicembalo ben temperato di J.S.Bach

    Nell’esposizione le voci (che in questo caso sono tre, ma possono essere più molteplici) espongono il tema principale del brano – soggetto– esso dura due battute:

     Dopo che la prima voce ha esposto soggetto, questo passa alla seconda voce, poco modificato. La prima voce continua eseguendo il controsoggetto, una specie di secondo tema – accompagnamento:

 

      In seguito un breve episodio di transizione, rintracciamo il soggetto nella sua terza e ultima entrata, eseguito dalla terza voce. La seconda voce, che ha appena eseguito il soggetto, svolge ora il controsoggetto. La prima invece, che ha appena eseguito il controsoggetto, svolge una parte libera.

     A questo punto, quando tutte le voci hanno esposto il soggetto, si conclude la prima parte della fuga e inizia la seconda – sezione centralesviluppo. In questa parte abbiamo un scambiarsi di divertimenti e riesposizioni.

Ecco un esempio di divertimento: le due voci superiori ripetono scambiandosi l’inizio del soggetto, mentre la voce inferiore esegue una parte libera che richiama l’inizio del controsoggetto:

Ecco un esempio di riesposizione: la voce superiore esegue interamente il soggetto in una nuova tonalità. La voce più grave svolge il controsoggetto. La voce intermedia esegue una parte libera.

 Al termine della sezione centrale si trova la coda, che può avere varie strutture. Nella coda della fuga che abbiamo analizzato, il soggetto è accompagnato da una parte libera. 

Secondo esempio di una Fuga:

Fuga in Mi maggiore dal secondo volume del Clavicembalo ben temperato di J.S.Bach: 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una interpretazione della Fuga in Do minore di J. S. Bach

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