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Si cambia nella vita.

1.

    Oggi mi è capitato in mano un vecchio spartito, il “Celebre Minuetto” di Boccherini, dopo secoli. Apro e vedo la data: 1981. Ero un ragazzino infelice e suonavo tra le altre composizioni questo minuetto al pianoforte. Non so se lo suonavo perché ero infelice, o se ero infelice perché lo suonavo. Ma mi è tornato alla mente il me stesso di allora, il mio orgoglioso amore per Chopin e per Bach. Il senso adolescenziale di essere uno dei pochi eletti (tra i miei amici dell’epoca questi compositori non andavano proprio per la maggiore). La felicità con cui leggevo l’astruso libretto di Hofmansthal e la gioia di averlo scoperto e l’onore di averlo avuto in prestito da mio padre , gelosissimo di ognuno dei tanti volumi che componevano la sua immensa biblioteca. La curiosità (senza Google, senza Spotify, senza Amazon, senza la Petrucci Music Library) di conoscere gli altri autori di quel mondo, Zemlinsky, Schreker, Korngold. A quei tempi era difficile e costoso procurarsi dischi e spartiti, ma le emozioni di quelle prime occasioni di ascolto difficilmente si potranno dimenticare.

2.

    Disprezzavo Rossini e Bellini mentre l’infatuazione per Elvis Presley avvenne in maniera folgorante ( rischiando di perdere quasi la voce nei tentativi di cantare o meglio “urlare” le sue canzoni) e fu il preludio all’influenza di generi musicali (Hard Rock inglese) che avrebbero decisamente condizionato la mia adolescenza con conseguenti tentativi sempre più inquietanti nel cercare di riprodurre le performance vocali dei cantanti delle band. Ma  consentitemi di fare una piccola digressione e  raccontarvi più precisamente in quale contesto si svolgevano queste mie esercitazioni: il mio dirimpettaio dell’epoca che è tuttora in vita era un cantante lirico ed anche molto importante, ed era solito di buon mattino scaldarsi la voce con dei vocalizzi con i quali faceva senz’altro sfoggio della sua grande tecnica vocale prediligendo spesso la vocale “o”, a questi suoi vocalizzi io ero particolarmente insofferente e replicavo ai suoi, con i miei di vocalizzi che, alle volte, consistevano nell’imitazione della performance che  Robert Plant faceva  nel brano Whola Lotta Love, che in un tratto del brano simulava  le urla di piacere di un orgasmo femminile; ora immaginatevi la scena , agli eleganti e raffinati esercizi di riscaldamento vocale del mio vicino facevano da contraltare i miei vocalizzi “tribali”e in più  a sfondo sessuale e tutto questo avveniva nelle prime ore del mattino; un risveglio alquanto problematico per il vicinato.

3.

    Ad ogni modo anche quando mi cimentavo in altri brani, molto più tranquilli, finivano sempre con  un crescendo tale di intensità e tragicità che sembrava ogni volta che stessi sgozzando qualcuno e  che unitamente ai primi Inquietanti suoni che tiravo fuori dalla mia prima chitarra elettrica mi valsero a pieno titolo la progressiva perdita della speranza di avere un figlio normale da parte dei miei genitori.    

4.

    Mi riguardo come ero allora e provo per quel ragazzo un affetto sorridente e un po’ malinconico. Oggi apprezzo ancora tante cose di allora, ma i miei gusti musicali sono cambiati, e mi accorgo che avevo una vera e propria preclusione ideologica verso alcune cose. Allora mi sembrava povera la tematica del “Barbiere di Siviglia” e del “Don Pasquale”. Oggi non finisco mai di innamorarmi della loro freschezza, del gioco dell’intelligenza pura, dell’assenza di retorica, di una cognizione del cuore umano che non ha confronti.

5.

    E ho capito che non c’è niente di più meravigliosamente estemporaneo della musica che in fondo cammina e cresce con noi e che fa risuonare echi sempre diversi della nostra coscienza e della nostra anima. Per cui mi stupisco sempre di quelli che fanno “classifiche”, che esibiscono certezze incrollabili quando tutto intorno a noi cambia in un attimo senza che ce ne rendiamo conto.

Peró poi arriva la musica a ricordartelo.

E mentre i gusti cambiano, forse si affinano, si scoprono cose che prima non si conoscevano o si disprezzavano. 

Così è la vita, mai si raggiunge il colmo del sapere e questo è il bello, essere sempre in cerca, non smettere mai…

Si cambia nella vita.

 

Seguire il cuore o la ragione ?

Ognuno è libero di seguire il proprio cuore, e tu non smettere mai di seguire il tuo. Quel piccolo organo ti renderà sempre felice e non ti deluderà mai.              Dal film Braveheart

Era una sera di tanti anni fa, avevo circa una ventina d’anni  e per  la prima volta nella mia vita, senza che niente lasciasse presagire nulla di simile lungo il cammino della mia strada, mi trovai all’improvviso davanti ad un grande bivio, che mi imponeva di fare una scelta, di prendere una decisione più grande di me.

Ho un ricordo molto  nitido di quell’ episodio quasi come fosse successo da poco;  Era una sera tranquilla come tante, ad un tratto suona il citofono, era mio padre, mi chiese di raggiungerlo, aveva una grande notizia da comunicarmi  (i miei erano divorziati e mio padre quando veniva a trovarci era solito avvertirci prima) e già il fatto che fosse venuto senza preavviso mostrava qualcosa di insolito, ed  insolito fu anche come io sin da subito iniziai ad avere il presentimento,  la forte sensazione, il netto presagio di un qualcosa che per me non sarebbe stato affatto piacevole;  ad ogni modo interruppi ciò che stavo facendo, presi il giubbino e mi precipitai giù per le scale rapidamente quasi per abbreviare il più possibile quei tremendi attimi di ansia che mi separavano dalla comunicazione di quella che ormai sentivo con sempre più forza essere un qualcosa di angoscioso e di non gradevole per me. 

Entro in macchina di mio padre che mi confida finalmente la “grande notizia”: era pronto per me un “posto in banca” riservato ai figli di bancari che stavano per essere prepensionati. 

Un lavoro  in banca, ancor oggi, ma trent’anni fa ancora  di più, voleva dire “sistemarsi” tutta la vita, era un qualcosa di molto ambito, il sogno per molti … ma non per me!

 Quella che sarebbe potuta essere una grande notizia per chiunque altro per me fu invece l’esatto opposto.

Per la mia fragile emotività dell’epoca significò essere travolto da un turbinio di emozioni a cui non ero preparato.

Una serie di immagini si formarono rapidamente e in modo incontrollato  nella mia mente e mi si gettarono davanti agli occhi con una tal forza come in una pellicola di un film proiettata a velocità accelerata, mostrandomi una serie convulsa e frenetica di immagini, immagini che rappresentavano tutti i miei sogni, la musica, la composizione, lo studio della musica, ed ognuna di esse aveva una tale chiarezza, una tale luminosità una tale verità quasi   come dei soggetti  in primo piano di un quadro, messi talmente bene in evidenza da sembrare quasi che balzassero fuori dalla cornice  come a voler mostrare tutta la loro magnificenza, la loro nobiltà ma al contempo la loro evanescenza.  Ma la sensazione più forte – intrisa al contempo di una tale tristezza da soffocarti il cuore –  fu quella di vedere la musica allontanarsi per sempre e con essa tutti i miei sogni svanire con lei.

L’incoscienza dei vent’anni, un po’ di coraggio ed una buona dose di follia mi guidarono , quasi spintonandomi, sulla strada del cuore. Rifiutai la proposta fattami da mio padre la sera stessa che me la comunicò e accolsi con un senso di liberazione l’aver posto subito fine a quello che per me poteva prospettarsi come l’inizio di un incubo e fui altresì orgoglioso di essere riuscito a resistere alle argomentazioni del mio genitore tendenti a mostrarmi (a fin di bene)  la stoltezza della mia decisione facendo leva su ragionamenti circa l’insicurezza economica a cui mi esponevo rinunziando dall’altro lato ad un tenore di vita ben più agiato e confortante.  

Presi quindi la decisione di occuparmi d’ora in avanti solo di musica. Ascoltai il mio cuore!

Non conto più i momenti in cui non abbia benedetto questa scelta nel corso della mia vita ringraziando il Signore per avermi portato su questa strada e per darmi ancora oggi la possibilità dì percorrerla.

L’incertezza e l’insicurezza insite nel lavoro di musicista ci sono e so che mi faranno buona compagnia per il resto del mio cammino, soprattutto quando si intravedono all’orizzonte nuove sfide che mi ripropongono nuovamente il grattacapo,  se dar retta al cuore o alla ragione. 

Ps: i miei  genitori passarono le settimane successive interrogandosi sull’effettiva stabilità delle mie facoltà mentali e chiedendosi se non fosse il caso di farmi vedere da un bravo psichiatra … 

 

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