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  • Semiografia – notazione musicale (parte 3)

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    Semiografia musicale:, come abbiamo detto nei articoli precedenti, è un insieme di segni e simboli usati per tradurre la musica in una partitura, e quindi registrare il suono sulla carta. In questo articolo proseguiamo parlare di altri termini della semiografia musicale.

     

    I termini della semiografia musicale:

     

    Indicazione metronomica

     

         Indicazione metronomica è indicazione della velocità delle note e delle pause. In base a ciò che abbiamo scritto nell’articolo Semiografia – notazione musicale (parte 2), possiamo riconoscere nella scrittura musicale note del valore di durata di 2/4, 3/4, 4/4, ecc. La velocità di un brano musicale è un aspetto fondamentale nell’interpretazione di un qualsiasi brano musicale. Il tempo indica quanto velocemente o lentamente un brano deve essere eseguito e può avere un grande impatto sull’atmosfera e sull’emozione trasmessa dalla musica.

    Esiste un modo per dimostrare la velocità di esecuzione e di conseguenza la durata di un brano.

    Nel esempio che segue è indicato che il brano musicale ha una durata di sedici secondi:

     

     

       Sul rigo appare un nuovo segno detto indicazione metronomica. Tale indicazione è formata da una figura musicale (in questo caso una semiminima) seguita dal segno di uguale e da un numero. Nell’esempio riportato il numero indica quanto figure di quel tipo dovremo eseguire in un minuto. Si dovranno eseguire per questo sessanta note da 1/4 al minuto – ogni semiminima avrà quindi la durata  di un secondo.

    Su uno spartito generalmente abbiamo le cosiddette indicazioni metronomiche, le quali danno all’esecutore un’indicazione di massima sulla velocità con quale il brano deve essere eseguito.

    Esse sono le seguenti:

                                       

    Largo          da          40            a          60
    Larghetto          da          60           a          66
    Adagio          da          66           a          76
    Andante          da          76           a         108
    Moderato          da         108           a         130
    Allegro          da         130           a         168
    Presto          da         168           a         200
    Prestissimo          da         200           a         208

     

    Sarà compito dell’esecutore scegliere tra le velocità suggerite dall’Autore, quella che ritiene più opportuna.

     

    Accenti

     

        Nella terminologia musicale e nella semiografia musicale, l’accento è l’evidenziazione di un suono tramite la modifica di uno dei suoi parametriI tempi che compongono una battuta (e che sono uguali per tutte le altre battute salvo cambiamenti di tempo in corso) hanno per convenzione naturale un certo tipo di accento e questo accento può essere o forte,mezzoforte oppure debole.

    • L’accento metrico è il primo accento della battuta ed è più forte.
    • L’accento ritmico è dato dalla frazione di tempo (3/4 = tre accenti ritmici; 4/4 = quattro accenti ritmici).

    Gli accenti ritmici si distinguono in forti, mezzofortii e deboli, in relazione al posto che occupano nella battuta.

    Nel tempo 2/4 abbiamo un accento forte ed un accento debole.

    Nel 3/4 un accento forte e due deboli.

    Invece nel 4/4 un accento forte, uno debole uno mezzoforte ed uno debole.

     

    Accento:

     

    L’accento è graficamente rappresentato da una “V” coricata lateralmente e la sua funzione è indicare che la nota è da eseguire più forte del normale, cioè (come indica anche il nome) ne va accentata l’esecuzione

     


    Marcato:


    Graficamente viene rappresentato con una piccola “V” in grassetto posta sopra o sotto la nota e indica che essa è da eseguirsi con una notevole intensità, più che accentata.

     

     

    Staccato:


    Graficamente é rappresentato come un punto posto sopra o sotto la nota e indica che essa è da  eseguirsi velocemente lasciando un piccolo stacco dalla nota successiva.

     

     

    Staccatissimo: 

     

    Viene rappresentato come un piccolo accento acuto  verticale  sopra o sotto la nota con la punta rivolta verso di essa; Lo staccatissimo indica che la nota è da eseguirsi con notevole velocità, più che staccata.

     

     

    Portato:

     

    Il portato (detto anche Appoggiato) viene rappresentato con un piccolo tratto orizzontale posto sopra o sotto alla nota, indica che la nota va eseguita con uno stacco lieve, meno che staccato.

     

     

      È possibile combinare differenti variazioni dinamiche insieme ottenendo delle effettistiche più articolate come lo “Staccato e accentato”, lo “Staccato ma portato”, lo “Staccato e marcato” ed il “Portato e accentato”.

     

    Accento agogico

     

     L’accento agogico può cadere su una nota qualsiasi della misura. Esso dà maggiore importanza al discorso musicale e all’esecuzione di una frase musicale. Molto usato nel periodo romantico e negli adagi in genere. È segnato con un trattino sopra o sotto la nota e sta ad indicare che il suono deve essere un po’ tenuto appoggiato, non sforzato. Inoltre indica variazioni dell’andamento ritmico. Cioè del numero di unità di tempo considerate in un minuto che appunto aumentate servono ad accelerare il ritmo e diminuite a rallentarlo. Da cui le indicazioni che si trovano negli spartiti come: rallentando, accelerando, affrettando stringendo, precipitando, a tempo (cioè ritorno al tempo iniziale).


    Accento melodico


    Questo accento rappresenta l’espressione artistica e musicale in genere. Esso può considerarsi come l’unione dell’accento dinamico con l’accento agogico, perciò il suono deve essere rafforzato e tenuto. Graficamente viene posto sotto la nota con i seguenti segni: >, sf, sfz, sfp. Questo accento può essere posto su qualsiasi nota della composizione.

          Gli accenti dinamico, agogico, melodico sono accenti di carattere musicale espressivo e servono ad avere una buona interpretazione di un brano e a rappresentare il pensiero musicale dell’autore, di conseguenza non hanno un posto stabilito nella battuta.

          Sia l’accento metrico, sia l’accento ritmico, sono accenti di carattere ritmico e servono appunto per dare un senso ritmico al brano e hanno un posto fissato nella battuta.

    Ulteriori informazioni consulta: Dinamiche , Gruppi irregolari ,Figurazione ritmica

     

    Segni dinamici

     

         Un suono può avere diverse gradazioni di intensità. Per indicare queste caratteristiche di intensità si utilizzano dei segni dinamici. Essi vanno da un massimo che è il più che fortissimo, che si indica  ƒƒƒ al più che pianissimo, che si indica ppp.

     I segni dinamici (dal greco: dynamis = forza) hanno la funzione di definire lintensità d’esecuzione del brano. L’Intensità è uno degli elementi usati dal compositori per ottenere particolari effetti espressivi. Per esprimere le diverse intensità dei suoniall’interno di un brano musicale si utilizzano questi simboli, che vengono posti sotto o sopra le note.

     

     

         Sforzando: indicazione dinamica che prescrive, nell’esecuzione di un passo musicale o anche singole note e accordi, una particolare intensità sonora; passo musicale che va eseguito in questo modo

     

     

     

     

    Cambio di dinamiche

     

     

    Il cambiamento di dinamica può essere improvviso oppure progressivo. In questo caso si usano espressioni testuali come cresc.(crescendo, aumentando il volume) e dim. (diminuendo), talvolta accompagnate da poco a poco. Spesso si preferisce notare delle “forcelle”, ovvero coppie di linee orizzontali che si allontanano (dipartendosi da un punto indicano un crescendo) o si avvicinano (chiudendosi in un punto indicano il diminuendo). Un cambiamento dinamico improvviso lo si ottiene scrivendo il segno sopra le note proprio quando si vuole avere il cambiamento. Allo scopo, alcuni segni dinamici possono essere combinati assieme, ad esempio fp. Il fortepiano(fpindica una dinamica forte che improvvisamente  si smorza in un piano. Viene pure usato il termine subito (sub.) e, sempre per indicare un cambio di intensità sonora, si ricorre a più e meno: ad esempio più forte, meno piano.

      Esistono altre espressioni di uso più raro come ad esempio il morendo al niente (riduzione del volume a zero o smorzando) indicato anche da due linee che si chiudono in direzione di un piccolo cerchietto. Lo smorzando è un’indicazione dinamica che si realizza attraverso una diminuzione progressiva dell’intensità del suono. Si differenzia dal diminuendo in quanto comporta l’estinzione completa della sonorità.

    E’ inoltre possibile accompagnare le dinamiche in un progressivo cambio di stato, grazie all’utilizzo di apposite forcelle che hanno la funzione di accrescere  o diminuire l’intensità di esecuzione del brano.

     

     

    Diminuendo (Decrescendo)

     

    Il diminuendo è un’indicazione dinamica che prescrive una diminuzione gradualmente dellintensità di uno o più suoni nell’esecuzione di un passo di musica. È il contrario del crescendo. Lo smorzando è un diminuendo che comporta il spegnimento totale del suono.

     

     

     

    Crescendo

     

    Il crescendo è un’indicazione dinamica musicale che prevede l’aumento graduale dell’intensità del suono. Nella terminologia musicale il termine più appropriato è quello di “dinamica”. La “dinamica” è la gestione delle intensità sonore da adottare nella sua esecuzione. Il cambiamento di dinamica può essere improvviso oppure progressivo. In questo caso si usano espressioni testuali come cresc. (crescendo, aumentando il volume) e dim. (diminuendo), talvolta accompagnate da poco a poco.

          Il crescendo è contrario del diminuendo e può essere usato in concomitanza con esso per creare determinati effetti. Viene indicato col segno “<“, una forcella che aprendosi rappresenta l’aumentare dell’intensità sonora.

      La forcella ha un aspetto di freccia dove la parte “chiusa” riguarda l’inizio – il “piano” – e gradatamente si allarga per ottenere il “forte”. Se questa forcella non presenta indicazioni di lettere è l’esecutore – o il direttore d’orchestra – che decide l’intensità di partenza e anche la “progressione” fino ad arrivare ad un determinato “forte”. Se invece è il compositore a volere dei limiti allora inserirà – magari all’inizio o alla fine – qualche lettera, ad esempio una “p” o “pp” per dire piano o pianissimo come punto di partenza o una “f”, “ff”, “fff” ecc.  per il forte o il fortissimo come punto di arrivo. Altro fattore legato proprio all’aspetto visivo di questa “forcella” può essere la “lunghezza” che può variare a seconda della durata della frase musicale. Se vedo una forcella breve e aperta “immediatamente” il mio occhio, istintivamente, mi suggerisce di partire piano e velocemente andare sul forte; se invece è lunga e si protrae inevitabilmente la progressione dovrà essere più lenta ma costante.

    E questo è l’aspetto grafico

     

     

     

     

     

    Agogica a semiografia musicale

     

     

    Nella tabella seguente vediamo i principali andamenti

     

     

    Legatura di frase e di portamento

     

    I suoni possono verificarsi senza distacco e risultano essere suoni legati. In caso contrario risultano staccati. Il carattere del legato è flessibile, morbido, dolce, invece al contrario il carattere dello staccato è scintillante, pungente e certe volte anche brusco.

    Il legato è indicato con una linea curva chiamata legatura.

     

    Legatura di frase (espressione)

     

    Questa legatura unisce due o più note di posizione diversa e ha un valore espressivo. Indica in particolare che le note sotto la legatura devono venire suonate legate. Produce l’effetto di non disunire i suoni  di loro. Le note sotto legatura devono essere suonate con una particolare dinamica, seguendo il naturale stile interpretativo del brano.

       Nella semiografia musicale, la legatura di frase è una linea curva posta sopra o sotto due note di differente altezza. Le unisce indicando che l’accento del suono è postato sulla prima nota e prolungato su tutte le altre senza sospensione fra esse.

     

                                                    Esempio di legature su una frase musicale.

     

       È frequente anche il caso in cui una legatura di ampie dimensioni abbracci altre legature di più piccole dimensioni. La più ampia, che è una legatura di frase, segna la divisione dei periodi, delle frasi o delle mezze frasi, mentre le altre, che sono chiamate sotto-legature indicano le parti più piccole, come i frammenti di frase e gli incisi.

     

                                                   L. V. Beethoven, Klaviersonate op.31 n.3

     

       S’intende che le sotto-legature in confronto alle altre legature hanno minore importanza e quindi devono avere una accentazione meno rivelante

     

    Legatura di portamento

     

    La legatura di portamento è utilizzata come sinonimo di legatura di frase, anche se di solito quella di portamento riunisce un gruppo ridotto di note invece quella di frase raggruppa molte più note che rappresentano un’intera frase musicale.

     

                                                        Esempio di legature di portamento

     

    Ulteriori informazioni consulta:  Il discorso musicale

     

    Alterazioni a semiografia musicale

     

     

     

    Inoltre queste alterazioni possono essere di due tipi :

    • Cromatiche : Quando il nome della nota non cambia (Do – Do#)

     

     

     

    • Diatoniche : Quando il nome della nota cambia (Do – Re♭)

     

     

    Alterazioni costanti e transitorie

     

    Le alterazioni sono divisibili in altre due categorie, a seconda della durata del loro effetto:

     

     

        L’ alterazione vale anche per le note legate con legatura di valore oltre la battuta. In questo caso scrivere nuovamente l’alterazione metterebbe in difficoltà l’interprete. E’ certo che essendo di fronte ad una legatura di valore l’altezza di entrambe le note sarà uguale.

     

     Alterazioni di cortesia

     

       Le alterazioni di precauzione o di cortesia sono scritte generalmente tra parentesi. Non hanno effetto reale, ma servono a ricordare all’esecutore la giusta altezza della nota nei casi ambigui o difficili. Sono utili in caso di:

     

    Alterare una nota ma con intervallo di ottava

     

     

        Dobbiamo considerare che se alteriamo un si l’alterazione è posta accanto a quel si e non al si dell’ottava sopra. Ne deduciamo facilmente che l’alterazione vale solo per la nota alla quale è affiancata. Se invece la nota dell’ottava sopra la vogliamo alterata è necessario scriverlo chiaramente così come è necessario scriverlo nella stessa nota che però ha il simbolo di 8va…… sopra, perché la nota non è la stessa, essendoci il simbolo l’altezza è un’altra e l’alterazione deve essere riscritta. Per riassumere: le alterazioni valgono solo per la nota che esse precedono.

     

    Armatura di chiave

     

       Nella semiografia musicale, l’armatura di chiave è l’insieme delle alterazioni poste subito dopo la chiave. Queste alterazioni durano per tutto il brano e nella musica tonale vengono segnate in un ordine convenzionale prestabilito e derivante dal circolo delle quinte:

    • Fa, Do, Sol, Re, La, Mi, Si per i diesis, e nell’ordine inverso
    • Si, Mi, La, Re, Sol, Do, Fa per i bemolli.

    L’armatura di chiave ha per il musicista un doppio significato, pratico e teorico:

     

     

     

    Ulteriori informazioni consulta gli articoli: Semiografia – notazione musicale (parte 1), Semiografia -notazione musicale (parte 2), Semiografia – notazione musicale (parte 4).

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