Intensità Intervallo

Intensità

 

   L’intensità è quella caratteristica del suono che ci permette di distinguere suoni più forti da suoni più deboli. Essa dipende dalla maggiore o minore ampiezza delle vibrazioni della fonte sonora. Un suono molto intenso si dice forte, uno poco intenso si dice piano. 

   Un suono può passare gradualmente dal piano al forte e viceversa, per cui diciamo che è in crescendo o in diminuendo.

 

   Due suoni possono avere la stessa altezza ma intensità diversa e anche due suoni di altezza diversa possono invece avere la stessa intensità.

 

Ulteriori informazioni consulta: Crescendo, Diminuendo, Dinamiche, Suono, Altezza, Abbreviazioni,

 

Intervallo

 

Descrizione di intervallo

 

   Con il termine intervallo si indica la distanza tra due gradi della scala. Tra un suono e l’altro della scala c’è una certa distanza di intonazione chiamata intervallo.

   L’intervallo si misura dal numero complessivo di suoni della scala che  esso contiene. Tale misura da anche il nome all intervallo. Si considera intervallo anche tra due note della stessa altezza e nella stessa ottava e si definisce di unisono.

 

 

    Abbiamo detto che ad ogni intervallo, viene dato un nome in base alla quantità di note attraverso le quali bisogna passare per giungere da una all’altra. così per esempio per passare da Do a Fa bisogna passare per quattro note: Do-Re-Mi-Fa. Per questo all’intervallo Do-Fa viene dato il nome di intervallo di quarta. L’intervallo di ottava segue lo stesso criterio di quello di quarta; per giungere da un Do all’altro bisogna passare per otto note: Do-Re-Mi-Fa- Sol-La-Si-Do.

 

I parametri per definire con esattezza un intervallo

 

  • Il tono e il semitono

 

   La successione dei gradi della scala non procede per distanze uguali. Fra Mi – Fa e Si – Do sappiamo infatti che intercorre la distanza più piccola del nostro sistema musicale il semitono. Tra Do – Re, Re – Mi, Fa – Sol, Sol – La, La – Si intercorre un tono.

 

 

Congiunti / Disgiunti:

 

 Gli intervalli possono essere di due tipi:

  • Un intervallo può essere definito di grado congiunto quando non vi sono altezze mancanti fra il suono di origine e quello di arrivo; in altri termini, congiunti quando si succedono l’uno all’altro immediatamente, come nell’ordine della scala: Do – Re, Re – Mi, Mi – Fa, Fa – Sol, Sol – La, La – Si, Si – Do.
  • Viceversa, un intervallo viene definito disgiunto quando non sono presenti tutte le altezze fra il suono di partenza e quello di arrivo; diciamo, un grado disgiunto non segue la naturale progressione della scala: Do – Mi, Do – Fa, Do – Sol, Do – La, Do – Si, Re – Sol, Fa – Si, ecc.

Possiamo anche confermare che

  • il tono è la distanza più grande tra due gradi congiunti
  • il semitono è la distanza più piccola tra due gradi congiunti.

 

Cromatico / Diatonico

 

     Il semitono può essere diatonico o cromatico.

 

 

L’unione di due semitoni di diversa specie (uno cromatico e l’altro diatonico o viceversa) forma il tono.

 

 

Direzione: un intervallo può essere di tre tipi:

  • ascendente: quando il salto è da un tono grave ad uno più acuto.
  • discendente: quando il salto è da un tono acuto ad uno più grave.
  • unisono: quando la nota viene ribattuta senza generare nuove distanze.

 

 

  • Maggiore / Minore; Diminuito / Eccedente; Più che Diminuito / Più che Eccedente

 

   Per la distanza che passa fra i due suoni – distanza calcolata in toni e semitoni – possiamo distinguere gli intervalli – nella seguente classifica generale:

  1. Maggiori / Minori / Giusti,
  2. Eccedenti (Aumentati) / Diminuiti,
  3. Più che Eccedenti (Più che Aumentati) / Più che Diminuiti.

  Facendo riferimento alla scala maggiore, possiamo cominciare a classificare gli intervalli, prendendo il primo grado della scala maggiore come  punto di orientamento.

  • Sono maggiori gli intervalli di seconda, terza, sesta e settima (Nella scala minore naturale gli intervalli di terza, sesta e settima sono minori; da ciò possiamo dedurre che questi intervalli sono caratterizzanti del modo.)

 

 

  • Sono giusti gli intervalli di quarta, quinta e ottava (Gli intervalli di quarta e quinta hanno un ruolo molto importante nella tonalità e si presentano identici nei due modi – maggiore e minore – per questo sono detti giusti. Anche l’unisono e l’ottava, essendo la ripetizione di uno stesso suono, sono considerati intervalli giusti.

Data una tonica, avremo i seguenti intervalli:

       

 Intervallo                        Gradi Misura
Unisono giusto     I – I    
Seconda maggiore I – II 1 tono
Terza maggiore I – III   2 toni
Quarta giusta I – IV 2 toni + 1 semitono diatonico
Quinta giusta   I – V 3 toni + 1 semitono diatonico
Sesta maggiore I – VI 4 toni + 1 semitono diatonico
Settima maggiore   I – VII 5 toni + 1 semitono diatonico
Ottava giusta   I – VIII 5 toni + 2 semitoni diatonici

 

Eccedenti / Diminuiti:

 

Sono intervalli che si ottengono grazie i’uso di unalterazione cromatica (diesis e bemolle).

  • Diminuito: un intervallo diminuito è caratterizzato dall’essere di semitono più basso rispetto alla sua equivalente tonalità minore o giusta.
    Per esempio Do#-Re è una seconda diminuita.
  • Eccedente: Un intervallo eccedente è caratterizzato dall’essere di semitono più alto rispetto alla sua equivalente tonalità giusta o maggiore.
    Per esempio, l’intervallo Do-Re# è una seconda eccedente

 

 

 

 

Più che eccedente / Più che diminuito

 

Questi intervalli funzionano in modo simile a quelli eccedenti / diminuiti, solo che la distanza creata è di un tono.

  • Più che eccedente: un intervallo più che eccedente è caratterizzato dall’essere di un tono più alto rispetto alla sua equivalente tonalità giusta e maggiore.
    In oltre è di semitono più alto della sua rispettiva tonalità eccedente. L’aumento dei valori avviene per mezzo delle figure di alterazione (diesis, bemolle, doppio diesis, doppio bemolle) poste sulla nota iniziale o finale dell’intervallo. A sua volta, un intervallo eccedente, ampliato di un semitono cromatico, diventa più che eccedente.
  • Più che diminuiti: un intervallo più che diminuito è caratterizzato dall’essere di un tono più basso rispetto alla sua equivalente tonalità minore e giusta.
    In oltre è di semitono più basso rispetto alla sua tonalità equivalente diminuita. Questo avviene per mezzo delle figure di alterazione (diesis, bemolle, doppio diesis, doppio bemolle) che vengono poste sulla nota in iniziale o finale dell’intervallo. Per esempio “Do♭-Re#” oppure “Do-Rex”, dove la “x” sta al doppio diesisUn intervallo diminuito, ridotto di un semitono cromatico, diventa più che diminuito.

 

La tabella dimostra che la stessa distanza può essere interpretata in molti modi differenti.

Per esempio:

Do – Mi♭ è concettualmente diversa da Do – Re#, anche se raffigurano fisicamente lo stesso suono.

Do – Mi♭ è una terza minore (Do-Re-Mi, ma il Mi è abbassato di semitono, quindi abbiamo un tono e mezzo), mentre Do – Re# è una seconda eccedente (Do-Re, ma il Re è innalzato di semitono, quindi abbiamo un tono e mezzo).

Come abbiamo visto ciò che varia è l’altezza nominale e non la loro distanza fisica.
Quei suoni sono fisicamente uguali, hanno sempre la stessa distanza ma le due figure trovano la loro ragione di esistere in vari campi dell’armonia e nella formazione delle scale, quindi sono entrambi fondamentali nella natura della teoria musicale.

 

  • Altre classificazioni degli intervalli

 

Semplici / Composti:

 

   Gli intervalli possono essere di due tipologie:

  • Semplici: stano dentro all’ottava.
  • Composti: quelli che superano l’estensione di un’ottava,( possono essere calcolati come un’ottava, più un altro intervallo semplice).

    Se prendiamo per esempio una terza maggiore come “Do-Mi”, possiamo dire che si tratta di un intervallo semplice; viceversa una decima sarà data da una ottava più una seconda maggiore, anche se il risultato ottenuto armonicamente resta “Do-Mi” (decima = ottava + seconda).

    Per esempio l’intervallo di decina, undicesima, dodicesima ecc. si denominerà rispettivamente intervallo di terza, quarta, quinta ecc. Fa eccezione l’intervallo di nona, il quale quando fa parte del proprio accordo, è considerato intervallo semplice.

 

Consonanti / Dissonanti

 

  Gli intervalli si distinguono anche per il loro particolare effetto acustico, in:

  • Consonanti, quelli i cui suoni risultano così bene associati fra loro, da produrre un senso di completa e riposante soddisfazione acustica. Per tanto essi si chiamano anche “intervalli di riposo”. Essi sono:
  1. la terza maggiore e minore;
  2. la quarta giusta (in alcuni casi assume il carattere di intervallo dissonante. Per questo viene chiamata consonanza mista o debole o variabile.);
  3. la quinta giusta;
  4. la sesta maggiore e minore;
  5. l’ottava giusta.

   Le consonanze si dividono in perfette e imperfette. Sono consonanze perfette la quarta, la quinta e l’ottava per la loro posizione immutabile nel modo maggiore e minore. Sono consonanze imperfette la terza e la sesta, per la loro posizione che varia a seconda del modo.

 

  • Dissonanti, quelli che producono una sensazione meno gradevole, una specie di eccitamento snervante, che si risolve in un desiderio di moto verso un intervallo consonante (“risoluzione“). Infatti essi sono definiti come “elementi di moto” nel discorso musicale. Essi sono:
  1. la seconda maggiore e minore;
  2. la settima maggiore e minore;
  3. gli intervalli diminuiti e più che diminuiti;
  4. gli intervalli eccedenti e più che eccedenti.

   Non fraintendiamo la loro natura, essi sono importantissimi e permettono all’armonia di procedere verso la sua naturale risoluzione (ovvero il ritorno alla tonica). Secondo le regole dellarmonia, gli intervalli dissonanti hanno bisogno della “risoluzione“, che consiste in una specie di passaggio obligato su un determinato intervallo consonante correlativo. In questi casi, per addolcire l’urto dissonante, si fa uso anche della “preparazione”, che consiste nel far precedere la dissonanza da un intervallo consonante contenente la nota che poi diventerà dissonante.

 

Armonici / Melodici

 

Gli intervalli si possono eseguire armonicamente e melodicamente e si distinguono in:

  • Intervalli armonici quando i due suoni si producono simulatamente;
  • Intervalli melodici quando i due suoni si eseguono in successioneIn. In questo caso l’intervallo si dice anche “salto“, e può essere ascendente o discendente.

 

 

 

Ulteriori informazioni consulta: Appunti di Armonia 1, Appunti di Armonia 2.

 

Intervalli enarmonici

 

    Per effetto del sistema temperato avviene spesso, che suonando al pianoforte due intervalli, diversi sulla carta, essi risultino uguali. Ciò è particolarmente evidente quando gli intervalli vengono eseguiti isolati, fuori da un contesto musicale che ne chiarirebbe il significato. Un buon esempio è la seconda eccedente, il cui effetto sonoro non può essere distinto da quello della terza minore. Si dice in questi casi che un intervallo è l’equivalente enarmonico dell’altro. Quando però sentiamo questi intervalli in un contesto armonico la differenza diventa chiaramente avvertibile.

   Si dicono intervalli enarmonici che risultano, nei reciproci rapporti, costituiti in una o in entrambe le parti da suoni enarmonici(Si chiamano suoni enarmonici omofoni due suoni i quali pur avendo nome diverso hanno una identica altezzaUna nota enarmonicaè proprio come una parola con due pronunce ma un solo significato. Il diagramma del circolo delle quinte mostra che Si♯e Re♭♭ sono entrambi enarmonicamente equivalenti a Do. L’uso di una o dell’altra dipende dal loro significato grammaticale).

 

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Ulteriori informazioni consulta: pagina: Enarmonico ( Enarmonia)...

 

Diretti / Rivolti

 

  Gli intervalli, ulteriormente, possono essere in forma diretta o in forma indiretta (o rivoltata).

  • Per intervallo diretto si intende l’intervallo nella sua posizione naturale.
  • Per rivolto di un intervallo si intende la trasposizione della nota grave all’ottava superiore, oppure quando la nota più acuta viene trasportata all’ottava inferiore, o il rovesciamento dell’intervallo stesso. La somma dell’intervallo diretto e dell’intervallo rivolto dà sempre un totale di nove. Da ciò deriviamo:
La settima rivoltata diventa seconda ( 7 + 2 = 9 )
La sesta rivoltata diventa terza ( 6 + 3 = 9 )
La quinta rivoltata diventa quarta ( 5 + 4 = 9 )
La quarta rivoltata diventa quinta ( 4 + 5 = 9 )
La terza rivoltata diventa sesta ( 3 + 6 = 9 )
La seconda rivoltata diventa settima ( 2 + 7 = 9 )
L’unisono rivoltato diventa ottava ( 1 + 8 = 9 )
L’ottava rivoltata diventa unisono ( 8 + 1 = 9 )
 
 
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L‘intervallo che allo stato naturale è giusto, anche se rivoltato, rimane giusto.

Invece l‘intervallo maggiore rivoltato diventa minore, l’eccedente diventa diminuito e viceversa.

L‘intervallo più che eccedente si trasforma in più che diminuito, mentre il più che diminuito in più che eccedente.

 

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