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  • Semiografia – notazione musicale (parte 4)

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    Nei articoli precedenti abbiamo detto che semiografia musicale è un insieme di segni e simboli usati per tradurre la musica in una partitura, e quindi registrare il suono sulla carta. In questo articolo proseguiamo parlare di altri termini della semiografia musicale.

     

    I termini della semiografia musicale

     

    Gruppi irregolari e cellule ritmiche

     

    All’interno di battiti regolari accade spesso che vi siano aggruppamenti irregolari di note. Si dice di un gruppo di note che per la loro formazione sono in contrasto rispetto all’indicazione di misura stabilita. I gruppi irregolari non rispetanno la suddivisione regolare dei valori musicali presenti nella battuta.

     Un gruppo di note è considerato irregolare quando in un tempo semplice o composto contrasta con la normale divisione della battuta.

    I nomi dei gruppi più frequentemente usati sono:

    • duina,
    • terzina,
    • quartina,
    • quintina,
    • sestina,
    • settimina,
    • eptina.

    Essi sono sempre indicati da un numero scritto sopra o sotto il gruppo di note. Spesso, per maggior chiarezza, è aggiunto un archetto – una legatura che unisce le note che ne fanno parte (che non è da considerare né una legatura di valore né una legatura di espressione).

    I gruppi irregolari, inoltre possono essere definiti nei seguenti modi:

    1. semplici – quando le note che li compongono hanno tutte lo stesso valore,
    2. composti – quando le note hanno valori diversi,
    3. complessi – quando nel gruppo di note è presente un altro gruppo irregolare.

    Distinguiamo due categorie di gruppi irregolari: quelli irregolari 

    • in relazione alla battuta in cui sono posti (i gruppi irregolari rispetto al tempo);
    • per la loro formazione.

    I gruppi irregolari possono contenere pause, punti di valore e possono scomporsi ritmicamente.

    Le duine e le quartine sono regolari nei tempi semplici ed irregolari nei tempi composti, mentre le terzine e le sestine sono regolari nei tempi composti ed irregolari nei tempi semplici. Tutti gli altri gruppi sono irregolari in entrambi i casi.

     

    La duina e la quartina

     

       Questi due gruppi irregolari si utilizzano quando si vuole portare momentaneamente il ritmo di uno o più movimenti o di una battuta da ternario a binario.  

     

    Duina

     

        La duina  è un gruppo irregolare che rappresenta due note suonate in un’unità di tempo, di solito quando il ritmo è ternario. Un gruppo di due note che al momento ne sostituisce tre e deve essere eseguito con un movimento binario, con accento principale e uno secondario.

                                     tempo semplice                        tempo composto

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    È  anche possibile trovare la duina su un gruppo di tre tempi consecutivi. Se per esempio l’unità del tempo è la semiminima è possibile sostituire a tre normali semiminime due inserite in una duina, cosicché la somma sia uguale a quella di tre tempi, cioè in questo caso al valore di una minima puntata. Ovviamente le possiamo trovare solo nei tempi composti dove tutto e diviso per 3 visto che la figura musicale di riferimento è una figura con il punto (una semiminima col punto equivale a 3 crome, per esempio). Si riconosce sul pentagramma perché  in questo caso invece che un 3 troveremo un 2 ad identificare le note della duina. 

     

     

        Anche qui si potrà notare che in un tempo di 12/8 dovremmo trovare 12 crome  ma ne troviamo 11 perchè una è scomparsa nella duina allungando le altre 2 note di un po’. Nell’esecuzione la prima nota parte all’inizio del tempo (come accadrebbe se fossero 3) e la seconda cade subito dopo il momento in cui doveva cadere la seconda se fossero state 3

       Una duina può anche non essere composta da note eguali, infatti basta che la somma delle durate sia equivalente a quella delle due note uguali. La duina, per esempio, può contenere delle pause. Gli esempi qui sotto sono tutti equivalenti ad una duina formata da due crome.

            La duina è rappresentata da una legatura che unisce le due note (che non è da considerare né una legatura di valore né una legatura di espressione) e un 2 (due) scritto sopra.

     

    Quartina

     

      La quartina è un gruppo di quattro note che deriva per eccesso da un gruppo di tre note oppure per difetto da un gruppo di sei (che al momento ne sostituisce sei note). La quartina viene eseguita con un movimento binario, con due accentuazioni, una ogni due note.

     

     

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         Un gruppo (quartina) costituito da quattro note che, se posta in un tempo semplice, risulta un gruppo regolare, ma, se si presenta in un tempo composto, diventa un gruppo irregolare (si eseguono 4 note anziché 3).

     

    La terzina, la sestina e la nonina

     

      Questi tre gruppi irregolari servono per portare temporaneamente il ritmo di un movimento di un’intera battuta o di un solo frammento di un movimento da binario o ternario.

     

    Terzina

     

     

       La terzina è un gruppo caratteristico dei tempi semplici. In solito è in eccesso, in quanto deriva da un gruppo di due note, ma può trovarsi indicata anche per difetto come derivante da un gruppo di quattro. La terzina riceve laccento sulla prima delle tre note.

       La terzina è composta da tre note e, anche in questo caso, può comportarsi come un grupporegolare in alcuni casi, nello specifico se posto in tempi composti. Quando, invece è postato in tempi semplici, la terzina, è un gruppo irregolare per eccesso.

     

    Una terzina, quando posta in tempi semplici, è un gruppo irregolare che, nell’esecuzione, ha la stessa durata di una duina. Così, come per il solfeggio di una successione di due note della stessa specie, lo stesso tempo viene utilizzato per il solfeggio di una terzina (ponendo per ipotesi lo stesso tempo e suddivisione metrica).

    Vediamo alcuni esempi di terzine:

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       Analizziamo, per prima, una terzina che varia il ritmo di un tempo da binario a ternario. Essa può essere eseguita con un movimento ternario, evidenziato da un accento principale, che dipende dalla posizione in cui la nota si trova rispetto alla battuta, seguito da due secondari.

     

     

       Esistono anche terzine che occupano solo una parte del tempo, oppure due o quattro tempi. 

       Nell’esempio seguente, che fa vedere due battute da 4/4, sono presenti terzine del valore di 1/8, 2/4 e 4/4. Nel solfeggio, andranno eseguite in un mezzo movimento, in due e in quattro movimenti. Per una precisa esecuzione è bene eseguire come nella scrittura del secondo pentagramma.

     

     

    In alcuni casi la terzina si può scomporre come segue:

     

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    Sestina

     

       Un gruppo di sei note che momentaneamente ne sostituisce quattro è chiamato sestina e si esegue con un movimento ternario, con tre accentuazioni, una ogni due note.

     

     

      Un gruppo irregolare, che deriva per eccesso da un gruppo di quattro e raramente da uno di otto. La sestina riceve l’accento su ogni due note, perché teoricamente viene considerata come suddivisione di una terzina, altrimenti si rappresenta come una doppia terzina e gli accenticadono sulla prima nota e sulla quarta nota. In questo caso, la sestina, potrebbe essere pensata come derivazione di una duina.

    Vediamo alcuni esempi:

     

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        Qui sotto vengono confrontate la derivazione dalla terzina (a sinistra) e la derivazione dalla duina (a destra).

     

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       Ricordando che, nel caso a sinistra, gli accenti sono tre mentre, nel caso a destra, sono solo due.

     

        La sestina può avere un’esecuzione tale a quella di un gruppo regolare, ad esempio, quando posta in tempi composti. Se compare in presenza di tempi semplici, invece, non può altro che essere trattata come un gruppo irregolare.

     

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       Una sestina può sostituire anche due o quattro movimenti. Va eseguita tenendo sempre conto della caratteristica ritmica di questa figurazione, che sempre gli accenti sulla prima, sulla terza e sulla quinta nota.

     

     

    Nonina

     

    La nonina è un gruppo composto da nove note. Può anch’esso considerarsi derivato dalla terzina, in quanto, praticamente, è costruito da tre gruppi di note ciascuno.

     

     

     

    Le formazioni miste

     

    I gruppi irregolari possono contenere al loro interno delle formazioni irregolari:

     

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    Gruppi irregolari per la loro formazione

     

     

       Appartengono a questo genere di gruppi irregolari i gruppi di cinque, sette, undici note, ecc. perché la loro formazione non può essere data da alcuna divisione, né binaria, né ternaria. In qualunque misura si scrivono questi gruppi rappresentano sempre una irregolarità di divisione.

      Si eseguono in modo molto uniforme, accentuando solo la nota iniziale, e lasciando scorrere tutte le altre note alla stessa distanza l’una dall’altra.

     

     

     

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    Cellule ritmiche

    Figurazione ritmica 1 – Cellula scatante

     

     

    Una figurazione ritmica particolare, dal carattere scattante ed energico, è quella composta da una croma con il punto e da una semicroma.

    Confrontandola con la quartina di semicrome, possiamo considerarla come formata da tre sedicesimi legati (la croma con il punto) e un ultimo sedicesimo separato.

    Questa figurazione si chiama cellula scatante, è spesso utilizzata in musiche di tipo militare o patriottico, come marce o inni, ma si può trovare anche in brani popolari o in danze come l’habanera (un ballo cubano di origine spagnola).

     

     

    Figurazione ritmica 2 – Cellula polacca

     

     

    Una figurazione ritmica chiamata cellula polacca è formata da una croma e due semicrome.

    In particolare questa figurazione ripetuta più volte, imita del cavallo al galoppo; per questo motivo chiamata anche cellula del galoppo. Queste figure, cosi disposte, conferiscono alla musica un senso di accelerazione.

    Questa figurazione detta polacca, perché è caratteristica di una dana danza originaria della Polonia. La danza polacca viene soprattutto ricordata grazie alle celebri composizioni per pianoforte di F. Chopin. Costruita in tempo ternario, la danza è caratterizzata da questa sequenza ritmica:

     

    Cellula raddoppiata

     

    Una figurazione ritmica che indica l’esecuzione di due suoni di uguale durata, nel tempo di un battito si chiama cellula raddoppiata.

    La figura formata da due crome (ottavi), ognuna durerà mezzo battito. Quando in un motivo musicale si trovano già suoni consecutivi da mezzo battito ciascuno – più crome consecutive – questi si raggruppano in questo modo:

     

     

    Cellula polacca rovesciata

     

    Una figurazione ritmica chiamata cellula polacca rovesciata è formata da due semicrome e una croma.

    La cellula polacca per la sua caratteristica presenta nell’omonima danza, essa è formata dall’unione di una croma e due semicrome. Queste figure, così disposte, conferiscono alla musica un senso di accelerazione. Se invertiamo l’ordine di tali figure, formeremo quest’altra cellula- cellula polacca rovesciata– che invece susciterà nell’ascoltatore un senso di rallentamento.

     

    Figurazione ritmica 5 – Sincope

     

    Alcune combinazioni di semiminime e crome producono ritmi piuttosto complessi, ma assai comuni nei nostri ascolti quotidiani. Una figurazione ritmica molto frequente nella musica jazz e rock è quella ottenuta dal costante spostamento dell’accento musicale rispetto al battito di base, come si può osservare nell’esempio seguente:

     

    Questa tipica accentazione è definita sincope e il ritmo che ne deriva è detto sincopato.

    Sincope è una combinazione ritmica nella quale avviene uno spostamento dell’accento ritmico dal tempo forte o semiforte al tempo debole precedente. Ne consegue che il tempo debole diventa forte ed il tempo forte successivo viene annullato e assimilato al precedente.

     

     

     

    Figurazione ritmica 6 – Contrattempo

     

    Contrattempo è una figurazione ritmica nella quale al posto degli accenti forti vi sono le pauseed al posto degli accenti deboli vi sono i suoni.

     

     

    Può essere:

    • regolare, quando il valore dei suoni e delle pause è di uguale durata:

    • irregolare, quando il valore della pausa è superiore al valore del suono:

    Ulteriori informazioni consulta: Metro ritmico, Tempo, Accenti…, Battiti…

    Consulta anche – Nota , Durata – Valore, Suono

     

    Accordo nella semiografia musicale

     

    Accordo è la riunione simultanea di più suoni di differente altezza disposti secondo un certo rapporto determinato dalla risonanza naturale dei strumenti; rapporto che, nella pratica musicale, viene rappresentato dalla sovrapposizione di due o più intervalli di terza.

          Si usa il termine accordo per esporre più note – almeno tre – che risuonano contemporaneamente, e che vengono  suonate da più strumenti insieme o da più dita, nel caso di uno strumento a tastiera.  Più importante il suono del accordo è il suono più grave, ciò è scritto sul basso . Esso prende il nome di fondamentale (nota fondamentale o basso fondamentale).

     

     

         Esistono molte combinazioni di accordi: triade, settima, nona, undicesima e tredicesima. Essi prendono il loro nome in base alla distanza che vi è fra la nota a basso ( fondamentale) e quella più acuta dell’accordo. Sono numerati adoperando la tecnica del basso numerato ( basso cifrato o basso continuo).

    Per ulteriori informazioni consulta articolo: Armonizzazione della scala maggiore: il procedimento anche: Enarmonico (Enarmonia), Gli accordi (parte 1),  Gli accordi (parte 2)  Accordo

     

    Abbellimenti nella semiografia musicale

     

       In musica, come nelle arti della figura, un ornamento è qualcosa che viene aggiunto a scopo decorativo al corpo principale dell’opera. Nella musica d’arte le varie note ornamentali sono composte coscientemente e chiaramente indicate nella notazione. Gli ornamenti musicali di impiego più comune sono: l’appoggiatura, l’acciaccatura, il mordente (superiore e inferiore), il gruppetto, e il trillo. Le altre tipologie ornamentali che troviamo nei brani sono: il tremolo, l’arpeggio, il glissando, la cadenza, e  la fioritura. Sono simboli che si pongono sopra le note per abbellire il discorso musicale creando passaggi musicali caratteristici. Gli abbellimenti (detti anche ornamenti, fioriture) sono costituiti dall’inserimento nella linea melodica di una o più note la cui funzione non sia strutturale bensì ornamentale e/o espressiva.Sono per lo più indicati mediante note più piccole rispetto a quelle facenti parte di un brano o ponendo dei simboli sopra la nota reale alla quale si appoggiano. L’interpretazione degli abbellimenti presenta difficoltà di comprensione dei simboli, il cui significato può variare in relazione alle varie epoche e ai diversi autori, nonché di ordine estetico, in quanto lasciano sempre all’esecutore un certo margine di discrezionalità.

     

    Appoggiatura

     

    L’appoggiatura appartiene alla famiglia degli abbellimenti musicali. Essa viene rappresentata come una nota di piccole dimensioni unita alla nota reale con una legatura di frase.  Può essere di qualsiasi valore a condizione che minore della nota reale. Se l’appoggiatura è superiore può trovarsi a distanza di un semitono o un tono. Se è inferiore, solo a distanza di un semitono. Il valore di durata dell’appoggiatura è esattamente corrispondente alla figura con la quale è segnata.

     

     

         L’appoggiatura può essere:

    • superiore: quando si trova al di sopra della nota reale; in genere sta ad un intervallo di seconda minore o maggiore;
    • inferiore: quando si trova ad un intervallo di seconda minore o maggiore al di sotto della nota   reale.

     

     

     

           La durata dell’appoggiatura viene calcolata sottraendo alla nota reale il valore indicato dell’appoggiatura stessa. Quindi:

    • Un’appoggiatura da 1/4 su di una nota da 2/4, varrà 1/4.
    • Un’appoggiatura da 1/4 su di una nota da 3/4 varrà 3/4-1/4 = 2/4

          L’appoggiatura può anche essere doppia. In questo senso, la nota reale avrà un valore accorciato del valore delle due appoggiature. Nel caso, però, in cui un’appoggiatura si trovi davanti ad una nota puntata, che rappresenti unità di tempo o di misura, quest’ultima viene sottratta generalmente di 2/3 del proprio valore. L’appoggiatura viene praticamente sempre eseguita in battere (legando con la nota successiva); in tal modo, alla sua evidente funzione ornamentale melodica, si aggiunge una funzione di arricchimento armonico, poiché essa costituisce in genere un elemento estraneo all’armonia della nota successiva. 

     

     

     

     

     

     

    Acciaccatura

     

       Acciaccatura è abbellimento consistente nella rapida esecuzione di una o più note accessorie che precedono immediatamente la nota principale o un accordo. L’acciaccatura (o appoggiatura breve in quanto definibile anche come un’appoggiatura dalla durata brevissima) è disegnata con una o più note di valore breve. Quando è una sola nota, essa è tagliata, per distinguerla dall’appoggiatura, da una linea in diagonale.

     

       

    L’acciaccatura può essere :

    • Singola : rappresentata da una sola piccola nota tagliata  che precede la nota reale ed unita ad essa con una legatura di frase.
    • Doppia o tripla : rappresentata da un gruppo di due o tre piccole note che precedono la nota reale ed unite ad essa con una legatura di frase (nell’acciaccatura doppia e tripla le note dell’abbellimento non vengono tagliate).

     

     

     

    Si esegue molto rapidamente in due modi:

    • in battere ( sul tempo forte della battuta) nella  musica classica e barocca, togliendo il suo valore alla nota reale,;
    • in levare (sul tempo debole della battuta) nella musica romantica. Così l’acciaccatura non toglie il suo valore alla nota reale, anche se si esegue rapidissimamente.

        Acciaccature in battere con risoluzioni

    Esempi di acciaccature:

     

    Acciaccatura su un accordo:

     

     

    Mordente

     

      Il mordente è un abbellimento musicale costruito dalla alternanza del suono reale e del suo ausiliario superiore o inferiore. È un abbellimento il cui effetto è la veloce successione di tre, quattro o cinque note, per grado congiunto. L’esecuzione del mordente deve essere rapida e proporzionata allandamento della melodia. Occorre a dire che, a seconda del tempo di esecuzione, il suono reale cede la quarta parte, la terza parte o anche la metà del suo valore alle note ausiliarie. Deve essere eseguito sempre in battere.

     

    Questo abbellimento è rappresentato da una linea a pieghe nette posta sopra alla nota abbellita

     

    Il mordente può essere:

     

    • semplice: il mordente è semplice quando le note ad alternarsi sono tre. Può essere superiore o inferiore:
      • superiore: la prima è la nota reale, sulla quale è posto il simbolo del mordente; essa muove per grado congiunto alla nota successiva (secondo il ordine diatonico) e poi di nuovo alla nota reale. 
      • inferiore: la prima è la nota reale, sulla quale è posto il simbolo del mordente; essa muove per grado congiunto alla nota precedente (secondo la disposizionediatonica) e poi nuovamente alla nota reale.
    • doppio: il mordente è doppio quando è formato dall’unione di due mordenti, autonomamente dal fatto che siano inferiori, superiori o di tipo diverso. Il risultato sarà una quartina o cinquina di note eseguite con la suddivisione di terzo grado sulla prima suddivisione della figura sulla quale è posto. Se la figura stessa è una suddivisione, il mordente la occuperà per intero (creando un trillo)

     

     

     

     

        Sopra o sotto i mordenti è possibile trovare delle alterazioni (bemolle , diesis o bequadro ) che si riferiscono alla seconda nota ausiliaria del mordente (e anche alla quarta nel caso di mordente doppio). In tal caso bisogna indicarlo nei seguenti modi :

     

     

       Appena prima del mordente ci può essere un’ulteriore nota ausiliaria superiore o inferiore che serve in genere per non interrompere l’andamento della melodia. Considerando la durata di questa nota iniziale e della espressione con cui è suonata esistono due variazioni:

    • una piccola linea verticale posta davanti al mordente significa che l’esecutore dovrà mettere un piccolo accento o almeno trattenersi sulla nota ausiliaria. A seconda se la linea è posta al di sopra o al di sotto del mordente la nota ausiliaria sarà superiore o inferiore;
    • una piccola linea verticale e ricurva verso l’esterno posta davanti al mordente voler dire che l’esecutore dovrà eseguire la nota ausiliaria senza trattenersi molto facendo, se vuole, un leggero rallentando. A seconda se la linea ricurva è posta al di sopra o al di sotto del mordente la nota ausiliaria sarà superiore o inferiore.

     

                                                                 Risoluzioni con nota anteposta.

     

       Dobbiamo aggiungere che nell’ambito della musica antica l’esecuzione del mordente segue la forma sopraesposta. Nella musica moderna e romantica il mordente semplice può essere eseguito come se fosse una terzina.

     

     

    Trillo

     

                                                                           Segni grafici del trillo

          Trillo è rappresentato con la scritta: “tr.” o “trill.” seguita da una lineetta che percorre tutta la durata della nota e può anche protrarsi per più battute.

     Il trillo consiste in un veloce e continuo scambio fra la nota abbellita (detta nota reale) e la sua ausiliaria superiore. La velocità dei soprannominati scambi non è quantificabile e ogni esemplificazione con equivalenze di durata ha una validità solamente illustrativa, questo perché la velocità degli scambi può variare in base all’agogica del testo e alla natura dello strumento utilizzato.

     

     

    Diverse tipologie di trilli:

     

      Il trillo può cominciare con il suono reale e si chiama trillo diretto, oppure può cominciare coll’ausiliare superiore e in tal caso si chiama trillo rovesciato. Il trillo rovesciato indicato con una piccola nota (acciaccatura) che precede il suono reale.

     

                                                                     Trillo diretto e rovesciato

     

     

     

    Il trillo può essere preceduto e seguito da una o più piccole note che servono come preparazione e risoluzione. Queste piccole note entrano a far parte della successione di note formanti il trillo, senza alternarne la velocità e la durata.

       Trillo preparato consiste in un trillo preceduto da un’acciaccatura di più note.

     

                                                                         Trillo Preparato

     

     

     

    Trillo preparato con risoluzione (con chiusura) è in un trillo, preceduto e seguito da un’acciaccatura di più note. L’acciaccatura che precede il trillo ha una funzione preparatoria (volendo anche per rovesciare il trillo). Mentre l’acciaccatura posta dopo il trillo ha una funzione di risoluzione, in modo da concludere il trillo in perfetta coincidenza con la nota a seguire.

     

                                                       Trillo Preparato con risoluzione (con chiusura)

     

     

     

         Trillo su una nota puntata –  quando la nota abbellita possiede il punto di valore, l’ultima nota del trillo deve avere una durata pari al valore del punto.

     

                                                                     Trillo su una nota puntata

     

     

     

    Trillo con alterazione –I trilli possono anche possedere delle alterazioni, Esse vengono segnalate sopra la scritta “tr.”dell’abbellimento.

     

                                                                       Trillo con alterazione

     

        

     

    Trillo su una nota legata

     

                                                                  Trillo su una nota legata

     

     

    Trillo di fine periodo è un trillo posto su la parte conclusiva di una battuta e risolve sulla nota della battuta a seguire. Può anche capitare che la risoluzione (o conclusione) del trillo sia obbligatoria anche se non è segnalata.

     

                                                              Trillo di fine periodo

     

     

    Gruppetto

     

         Il gruppetto è un abbellimento formato dall’alternarsi del suono reale con i suoni ausiliari superiori o inferiori. Se viene eseguita prima la nota superiore il gruppetto è detto dritto o diretto,viceversa se viene eseguita prima la nota inferiore il gruppetto è detto rovesciato. Il gruppetto può partire dalla nota reale o dalle note contigue, consistendo nei due casi rispettivamente di cinque o quattro note.

    Può essere considerato nella sua configurazione come l’unione di un mordente superiore e di uno inferiore.

     

                              Gruppetto diretto                                           Gruppetto rovesciato

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    Il gruppetto può essere:

    • su una singola nota
    • tra due note di differente altezza: si esegue come parte del valore della prima nota, e lo si può sviluppare come quartina o come quintina;
    • tra due note di stessa altezza: si generalmente esegue come una terzina o, fondendo la nota fondamentale e quelle dell’abbellimento, in una quartina;

     

     

    • su una nota puntata;

     

     

         Se la nota che precede il gruppetto è prolungata da un punto di valore, è d’uso che la nota finale del gruppetto coincida, nella durata, con il punto.

    Quando il punto è parte dell’unità di misura o di tempo, il gruppetto utilizza l’ultima suddivisione del valore:

    In base al ritmo, il gruppetto può avere le seguenti caratterizzazioni:

    • su una nota puntata: si esegue come una quartina se è sulla nota reale;
    • con ritmo binario su una nota puntata : si esegue in genere come una terzina e sul punto cade la nota reale;
    • su una nota puntata o legata che indica l’unità di un tempo nelle misure ternarie o di tempo composto: si esegue al posto del punto o della nota legata;
    • in un ritmo sincopato: si esegue sul tempo forte;
    • su una nota il cui abbellimento inizia con una nota della stessa altezza della nota reale: si esegue con la nota reale al fine di non interrompere l’andamento della melodia, l’abbellimento è quindi di cinque note;
    • nei tempi veloci: è in genere una quartina o una quintina che occupa tutto il valore della nota ornata;
    • in un accordo: si esegue insieme all’accordo.

     

    Tremolo

     

     Tipico degli strumenti ad arco e consiste nella rapida e continua ripetizione della stessa nota. l nome tremolo è usato per abbellimenti diversi a seconda degli strumenti che ne fanno uso. Generalmente consiste nella ripetizione molto rapida di una nota per la durata della nota stessa (a differenza del trillo, in cui si alterna la nota reale con quella superiore).

    Questo abbellimento si usa anche nel pianoforte, dove si comporta come un trillo; l’unica differenza sta nel fatto che il tremolo viene usato per salti di terza o più (Do – Mi) mentre il trillo usa solo salti di seconda ascendente.

     

     

    Il segno grafico del tremolo è dato da tre strisce spesse e oblique. Se si tratta di un tremolo eseguito sulle stessa nota allora il segno sta sul gambo della nota stessa, se il tremolo è eseguito con due note allora il segno si mette tra le due. La notazione antica riguardo al tremolo eseguito con due note prevedeva anche che si mettessero le due note sotto forma di bicordo e poi che si applicasse il segno del tremolo sopra di esso.

            Tremoli su note singole

           Tremoli su coppie di note

     

    Arpeggio

     

     

    Esso è rappresentato per mezzo di una linea ondulata posta verticalmente prima dell’accordo abbellito e Indica che le note sono da eseguirsi una dopo l’altra in rapida successione a partire dalla nota a basso; le note arpeggiate devono essere tenute per tutta la durata dell’accordo.

     

     

                                                                    Notazione di accordo

              Arpeggio con note mantenute

    Il termine arpeggio deriva dalla parola arpa, poiché è un abbellimento derivante dalla tecnica di questo strumento; è utilizzato negli strumenti a tastiera.

    L‘arpeggio, anche noto come arpeggiato è un abbellimento che si applica a un accordo, detto quindi arpeggiato o spezzato, in cui le note vengono eseguite in successione più o meno rapida anziché simultaneamente. L’arpeggio si suona generalmente dalla nota più bassa a quella più alta; nel caso occorra suonarlo alla rovescia (viene allora detto rovesciato), ciò può essere indicato da una lineetta trasversale sull’accordo. Nel caso in cui la lineetta sia dal basso verso l’alto, l’andamento dell’arpeggio va dalla nota più grave alla più acuta; viceversa nel caso in cui la lineetta sia dall’alto verso il basso l’andamento dell’arpeggio va dalla nota più acuta alla più grave. Nel caso in cui non sia posto questo segno l’arpeggio può essere eseguito a libera interpretazione di chi lo suona, seguendo generalmente l’andamento della melodia.

    Nelle partiture pianistiche se il segno dell’arpeggio si trova su tutti e due i pentagrammi (in chiave di basso e di violino) alla stessa posizione di una certa battuta ci possono essere due tipi di esecuzioni:

    • le note dell‘arpeggio devono essere eseguite una dopo l’altra partendo dalla chiave di bassofino a quella di violino (o viceversa) nel caso in cui il segno di arpeggio abbracci tutti e due i pentagrammi senza interrompersi;
    • le note dell’arpeggio devono essere eseguite contemporaneamente sia sulla chiave di bassoche su quella di violino (in modo ascendente o discendente) nel caso in cui il segno di arpeggio si interrompa tra i due pentagrammi.

    Tra le varianti di esecuzione di un accordo, ce ne sono anche alcune riguardanti la durata delle singole note facenti parte dell’accordo. Le note dell’accordo infatti, oltre ad essere eseguite in successione, possono essere anche pizzicate, legate (e quindi non mantenute), o mantenute una dopo l’altra per tutta la durata dell’accordo. In genere se quest’ultima risoluzione ha una certa importanza l’autore lo specifica realizzando le note dell’accordo con legature di valore che si trascinano fino all’ultima nota

     

    Glissando

     

    Questo effetto viene rappresentato con una linea ondulata posta diagonalmente fra due note di altezze diverse; è tipico degli strumenti senza tasti (archi e tromboni) e consiste nell’esecuzione di una rapidissima scala (sia essa cromatica o diatonica).                                                              

                                                                 Notazione di glissando

     Il glissando o glissato  consiste nell’innalzamento o nell’abbassamento costante e progressivo dell’altezza di un suono, ottenuto a seconda dei vari strumenti in diversa maniera.

     Il glissando viene segnato facendo seguire alla nota iniziale una linea nella direzione voluta e corredata spesso dall’abbreviazione gliss.; a volte è utilizzata una linea a serpentina. Nella notazione per voce, inizialmente fu utilizzata una legatura non dissimile dalle legature di frase, ma limitata a due note adiacenti di altezze diverse.

    Ecco a seguire alcuni esempi illustrati dei glissando, si ricorda che i valori dati all’abbellimento sono puramente indicativi, questo perché l’esatta durata non è quantificabile e varia in base all’agogica del brano e allo strumento adoperato.

     

     
     
     

    Fioritura

     

    La fioritura è una successione di note veloci, che non di rado contengono passaggi cromatici, inserita in qualsiasi punto del brano. Le note della fioritura sono più piccole e sono eseguite quasi improvvisando, senza rigide regole ritmiche. Essa  è rappresentata da un gruppo di note che viene inserito come “ornamento” all’interno di un brano con il fine di arricchirne l’esecuzione.

     

                             Fioritura dal concerto in Fa minore di Fryderyk Chopin

     

    Ulteriori informazioni consulta gli articoli: Semiografia – notazione musicale (parte 1), Semiografia -notazione musicale (parte 2), Semiografia – notazione musicale (parte 3).

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  • Semiografia – notazione musicale (parte 1)

    18 Min Read

     Definizione

     

       La semiografia o notazione musicale è il sistema che stabilisce per iscritto una composizione, una melodia o una qualsiasi idea di suddetto ordine. La semiografia musicale è l’unione dei segni e dei simboli utilizzati per trasportare la musica in spartito fissando così li suono sulla carta. Essa è il frutto di secoli di studi ed evoluzione musicale, quindi è un sistema complesso e prodotto che racchiude in se tutti i modi necessari per scrivere qualsiasi suono o voce sia frutto di una tecnica musicale.

    Il carattere creativo del fenomeno musicale sfugge ancora a moltissimi. Forse perché la musica non si tocca, non si vede (neanche nelle opere di teatro la parte strettamente musicale si vede), forse perché la musica non ha un significato preciso e irreversibile, non espone concetti precisi come fa la parola.            

    Giulio Confalonieri

     

    Breve storia della notazione musicale

     

       La storia della semiografia musicale è la storia della scrittura della musica, del sviluppo dei segni che i compositori hanno utilizzato per scrivere le proprie opere musicali.

    Le prime affermazioni di notazione musicale ripercorrono alle civiltà antiche. Si trattava di notazioni primitive, fondate sull’utilizzo dei caratteri alfabetici. All’epoca del Medioevo cominciava a prendere forma la notazione moderna, per poi cristallizzarsi intorno il XVII secolo. A partire dal XX secolo si è rilevata la tendenza a usare grafie innovative.

     

    1. La storia musicale scritta nella antica Grecia

     

      La parola “musica” deriva da ἡ μουσικὴ τέχνη, che significa”arte delle Muse“. Effettivamente, il mito delle Muse è alla base del concetto classico della musica. Come le Muse erano figlie di Mnemosyne, così la musica era legata inevitabilmente, dalla capacità umana della memoria. Tanto è vero, i greci, come tutti i popoli dell’antichità fino al Medioevo, suonavano solo a memoria. La mitologia conferma questo punto di vista della cultura greca: la pena che le Muse inflissero al cantore Tamiri per averle sfidate consistette nel fargli perdere la memoria della sua arte; così Tamiri non riuscì più a suonare una nota.

     

    Notazione alfabetica

     

       La civiltà greca avendo grande considerazione della musica più sotto l’aspetto teorico che pratico, adottò il sistema della notazione alfabetica, servendosi di un alfabeto arcaico per la musica strumentale e dell’alfabeto ionico per la musica vocale. A ogni carattere corrispondeva un’altezza e per ingrandire il numero dei caratteri (e poter quindi segnare più altezze) venivano usate le stesse lettere capovolgendole o sistemandole in orizzontale. Da ciò si può dedurre che un sistema di codifica musicale esisteva. Dopo tutto, esistevano già molte biblioteche per il trasferimento dei testi: così infatti avvenne per le composizioni letterarie. La poca considerazione della musica pratica nell’antica Grecia, e conseguentemente nella civiltà romana, ci lascia poche testimonianze. La musica era considerata la scienza acustica, materia con pieno diritto di cittadinanza nel contesto dello studio teoretico complessivo. La musica pratica non era invece meritevole di essere trasmessa nel tempo. Ecco perché si hanno approfondite conoscenze sulla teoria musicale dei greci, ma non si può dire quasi nulla sulle loro composizioni concrete. 

     

    2. La notazione musicale nella musica liturgica dell’Alto Medioevo

     

      Con l’affermazione del Cristianesimo, la notazione musicale è indirizzata ad affrontare un importante cambiamento. La musica liturgica è stata protagonista di una nuova forma di notazione: la notazione neumatica. Notevole fu l’interesse del mondo medievale per la scrittura musicale, con la breve parentesi di notazioni come la notazione sangallese, la notazione metense(appartenenti alla notazione adiastematica) e la notazione daseiana (che rappresenta il primo esempio noto di scrittura di musica polifonica). La straordinaria innovazione quella della scrittura gregoriana è di rappresentare graficamente l’andamento della melodia per mezzo di piccoli segni. Questi segni sono gli accenti grammaticali usati dai greci e dai latini nelle scuole di retorica, per segnalare un innalzamento o l’abbassamento della voce. Altri segni derivarono poi da diverse combinazioni di questi segni principali che venivano posti sopra le sillabe del testo da cantare, assumendo una posizione che graficamente raffigurava lo svolgimento della melodia e nello stesso tempo riprendeva il movimento della mano del direttore del coro che indicava ai cantori le varie intonazioni della voce. Ma con il monaco Guido d’Arezzo e il suo metodo detto “solmisazione” si mettono le basi di quella scrittura che sarà l’attuale scrittura musicale.

     

                                                     La notazione neumatica sangallese

    Antifonario (1130 ca.) esempio di notazione musicale nel Medioevo con neumi che raffiguravano l’andamento della melodia

     

    Mano guidoniano- Si tratta di un sistema mnemotecnico utilizzato per aiutare i cantanti nella lettura prima vista della musica. Spesso si trova nelle miniature recanti notazioni XV secolo.

                       

                                                                     Mano guidoniana

     

    La notazione neumatica adiastematica, o in campo aperto

     

      Il neuma (dal greco νεύμα neuma: segno, cenno, ma anche da πνεύμα: soffio, fiato o νόμος: melodia, formula melodica) nel canto gregoriano è un segno della notazione musicale usato a partire dal IX secolo e durante tutto il Medioevo, fino all’inserimento del tetragramma, che sta a dimostrare l’insieme di note che si trovano su un’unica sillaba.  I neumi sono segni che nel contesto medievale costituivano le moderne note posizionate sopra ad unica sillaba del testo cantato in diverse altezze e in un sistema di righi con all’inizio di ogni rigo quelle che al giorno d’oggi chiamiamo chiavi.

      l neuma trascrive una formula melodica e ritmica applicata a una singola sillaba. Si parlerà quindi di neuma monosonico se a una sillaba corrisponde una sola nota musicale o di neuma plurisonico nel caso dell’uso di più note su una singola sillaba. Nel caso del melisma che solo caratterizza lo jubilus nel canto dell’alleluia, vengono utilizzate anche decine di note in un unico neuma. Il neuma viene quindi distinto dall’elemento neumatico, il quale indica un segno unito in composizione ad altri che lo precedono o lo seguono su una singola sillaba.

     

                                                     Neuma melismatico in notazione quadrata.

     

                                                               Principali neumi a confronto.

     

    Il neuma confronto a nota musicale

     

      Il neuma già contiene dentro di sé ogni valenza che nella futura nota (dal latino notare, ‘scrivere’) si sarebbe fatta esteriore. Si consideri questo assunto sia per il parametro della durata che per quello dellaltezza, elementi primi di ogni notazione. La durata del neuma è in relazione con il χρόνος πρῶτος (‘tempo primo’, ovvero la durata di una sillaba o di una mora). La durata della nota è metricamente misurata. Ugualmente, nel neuma la diastemazia (διάστημα = ‘intervallo’) è sottintesa e relativa, perché, come l’accento melodico (non intensivo) delle lingue classiche, il neuma indica il sollevamento o l’abbassamento dellintonazione. La nota rappresenta invece un’altezza assoluta, quindi un tono. Il neuma poteva indicare anche la qualità del suono: la nota è un approfondimento segnico di solo alcuni parametri del neuma (altezza e durata), perciò il neuma contiene già le informazioni della futura nota (anche se a livello relativo invece che assoluto).

      In questo modo il neuma, creatosi verso la metà del IX secolo. Ha rappresentato il diretto precedente della notazione moderna e la prima forma di notazione musicale di assoluta rilievanza che non usa caratteri alfabetici, anche se la notazione neumatica era sempre legata al testo latino da cantare. L’andamento melodico era segnato, ma mancava l’assolutezza dell’indicazione diastematica. Da qui la denominazione di notazione neumatica adiastematica, o in campo aperto, in cui i neumi si facevano spazio, un po’ disordinatamente, al di sopra del testo latino.

     

    Notazione dasiana

     

      Nel IX secolo, duecento anni prima di Guido, mentre fioriva la notazione neumatica volta ad aiutare il cantore nell’esecuzione, in ambito carolingio veniva scritto trattato Musica Enchiriadis, un manuale passato alla storia per la presenza delle prime tracce di polifonia. Esso è il primo tentativo noto di stabilire una serie di regole per la composizione polifonica. La notazione ideata in questo trattato è la cosiddetta dasiana. Senza entrare nei dettagli ricordiamo che essa prevede dei righi ed il posizionamento dei testi su di essi, in modo che l’intervallo da intonare sia evidente.

     

                                                       Frammento del trattato Musica Enchiriadis

     

     

    Notazione neumatica diastematica e notazione quadrata

     

      Nel X secolo presso l’abbazia di San Gallo i monaci sviluppano una forma di notazione neumatica dove era fondamentale dimostrare la qualità del suono confronto alla sua altezza. Furono invece i monaci dell’Aquitania ad iniziare un’altra forma di notazione neumatica in cui l’altezza cominciava a liberarsi. Il trasferimento dall’adiastemazia alla diastemazia segnò un punto di svolta per la tradizione dell’apprendimento della musica orale.

    Questa strada fu tracciata dal monaco benedettino Guido d’Arezzo, che intorno all’XI secolo iniziò ad utilizzare come linee musicali le linee a secco che i copisti disegnavano nei manoscritti. Guido d’Arezzo ottenne così un metodo per apprendere nuovi canti senza dover ricorrere all’orale: la solmisazione, una tecnica pratica basata su esacordi articolati. In questo modo il rigo musicale, composto da più linee distanziate da piccoli intervalli, consente di identificare laltezza di un neuma tramite la sua posizione. L’altezza segnata dalle linee era affermata dalle lettere a sinistra o dal colore delle linee stesse. Si poteva incontrare, all’inizio di una riga, una ‘G’, una ‘C’ o una ‘F’, che avrebbero indicato relativamente— precorrendo la funzione delle moderne chiavi — il sol, il do o il fa. Ovvero la linea poteva essere di color giallo  per indicare il do, rosso per il fa. Il sistema di righi più usato allora fu il tetragramma. Le linee erano quattro e gli spazi tre, per la prima volta furono dati i nomi alle note: Ut (in seguito Do), Re, Mi, Fa, Sol, La.

     

    Tetragramma

     

     

    Per aiutare i cantori, Guido usò le sillabe iniziali di ciascun emistichio della prima strofa saffica dell’inno Ut queant laxis composto dal monaco storico e poeta Paolo Diacono per segnare gli intervalli dell’esacordo musicale:

    (LA)

    «Ut queant laxis ‖

    Resonare fibris
    Mira gestorum ‖

    Famuli tuorum,
    Solve polluti ‖

    Labii reatum,
    Sancte Iohannes.»

    (IT)

    «Affinché possano cantare
    con voci libere
    le meraviglie delle tue gesta
    i servi Tuoi,
    cancella il peccato
    dal loro labbro impuro,
    o San Giovanni»

     

    Da esso derivarono i nomi delle note UtReMiFaSolLa

    Nel XVI secolo la settima nota riceve il suo nome definitivo (Si, dalle iniziali di Sancte Iohannes) e nel XVII secolo in Italia la nota Ut  diviene Do, per opera di Giovanni Doni (Do = prima sillaba di Doni) 

      Fu necessario aspettare il XV secolo affinché si imponesse il moderno pentagramma insieme con la notazione quadrata. Stavolta il progresso da notazione neumatica diastematica a notazione quadrata è più veloce che del passaggio da quella alfabetica a quella neumatica in campo aperto. I neumi si spostarono dalla loro naturale posizione sopra il testo, quasi come la punteggiatura, per collocarsi nel nuovo rigo musicale. Ciò significava che, i neumi venivano inseriti sulle righe o negli spazi del tetragramma, mostrando i problemi grafici di segnare delle piccole linee ondulate in una griglia distintamente evidenziata come il tetragramma. Le prime stesure pervenute del patrimonio musicale ripercorrono al XIII secolo. In questo contesto, in assenza della necessità di fornire una versione originale del testo musicale, la notazione scritta acquistò un valore di prestigio sociale, non strettamente musicale, perché le pergamene decorate erano create non ad utilizzo degli cantori esecutori, ma per le biblioteche aristocratiche, come simbolo della posizione sociale.

     

    Esempi di notazione quadrata

     

                        L’introito Gaudeamus omnes, scritto in notazione quadrata nel XIV-XV secolo

                                   Esempio di notazione in una miniatura del XV secolo

                  Sumer is icumen in’, canone medievale inglese di fine del XIII secolo, British Library.

    Codice Squarcialupi, codice musicale manoscritto realizzato a Firenze agli inizi del XV secolo, Biblioteca Medicea Laurenziana (Firenze).

     

    La nascita delle figure musicali (Dal Basso Medioevo all’Età moderna)

     

      Al volgere tra l’XI e il XII secolo, con l’avvento della polifonia, iniziarono ad essere intonate diverse e simultanee linee melodiche, e quindi il ritmo, la durata e l’altezza dei suoni non potevano più restare nascosti. Si sentì l’esigenza di creare un sistema di semiografia musicale capace di esprimere chiaramente l’altezza e i valori di durata. Per quanto riguarda l’altezza dei suoni il neuma da indicarne un gruppetto era passato nel tempo a indicarne uno solo. Nel con tempo era nato il tetragramma. Erano comparsi codici dove i neumi invece di presentarsi in gambi e tratti avevano preso forma quadrata o romboidale.

      La questione fondamentale era come indicare il ritmo di ogni voce che fa da contrappunto alle altre, cioè di ogni voce che dialoga con altre contemporaneamente, cosa che il discorso verbale non può implicare. Così, la necessità di segnare la sovrapposizione polifonica ha portato all’esigenza di trovare un dispositivo grafico che potesse rappresentarla. Ancora una volta, mentre nella notazione moderna la durata è indicata in modo assoluto tramite figure, cioè valori di durata, nella notazione modale è indicata in modo relativo, perché una nota è più o meno lunga a seconda della sua posizione tra le altre note

     

    Notazione modale

     

      All’inizio del XIII secolo la Scuola di Nôtre-Dame  aveva generato ex novo un modo di indicare le durate: la notazione modale. Il segno elementare di questa notazione non era più il singolo neuma, ma un raggruppamento di neumi, detto ligatura, che, oltre all’informazione diastematica dei singoli neumi componenti, doveva comprendere l’informazione sul ritmo dell’intera ligatura, cioè le durate dei singoli neumi. Questa notazione era basata sui modi ritmici, creati da accenti lunghi e brevi e adottato dai piedi della metrica classica

      Per quanto riguarda il ritmo e la durata dalla teorizzazione medioevale dei modi ritmici ( fine secolo XII) basati sull’equivalenza di date durate musicali e date durate della metrica classica e quindi basati sull’assunzione di determinate unità derivanti da quest’ultima, la (sillaba) Breve e la (sillaba) Lunga, si ebbero le unità di misura della ritmica e quindi l’individuazione, attraverso le loro combinazioni, di 6 diverse cellule, i modi ritmici  per l’appunto, e dei relativi sequenze di due o più modi. Valutando le combinazioni di ligature e valutando le note isolate all’inizio delle diverse sezioni del brano si individuava il modo ritmico di appartenenza.

       Dal secolo XII in avanti le importanti innovazioni nel campo della melodia, dell’armonia, e della ritmica indussero alcuni ingegni, musicisti e teorici insieme ( fra cui Philippe de Vitry, uno dei molti padri della notazione musicale) ad ampliare il campo della teoria musicale. Il trattato di Vitry “Ars nova” spiega i principi della nuova arte nella loro opposizione alla vecchia (Ars antiqua). Il sistema di notazione che esso stabilì è sotto molti aspetti simile al nostro attuale. Ad ogni modo, sebbene il nostro attuale rigo a cinque linee appaia per le prime volte già nel secolo XI fino al secolo XVII non vi fu un accordo generale sul suo impiego. 

     

    Notazione mensurale

     

       Ma intorno alla metà del XIII secolo si venne a fissare una notazione che prese il nome di mensurale. L’esposizione sistematica della notazione mensurale compare nel trattato Ars Cantus Mensurabilis di Francone da Colonia ( 1260 ca). Francone crea un sistema chiaro partendo dagli ambigui simboli delle epoche precedenti. Egli fissa rapporti inequivocabili tra i grandi valori della Longa e della Brevis ed introduce come valori nuovi la Duplex Longa ( o Maxima) e la Semibrevis, quast’ultima però ammattendola solo in gruppi di due o tre note al posto della Brevis. Saranno i francesi del XIV secolo, aggiugendo un gambo, quindi chiamandola Semibrevis Minima, a renderla nuova figura parte integrante ed essenziale del ritmo, figura indipendente che può anche comparire da sola.

       Nel XIV secolo con la notazione mensurale derivarono le figure e i segni di mensura (equivalenti alle moderne indicazioni metriche). Distinguendo, per note della stessa altezza, una forma diversa che ne indichi la durata, ogni segno grafico si faceva più univoco, in quanto poteva indicare un’idea solamente, cioè una sola altezza, e una sola durata, Questo passaggio fu determinante affinché la notazione musicale fosse in grado di farsi capire senza dover ricorrere alla parola o al testo musicato. La notazione mensurale  poi aggiunto le figure per presentare note più brevi per indicare gli stessi valori delle epoche anteriori.

    Notazione mensurale bianca

      L’ultimo grado di questa evoluzione fu la notazione mensurale bianca, così chiamata perché verso la metà del XV secolo le note non erano più create nere, ma bianche, rimanendo tracciato solo il contorno. Questa modifica grafica portò con sé la manifestazione di nuove sfumature di significati, che in seguito si sarebbero perse: disponendo di note nere e note bianche,

    Ciascuna delle prime tre figure Maxima, Longa e Brevis può valere il doppio o il triplo rispetto alla figura immediatamente più breve a seconda del contesto e nell’intento di formare apparati ritmici ternari.

    quadrata 3

     

    Notazione moderna

     

       La scrittura moderna della musica raggiunge all’inizio del XVII secolo. Con l’arrivo delle edizioni stampate la forma delle note si semplificò, diventando rotonda. In più si sviluppavano varie informazioni aggiuntive che hanno reso più dettagliata la scrittura di una composizione, come le indicazioni agogiche, dinamiche e di interpretazione. La tradizione scritta ha sostituito la tradizione orale proprio raggiungendo un grado di precisione più alto, tanto che la scrittura musicale è diventata il momento della composizione, quando fino al Medioevo la notazione appariva per fissare per iscritto ciò che prima era già stato generato e trasmesso oralmente. Quindi la notazione della musica è diventata strumento insostituibile per la composizione, l’esecuzione e la conservazione.

      L’invenzione del pentagramma è attribuita al teorico musicale Ugolino da Forlì ( o Ugolino da Orvieto) (1380–1457).Nel secolo XVII si stabilizzo l’uso del pentagramma, costituito da cinque righe parallele. L’indicazione dell’altezza delle note, o più esattamente dell’altezzarelativa fra due note era stata risolta visivamente:un suono acuto, che dal punto di vista fisico ha un numero più elevato di vibrazioni. veniva posto più in alto di un suono grave, che ha un numero inferiore di vibrazioni. In quel momento fu certamente  un evento rivoluzionario.

    Intavolatura

    In seguito si diffuse l’uso dell’intavolatura per gli strumenti a corda. Il sistema però, oggi comunemente utilizzato nella musica leggera per chitarra e basso, indica solo l’ordine in cui vengono premute le corde, senza precisare la durata delle note e differenziandosi nella struttura a seconda dello strumento di riferimento. Il più popolare all’epoca era quella per liuto. L’intavolatura era un sistema per scrivere la musica molto usato per gli strumenti polifonici a pizzico e a tastiera dei secoli XVI e XVII; questo sistema, anziché indicare l’altezza del suono, illustrava la posizione delle dita del suonatore sulla tastiera.

     

    Intavolatura per liuto del XVII secolo              Intavolatura per organo tedesca (1525) e sua trascrizione

                                                                            in notazione moderna

      Con la diffusione della stampa si può  alla fine arrivare alla notazione moderna con l’aggiunta graduale di tutti gli elementi musicali a noi oggi conosciuti e inoltre la conferma di un sistema di scrittura e di lettura il più accurato possibile. E soprattutto, abbiamo una transizione dall’iscrizione della tradizione orale all’iscrizione della musica propria del compositore. Infine, il XX secolo sarà un periodo di nuove sperimentazioni.

    Dai neumi in campo aperto alle grafie iperdeterminate, la semiografia della musica è diventata sempre più prescrittiva e specificata, perché spesso la scrittura della musica nasce dalla paura di dimenticare, restando sostanzialmente un sviluppato segno di memoria.

     

    Ulteriori informazioni consulta articoli: Semiografia -notazione musicale (parte 2), Semiografia – notazione musicale (parte 3)

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