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  • Scala Pentatonica (parte 1)

    5 Min Read

     

    Introduzione

     

        Se mai qualcosa ha avuto successo all’interno di un discorso teorico – pratico nella musica, questa è senz’altro la scala pentatonica. Invero, questa è forse la scala più utilizzata in assoluto, in quanto ben si adatta ai più svariati generi musicali, dal rock al pop, dal blues al jazz, dal country addirittura alla musica classica. E’ lecito domandarsi il perchè.

    Come vedremo, la scala pentatonica è un surrogato della scala maggiore, che si presta ad essere la base di partenza per la costruzione di tutte le scale. Confrontando le due scale, viene da pensare che la pentatonica ha un carattere più melodico già di per se stessa, in quanto mostra al suo interno degli intervalli larghi tra alcune note. Inoltre, nella sua forma minore, è da sempre stata associata all’improvvisazione nel blues, genitore dichiarato di tutti i generi moderni da cui hanno tratto lezione. E proprio questa situazione, specialmente per i chitarristi, è stata adeguatamente sfruttata, al punto che i neofiti dello strumento sembrano essere più facilitati nell’imparare la fatidica posizione di una pentatonica minore che non, ad esempio, una serie di accordi sebbene semplici. Questo sembrerebbe ridurre la pentatonica al ruolo di scala fondamentale. Niente di più sbagliato, la scala pentatonica si presta a moltissime varianti, siano esse di natura armonica che di pratica chitarristica…

     

    Costruzione della scala pentatonica.

     

    Come primo passo, logicamente, dobbiamo analizzare come nasce la pentatonica. Occorre avere ben chiaro il procedimento con il quale si possono costruire le scale.
    Due sono i modelli pentatonici di base: la Scala Pentatonica Maggiore e la Scala Pentatonica Minore.
    Per costruire la Scala Pentatonica Maggiore, si parte dalla scala maggiore relativa alla tonalità. L’esempio, come al solito, viene fatto nella tonalità di Do (C). Dalla scala maggiore vengono estratti cinque gradi secondo lo schema seguente:

     

    Scala Maggiore

     

     

     C

    D

    E

    F

    G

    A

    B

    C

    II°

    III°

    IV°

    VI°

    VII°

    VIII°

     

    Scala Pentatonica Maggiore

     

     C

    D

    E

     

    G

    A

     

    C

    II°

    III°

     

    VI°

     

    VIII°

     

    Ciò che risulta con evidenza osservando il  pentagramma é che  la scala è formata da cinque suoni, da cui il nome pentatonica. La sesta nota che vediamo nel rigo è la tonica un‘ottava sopra, nota di chiusura della scala. La differenza tra scala maggiore e pentatonica maggiore è che in quest’ultima non sono presenti il quarto e il settimo grado. Ma c’è un altro dettaglio interessante, e cioè che, partendo dalla tonica e sommando una serie di intervalli di quinta giusta consecutivi, troviamo le stesse note che fanno parte della scala pentatonica, anche se in ottave diverse. Nel rigo sotto possiamo osservare questa situazione. 

     

     

     

     

     

     Dalla scala di C (Do) maggiore saliamo alla relativa minore, quindi alla scala di A (La) minore naturale. Anche in questo caso le note da estrarre sono cinque, anche se cambiano i gradi ai quali risalgono. Infatti, dalla scala minore si prelevano il primo, terzo, quarto, quinto e settimo grado. 

     

    Scala Minore Naturale 

     

     

     

     

       Per ottenere la pentatonica minore dobbiamo seguire lo stesso procedimento prendendo come riferimento ovviamente le sette note della scala minore, dove in questo caso prendiamo quella di La minore, dato che si tratta della relativa minore della scala di Do maggiore che sono formate dalle solite note.

    Togliendo il secondo e sesto grado della scala come in precedenza raggiungiamo la pentatonica di La minore composta dalle cinque note LA DO RE MI SOL.
    Come vediamo, sia nella pentatonica maggiore che in quella minore mancano le note del Si e del Fa. Quindi le cinque note che costruiscono le due scale sono uguali. Appunto, se nella scala di Do maggiore abbiamo come sua relativa minore la scala di La minore, anche nella pentatonica di Do maggiore la sua relativa minore è la pentatonica di La minore.

     

     

     

    Conclusione 

     

       Concludendo, sulla pentatonica maggiore dobbiamo utilizzare il I II III V e VI grado della scala maggiore, mentre per la pentatonica minore dobbiamo impiegare il I III IV V e VII grado e, come le scale, anche la pentatonica maggiore ha la sua relativa minore. Infatti come abbiamo appena visto nell’esempio, la pentatonica minore di La è la relativa minore della pentatonica di Do maggiore come avviene per le scale, dove le note sono identiche ma ciò che le differenzia è la tonica di partenza, oltre alla distanza tra le note (intervalli).

    Il meccanismo, come posiamo vedere, risulta molto semplice. A questo punto dovrete, utilizzare le tabelle sia delle scale maggiori che delle scale minori, provare a costruire voi stessi le scale pentatoniche nei due tipi (maggiori e minori) in tutte le tonalità. Non è assolutamente difficile, in quanto dalla scala bisogna solo estrarre i relativi gradi, che potete trovare quì riassunti: 

     

     

    Chi invece vuole dedicare un po’ più di tempo, con dei risultati sicuramente più evidenti, dovrebbe operare a memoria i calcoli degli intervalli in ognuna delle tonalità di entrambi i modi.
    Dopo tutta la parte teorica, per altro, come sempre necessaria, possiamo arrivare a suonare le scale pentatoniche. Vedrete che il sistema di lavoro e di studio, se giustamente seguito, vi porterà in breve tempo ad assimilare le scale sia in termini di diteggiature, che, come vedremo, saranno definite con il termine box, sia a livello di tecnica strumentale e, come passo immediatamente successivo, di applicazione armonica nell’improvvisazione.

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