Semiografia musicale: è un insieme di segni e simboli usati per tradurre la musica in una partitura, e quindi registrare il suono sulla carta.

È il risultato di secoli di ricerca ed evoluzione musicale, di conseguenza è un sistema complesso e articolato che comprende tutti i modi indispensabili per descrivere qualsiasi suono o voce che sia effetto di una tecnica musicale.

 

I termini della semiografia musicale:

 

Note musicali

 

Una nota, nella notazione musicale, è un simbolo grafico usato per descrivere un suono. Nella musica moderna occidentale, le note sono scritte sul pentagramma in maniera da mostrare contemporaneamente laltezza e la durata del suono. Entrambe possono essere rappresentate da un unico segno o possono richiedere segni supplementari: le alterazioni, che cambiano l’altezza, i punti e le legature di valore, che incidono invece sulla durata.

Le note musicali della scala diatonica sono sette. Nell’altezza dei suoni le note prendono i seguenti nomi in ordine crescente :

do · re · mi · fa · sol · la · si

Le note equivalenti a suoni che hanno frequenza uguale a una potenza intera (positiva o negativa) di due riguardo alle altre sono simili: l’intervallo indicato da queste note è detto ottava. Per questo motivo sono in genere chiamate con lo stesso nome. Tuttavia, per identificare una nota in maniera univoca si deve specificare anche l’ottava di appartenenza. Dopo la successione Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si, troviamo un altro suono simile al primo, ma in una posizione più acuta. Esso è sempre un Do. Anche per tutte le altre note della scala corrisponde la stessa regola. La differenza tra due Re posti l’uno sopra l’altro sta nel fatto che il secondo Re nasce dal doppio delle vibrazioni del primo, ecc.

 

 

Osservando l’intera tastiera del pianoforte, noteremo che essa contiene sette ottave, che comprendono l’estensione da La-1 a Do 7(8)

 

scala generale dei suoni

 

Se teniamo presente la scala cromatica, ci sono altri suoni che si ottengono abbassando o alzando di un semitono le sette note diatoniche tramite bemolle (♭) e diesis (♯).

 

La notazione letterale

 

Una volta si usava una notazione di origine greca che usava le lettere dell’alfabeto. Tale notazione è ancora in uso nei paesi di lingua inglese.

La notazione alfabetica medievale è rimasta in uso nei paesi anglosassoni e per questo oggi è molto diffusa a livello internazionale. Il sistema è semplice da ricordare. Basta pensare che il nome delle note è costituito dalle lettere dell’alfabeto e che si inizia a contare dalla nota La invece che dal Do. Il La è la nota sulla quale è basato il sistema temperato. La sua frequenza è infatti fissata a 440 hertz e gli altri suoni sono intonati di conseguenza. C’è dunque una buona ragione per partire dalla nota La, sebbene sia altrettanto ragionevole iniziare a contare e chiamare le note partendo dalla nota Do, in quanto Do è la prima nota della scala naturale maggiore.

 

 

                                          Scala di Do maggiore ascendente in notazione letterale

 

La notazione letterale è ancora adesso in uso anche nei paesi di lingua germanica e di Europa Centrale (p. es. in Repubblica Ceca); nei paesi di lingua tedesca la lettera B indica solo il si bemolle, mentre H viene usata per il si naturale: in origine si usava solo la lettera B (minuscola: b)

 

Le note sul pentagramma

 

Le note scritte sul pentagramma sono dette anche figure musicali e possono distinguersi in figure di suono (le cosiddette note) e in figure di silenzio (le pause).

Le figure musicali sono segni che indicano il valore (la durata) di ogni nota. Questi segni vengono posti sul pentagramma per indicare l’altezza esatta del suono (la nota musicale) da eseguire.

Le figure musicali sono formate da tre elementi:

  • La testa della nota. Le parti di una nota: 1. La coda 2. Il corpo 3. La testa.
  • Il gambo.
  • Le code, o cediglie.

 

 

 

 

La testa della nota è costituita da un cerchietto vuoto o pieno (bianco o nero) che, posizionato sul pentagramma indica l’altezza del suono (nota musicale). A volte al cerchietto si aggiunge una linea chiamata gambo. Al gambo possono essere aggiunte una o più code, dette cediglie. La posizione della testa delle note sul pentagramma determina la loro altezza e il loro nome.

La durata delle note viene invece rappresentata:

  • Dal diverso colore della testa (bianco o nero)
  • Dalla presenza o meno del gambo
  • Dal numero delle cediglie

Le figure musicali si misurano con multipli o sottomultipli di un valore di riferimento, cioè raddoppiati, quadruplicati, o dimezzati più volte rispetto all’unità di misura. Questo valore di riferimento, che comunemente corrisponde ad una pulsazione, viene chiamato quarto (semiminima)Le note possono avere valori superiori o inferiori al quarto (semiminima). 

I multipli del quarto saranno:

2/4 o 1/2 (2/4 = 1/2/): contiene due volte il quarto (1/4×2);

4/4 o “intero” (4/4 = 1/1) o 2/2 (4/4 = 2/2): contiene quattro volte il quarto (1/4×4)

I sottomultipli saranno:

1/8 è contenuto due volte nel quarto (1/4:2);

1/16 è compreso quattro volte nel quarto (1/4:4);

1/32 è contenuto otto volte nel quarto (1/4:8);

1/64 è compreso sedici volte nel quarto (1/4:16).

Nella scrittura musicale le note con valori di durata da 1 a 4/4 si scrivono in modo diverso e hanno anche nomi diversi.

 

 

Note con valori inferiori al quarto, cioè sottomultipli, si rappresentano:

 


 

La biscroma o trentaduesimo è una nota musicale eseguita con la durata pari a un trentaduesimo del valore dell’intero (con la pausa corrispondente). È rappresentata da un cerchio (o ovale) pieno con un gambo verticale sul lato destro se rivolta in alto, sul lato sinistro se rivolta in basso e tre virgole (una linea ondulata).

 

 

La semibiscroma o sessantaquattresimo è una nota musicale eseguita con la durata pari a un sessantaquattresimo del valore dell’intero. È rappresentata da un cerchio (o ovale) pieno con un gambo verticale sul lato destro (se rivolta in alto) o sul lato sinistro (se rivolta in basso) e quattro codette. Un simbolo simile è utilizzato per la pausa di croma della durata di 1/64 di semibreve.

 

Una ulteriore suddivisione, in teoria, è possibile, ma l’uso musicale della frazione 1/128 è così eccezionale che si tratta solo di una curiosità. La fusa (o fusilla, quintina o centoventottesimo) è una nota musicale eseguita con la durata pari a un centoventottesimo del valore dell’intero. Essa è rappresentata da un cerchio pieno, con un gambo verticale sul lato destro se è rivolta in alto, e sul lato sinistro invece se è rivolta in basso. Attaccate al gambo sono presenti cinque cedette.

 

Quando la nota possiede un gambo, questo può essere posizionato a destra e salire dalla testa della nota, oppure essere posizionato a sinistra e scendere dalla testa della nota, eccetto il caso della lunga e della massima. Nella maggioranza dei casi, per una questione di compattezza e facilità di lettura, il gambo si pone a destra se la nota si trova più in basso del rigo centrale, oppure a sinistra se si trova più in alto. Il loro valore, comunque, non cambia.

      Quando due o più note che posseggono delle code si trovano in successione, vengono collegate tra loro da tante linee  diritte quante sono le code.

Ad esempio, due crome, quattro semicrome, oppure una croma e una biscroma, e una successione di croma, semicroma, biscroma e semibiscroma:

 

Figure musicali delle note – Suddivisioni – Durata

 

 

Per illustrare meglio il contesto ecco una tabella con i valori e nomi delle note e le loro rispettive pause (le pause sono i simboli che ci danno la  durata del silenzio nella musica svolgendo la stessa funzione delle note per il suono, ma senza altezza).  Il valore di una nota non è il valore di una durata assoluta, ma è relativa alla durata delle altre note. Nella seguente tabella, ogni simbolo è esattamente il doppio della durata del simbolo sottostante:

 

In alcune terminologie (in uso specialmente in Germania e negli Stati Uniti), per indicare il valore di una nota si usa semplicemente la frazione:nota intera anziché semibreve, metà anziché minima, poi quarto, ottavo, sedicesimo, ecc.

Esistono anche delle note che raramente si trovano all’interno della scrittura musicale, questo a causa del loro elevato tempo brevissimo o dell’eccessiva durata:

 

 

Pentagramma

 

Il pentagramma (dal greco pente = cinque – gramma = linea) è  formato da cinque linee orizzontali parallele e da quattro spazi fra esse compresi, (numerati a partire dal basso) su cui si scrivono le note e le pause musicali. 

 

All’interno del pentagramma le note possono essere scritte sulle righe e negli spazi (quindi in nove posizioni diverse).

Note sulle righe (partendo dal basso): MI – SOL – SI – RE – FA

 

 

Note sugli spazi (partendo dal basso): FA – LA – DO – MI

 

In relazione alla posizione che assumono nel pentagramma si determina il loro nome e la diversa altezza. All’inizio del pentagramma i musicisti pongono un segno, detto chiave, che serve per stabilire il nome e l’altezza delle note.

 

 

Chiavi Musicali : sono uno degli elementi della semiografia musicale.

 

La chiave musicale è il riferimento assoluto grazie al quale siamo in grado di stabilire l’altezza dei suoni e le posizioni delle note sul rigo. La chiave è collocata sempre all’inizio di un pentagramma. Può anche essere usata in un punto qualsiasi del pentagramma, ad esempio a metà di una battuta  per identificare il passaggio da una tessitura a un’altra.

Esistono sette chiavi differenti (1 di Sol, 4 di Do , 2 di Fa) e sono :

  • Chiave di Violino (o di Sol) : Primo taglio addizionale sotto il rigo corrispondente a Do3
  • Chiave di Soprano (o di Do) : prima riga in taglio corrisponde al Do3
  • Chiave di Mezzosoprano (o di Do) : Seconda riga in taglio corrisponde al Do3
  • Chiave di Contralto (o di Do) : Terza riga in taglio corrisponde al Do3
  • Chiave di Tenore (o di Do) : Quarta riga in taglio corrisponde al Do3
  • Chiave di Baritono (o di Fa) : Quinta riga in taglio corrispondente a Do3
  • Chiave di Basso (o di Fa) : Primo taglio addizionale sopra il rigo corrispondente a Do3

Queste chiavi sono messe in cosiddetto- Setticlavio

 

 

: la chiave di SOL è solitamente posta sul secondo rigo ed è chiamata chiave di violino. È la più usata.

: la chiave di DO posta sulla prima linea è chiamata chiave di soprano

: la chiave di DO posta sulla seconda linea è chiamata chiave di mezzosoprano

: la chiave di DO posta sulla terza linea è chiamata chiave di contralto

: la chiave di DO posta sulla quarta linea è chiamata chiave di tenore

: la chiave di FA posta sulla terza linea è chiamata chiave di baritono

: la chiave di FA posta sulla quarta linea è chiamata chiave di basso

Per ulteriori informazioni consulta pagina- Chiavi musicali,…

Endecalineo – Endecagramma

 

I due righi musicali più la linea centrale della chiave di do formano un endecagramma o endecalineo, cioè l’insieme di undici linee e dieci spazi.

 

Se dividiamo in due parti la tastiera del pianoforte, avremo una parte grave, da Do3 La-1, ed una parte acuta: da Do3 Do7.

 

   Le note

  • più acute (da Mi3 verso l’alto) sono raffigurate da un pentagramma con la chiave di violino;
  • più gravi (da La 2 verso il basso) sono rappresentate con la chiave di basso.
  • scritte in un pentagramma con la chiave di violino comprendono l‘estensione che va da Mi3 a Fa4 e quelle in chiave di basso da La2 a Sol 1.

 

     Se vogliamo raffigurare le due parti della tastiera del pianoforte possiamo sovrapporre i due pentagrammi in chiave di violino e in chiave di basso lascando uno spazio tra essi. In questo spazio poniamo una linea. Avremo quindi due pentagrammi (ognuno con cinque linee e quattro spazi) più una linea mediana e due spazi. sulla nova linea e nei spazi scriviamo le note Re3, Do3 e Si2 che servono per unire i due pentagrammi, creando un solo insieme di linee e spazi. Questo nuovo insieme di linee è chiamato endecagramma o endecalineo (endeca = undici). Per distinguere con facilità il pentagramma in chiave di violino con quello in chiave di basso, invece della linea continua tra i due pentagrammi, verrà posto solo un piccolo frammento di linea quando esso sia necessario a scrivere la nota Do3, lasciando uno spazio vuoto tra i pentagrammi quando questa nota non occorra.

 

 

La chiave di violino e di basso, possono anche essere “sostituite da una chiave di Do”, posta in corrispondenza della nota Do3, comune ad entrambe le chiavi.

Con l’endecagramma possiamo comprendere l’estensione delle note da Sol1 a Fa4.

 

Questa estensione tuttavia non è sufficiente a rappresentare tutte le note di una tastiera. I musicisti quindi hanno creato altri modi per coprire, con solo due chiavi, tutto l’insieme dei suoni musicali

 

                                                         Rigo per organo, pianoforte, arpa

 

Tagli addizionali – aggiuntivi

 

 Sul pentagramma si possono scrivere solo undici note. Ma il discorso musicale sorpassa spesso questo limite. In questo caso le note vengono scritte sopra o sotto il pentagramma (a seconda se si sale verso l’acuto o si scende verso il basso) aggiungendo delle brevi lineette, che si chiamano tagli addizionali e simboleggiano altre linee ideali del pentagramma. In tal modo potremo completare la scrittura dell’estensione dei suoni.

 

 

Tutte le note del pianoforte sono presentate nel pentagramma:

 

 

Analizzando tutte le note raffigurate, osserviamo immediatamente che è difficile leggere suoni estremamente gravi ( da Mi6 a Do7, o da Do1 a La-1 ), in quanto troppe righe sono difficili da contare con immediatezza. Poi non esiste una regola precisa che stabilisce il numero di tagli che si possono aggiungere sopra e sotto il rigo, ma è buona norma limitarne l’uso a un massimo di quattro.

 

I musicisti in tal caso utilizzano, per facilitare la lettura di queste note un altro sistema. Si usa un segno – una linea tratteggiata con un “8” o un “15” – con la quale indicano che i suoni posti sopra o sotto la linea devono essere alzati o abbassati di otto note (un’ottava) o di quindici note (due ottave).

 

Esempio:

La lettura del primo endecagramma potrà essere facilitata con l’utilizzo dei segni presenti nel secondo endecagramma.

 

 

Segni di prolungamento del suono

 

Sono segni che accrescono la durata dei valori musicali. Essi ci consentono di aumentare il valore della nota oltre la sua normale durata permettendo la creazione di suoni che normalmente non sarebbe possibile definire con un convenzionale segno grafico. Per ottenere tutti i valori possibili, la semiografia musicale utilizza la legatura  e il punto di valore e la corona.

 

Legatura di valore

 

Nella semiografia musicale, la legatura di valore è utilizzata per sommare la durata di due o più note che hanno la stessa altezza. È una linea curva che unisce due o più note della identica altezza. Per esempio, due minime legate hanno lo stesso valore di una semibreve.

 

 

 

                                                                      Un esempio

 Essa può essere usata come alternativa al punto di valore, a condizione che sia posta su due o più note della stessa altezza, e permette di unire tra loro anche valori molto diversi tra loro, come un Do3 semibreve con un Do3 semibiscroma. A differenza del punto di valore, la legatura di valore non è obbligata a procedere di metà in metà (1/4 puntato = 1/4+1/8) ma permette la creazione di valori del tutto nuovi e al servizio dell’espressione e della creazione compositiva.

 

 

 

 

Punto di valore

 

Punto di valore è posto alla destra della nota o pausa e la sua funzione è prolungarne la durata di metà del suo valore. Si possono mettere due ed anche tre punti dopo una nota o una pausa. in questi casi: il secondo punto aumenta il valore della nota della metà del primo, e il terzo della metà del secondo.

 

  • punto doppio – aumenta della metà il valore del primo punto
  • punto triplo – aumenta della metà il valore del secondo punto

 

 

Punto coronato – Corona

 

  La corona collocata sia sopra una nota, sia sopra una pausa, indica che quella nota o quella pausa possono essere prolungate per una durata a discrezione dell’esecutore. Suono e silenzio, con il punto coronato, possono essere prolungati liberamente.

Il prolungamento dovuto ad un arresto del moto musicale e non ad un aumento del valore della nota. Questo segno si  utilizza per tutte quelle note che non possiedono un esatta durata musicale. Nonostante la libertà di questa permesso  musicale si è soliti mettere questo segno sopra la nota di durata più vicina al valore che si desidera ottenere in modo da fornire un valido riferimento all’esecutore.

La corona (detta anche punto coronato) consiste in un punto sormontato da una breve linea ad arco, il quale , messo sopra (o sotto)    a una nota o una pausa.

 

Spesso la corona è accompagnata con qualche aggettivo atto a meglio precisarne la durata.

 

 

Battuta o misura musicale

 

La battuta (o misura) è quel frammento di pentagramma che viene racchiuso fra due righe verticali chiamate stanghette. Le stanghette  sul pentagramma  indicano l’inizio e la fine della battuta stessa (tale fine coincide con l’inizio della successiva). Ciascuna battuta raggruppa lo stesso valore di note: la somma dei valori delle note dentro una battuta è la stessa per tutte le battute del pentagramma. Questo valore totale non è casuale e può variare da uno spartito all’altro. Viene indicato da una frazione posta all’inizio dello spartito stesso e subito dopo la chiave musicale, che prende il nome di tempo.

 

Nell’esempio in figura qui sopra ciascuna battuta dovrà contenere un valore totale di 4/4. Tale valore può essere ottenuto in un’infinità di modi, ricordando i valori musicali di ciascuna nota (ma anche quelli delle pause):

  • Due minime
  • Quattro semiminime
  • Due semiminime + quattro crome
  • Eccetera. 

 

 

Battute semplici

 

   Si intendono misure semplici quelle in cui ogni tempo è rappresentato da un valore semplice. In questo tipo di misure, al numeratore si trovano i numeri 2, 3 e 4.

Binaria

   La misura semplice binaria è formata da due tempi, il primo forte e il secondo debole. Esempi: 2/2, 2/4, 2/8. Un ritmo binario, come il 2/4 caratterizza il tempo di marcia

Ternaria

   La misura semplice ternaria è formata da tre tempi: il primo è forte, il secondo e il terzo deboli. Esempi: 3/2, 3/4, 3/8. Un brano scritto con battute di 3/4 può essere un valzer, o uno scherzo, oppure un minuetto o uno dei tanti altri ritmi ternari. 

Quaternaria

   La misura semplice quaternaria è formata da quattro tempi: il primo tempo è forte, il secondo è debole, il terzo è mezzo forte e il quarto è debolissimo ( mezzoforte ). Esempi: 4/2, 4/4, 4/8. Un ritmo quaternario come 4/4 caratterizza il tempo di tango.

Un ritmo di 4/4 può anche essere indicato con simbolo:  
Il tempo di 2/2 può essere abbreviato con il simbolo C tagliato verticalmente.

      Questi ultimi due tempi si equivalgono come durata, tuttavia ritmicamente sono differenti; ciò che li differenzia fondamentalmente è che: il tempo 2/2 è un tempo che ha due movimenti , il primo in battere ed il secondo in levare; è talvolta chiamato tempo di marcia proprio per questa sua caratteristica.
Il 4/4 è un tempo in cui il dimezzamento fra una parte ‘forte’ ed una parte ‘debole’ è molto meno accentuato; è suddiviso in 4 movimenti: forte, in battere ( il primo movimento ), debole, in levare ( il secondo movimento ), mezzoforte, in battere ( il terzo movimento ) ed infine debole, in levare ( il quarto movimento ). 

   Battute composte

 Si intende misura composta quella in cui i tempi si possono dividere per tre. Se si vuole ottenere la rispettiva misura composta di una semplice si deve moltiplicare per tre il numeratore e per due il denominatore. Esempio: 2/4 → 6/8; 3/4 → 9/8; 4/4 → 12/8. Per gli accenti metrici e ritmici valgono le stesse regole.

    Battute miste – Si dicono misure miste quelle composte dall’unione di misure semplici e composte oppure di un tempo di misura semplice ed uno di misura composta. Le più diffuse sono la misura quinaria e la settenaria che hanno un solo accento forte sul primo tempo. Esempio: La misura 5/4 è formata dall’accoppiamento di una 3/4 + 2/4 e viceversa, gli accenti ritmici sugli altri tempi sono tutti deboli; il senso di 3/4 + 2/4 o 2/4 + 3/4 lo dà il compositore con l’accento dinamico sulle note. Stessa cosa vale per la misura settenaria formata da una di 3/4 e una di 4/4. Le misure miste possono essere di due tipi: semplici e composte. Esempio: 5/4 = 15/8, 7/2 = 21/4.

 

Stanghette

 

Stanghette : Esse hanno la funzione di agevolare la lettura dello spartito raggruppando le note in frazioni di uguale durata temporale, ma anche se le stanghette verticali indicano l’inizio e la fine di una battuta non ne determinano la durata, per quello si fa sempre riferimento al tempo.

Esistono più tipi di stanghe ed ogni una di loro svolge un ruolo specifico :

 

Le stanghette verticali determinano l’inizio e la fine di una battuta, la stanghetta di chiusura di una battuta coincide sempre con la stanghetta di apertura della battuta successiva (tranne che nel caso della battuta finale).

La stanghetta doppia segnala una variazione importante all’interno del brano, le variazioni  più frequenti sono il tempo e l’agogica.

La stanghetta di chiusura indica la conclusione del brano.

 

Ulteriori informazioni consulta articoli : Semiografia – notazione musicale (parte 1), Semiografia – notazione musicale (parte 3), Semiografia – notazione musicale (parte 4)

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